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LA FUNZIONE DEGLI OPIFICI


Numerosi storici e viaggiatori hanno ricordato gli opifici della Covola accennandone l'attività, ma è attraverso i Catasti storici che si può risalire al tipo di lavorazioni che venivano effettuate. L'acqua della sorgente, convogliata in una canaletta in pietra, muoveva otto ruote di opifici, di cui sei localizzati in linea retta lungo il ripido pendio. Le attività documentate sono:

PISTA DA SCORZA L'attività principale era quella di "pestar scorze" ed era strettamente legata alla concia delle pelli, in quanto permetteva di ottenere il tannino. La corteccia d'albero, posta in recipienti di sostanza dura (mortai o pile), veniva sottoposta ripetutamente ad una serie di colpi per mezzo di un pestello o mazza. Dalla corteccia così frantumata veniva estratto il tannino, impiegato nella concia delle pelli per le sue proprietà di rendere insolubili e imputrescibili le sostanze con cui si combina.

MULINO DA GRANO E PILA D'ORZO Alcuni opifici svolgevano l'attività di macinazione del grano e dell'orzo. Esistevano due metodi: frantumazione dei grani in mortai a mezzo di percussione con pestelli; loro stritolamento fra due pietre monolitiche, dette palmenti, una più o meno incavata che serviva da supporto fisso, l'altra mobile, manovrata secondo determinate regole (da cui deriva il detto "mangiare a quattro palmenti" ovvero con voracità). La pilatura è un procedimento per eliminare dai grani il loro rivestimento rendendoli commestibili.

FOLLATOJO DA PANNI La follatura, detta anche gualca o feltratura, è un trattamento meccanico che ha lo scopo di conferire compattezza, leggerezza e morbidezza ai tessuti di lana e ai feltri. Si attua per mezzo del follo o follone, ovvero una macchina a martelli o mazze. I folloni più antichi, in cui le mazze erano mosse dalla ruota che girava con l'acqua, sono detti anche gualcherie (dal longobardo Walkan "rotolare").

"la sorgente della Covola ...è sempre perenne, e per quanto secco sia è sempre sufficiente a girar una ruota di molino: e quivi in Gallio ne gira otto ruote, e due seghe da legname, ma però in tempo di abbondanza d'acqua. In oltre gira circa venti pile d'orzo, che servono anco per pestar scorze, tabacco e altre cose e tre foli da mezzalana."
(Padre Gaetano Maccà, "Storia del Territorio Vicentino", 1826)

"Gallio a differenza dei villaggi confratelli, è ricco d'acqua: chè nel suo territorio nasce lo Zebo: e nella contrada Covela è una seconda sorgente, che, dopo aver animate alcune gualcherie e mulini, va a finire nella Val Ghiaia."
(Ottone Brentari, Guida storico-alpina di Bassano-Sette Comuni, 1855)

"la sorgente della Covola … mette in moto diversi opifizi, tra cui si distinguono le gualchiere di mezzalana e i pestascorze per la concia delle pelli."
(Bernardino Frescura, L'Altopiano dei Sette Comuni Vicentini, ????)

"… i molini della Covola, l'uno all'altro sovrapposti su per il ripido e pietroso pendio di un colle; le ruote sono mosse da un solo rio che senza posa si frange, precipita e spumeggia per quei primitivi congegni. Le casette di pietra, di un solo stampo, con scarso intonaco, coperte di scandole, volgono la loro fronte dal tetto acuminato a due pioventi verso il largo della vallata. Il colore bianchiccio della calcarea dà líllusione che tutto il paesaggio sia cosparso di quel polverio farinaceo che suole coprire i muri e le immediate adiacenze dei molini".
(A. Baragiola, La casa villereccia delle Colonie Tedesche Veneto-Tridentine, 1908)

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