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ANTICA VIA DELLA VAL FRENZELA
Fin
dall'antichità, la Val Frenzela è stata
il passaggio naturale che ha unito l'Altopiano con
il fiume Brenta e la pianura. Le prime notizie risalgono
al 1229. Verso la metà del XIV secolo, Gallio
decise di costruire una strada per carri per raggiungere
Valstagna, porto fluviale dei Settecomuni, allo scopo
di condurvi il legname senza passare per altri comuni;
questo poteva transitare da un comune ad un altro,
a patto che il trasporto venisse effettuato dai soli
abitanti del comune interessato, dietro compenso.
Il legname di Asiago e Gallio veniva fatto transitare
per la Val Vecchia dagli abitanti di Foza fino alla
località Fontanella, da dove raggiungeva il
Brenta condotto da quelli di Valstagna. Dopo la costruzione
dlla nuova strada, Foza vide diminuire il suo traffico
e Gallio accampò la pretesa di trasportare
il legname direttamente al Brenta, contro i diritti
di Valstagna. Ne nacque una lite, demandata a Gian
Galeazzo Visconti, il quale ne 1398 si rivolse al
Conte Velo che accomodò la questione. Frattanto
Asiago, per liberarsi da ogni servitù con gli
altri comuni, stabilì di aprire la "Calà"
del Sasso, lunga ben 4444 gradini, per convogliare
il legname direttamente alla Fontanella. Per secoli
la via servì per trasportare i tronchi al fiume
dove, saldati tra loro a formare delle zattere, navigavano
fino a Padova e Venezia. Nel 1914 il Genio Militare
rimodernò la strada che venne semidistrutta
nel 1916 da una alluvione. Ora, da Buso al fondovalle,
essa è riconoscibile in pochi punti, ma l'antico
tracciato è percorribile in un ambiente di
grande suggestione, formato da un canyon profondo
anche trecento metri.
"
. Il Buso
. è un foro
di circa duecento passi che s'interna nel vivo della
roccia, scavato al certo dalle acque, e di poi ampliato
a forza di scalpello. L'interno non vide mai raggio
di sole, ed è solo tanto largo quanto può
bastare al passaggio di un animale da soma. L'orrore
ed il pericolo indussero, or sono parecchi anni, i
Comuni circostanti a costruire la strada, che adesso
mette da una all'altra valle, cavalcando a guisa di
ponte quell'andito infernale con piena sicurezza dei
viandanti
"
(abate Modesto Bonato, Storia dei Sette Comuni e contrade
ad essi annesse, 1857)
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