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LO STEMMA
(Tratto dal Volume "GALLIO VICENDE DI UOMINI E DI PAESE" di Giancarlo Bortoli a cura dell'Amministrazione Comunale di Gallio 1990-1995)

LO STEMMA Il toponimo "Gallio" è sicuramente espresso nella figura principale dell'emblema: il gallo. Si tratta di uno stemma parlante dunque, ch eperò potrebbe nascondere un più sostanziale simbolismo. Vi era sicuramente una diffusa opinione - in quel di Gallio - di essere d'origine gallica, opinione corroborata dall'altra - aaltrettanto diffusa sui nostri monti - secondo la quale gli altopianesi erano cimbri. Questa reputata origine, faceva inorgoglire la nostra gente, nei secoli passati, perché le consentiva di distinguersi rispetto agli abitanti degli altri comuni dell'adiacente pianura, tanto più che i Sette Comuni erano una piccola nazione o, se si vuole, un "protettorato" di Venezia.
Non si può escludere che il toponimo, richiamando alla memoria i popoli nordici, fosse così nobilitato da un simbolo, il gallo, che non aveva solo la funzione "parlante", bensì (o anche) quella di ricordare l'etnia galliese ovvero la credenza più diffusa circa l'origine di questo popolo.
Del resto qualcosa del genere era accaduta anche al Comune di Recoaro, che sin nel '600 aveva (ed ancora ha) uno stemma simile a quello di Gallio: un gallo passante, con l'aggiunta di tre stelle, e tre monti alla punta, "per rappresentare l'origine cimbrica di questo popolo", che già da secoli era strettamente legato all'altopiano, e più in particolare a Rotzo che ne fondò l'antica Chiesa di Rovegliana.
Lo stemma di Gallio, con raffigurazione del gallo passante è antica e ci viene ricordata dal Nalli, che fu l'unico storico dell'Altopiano ad occuparsi di araldica. Manca al momento, purtroppo, un qualche indizio per poter stabilire in che secoli esso fosse utilizzato.
Anche Gallio (come Asiago e agli altri Comuni, ad eccezione di Rotzo), si premurò di veder riconosciuto ufficialmente il proprio emblema, fatto che avvenne con Regio Decreto il 7 settembre 1933. Il tradizionale simbolo venne realizzato con straordinaria eleganza, e il disegno è tuttora in un bel diploma ben conservato nell'archivio del Comune, assieme al foglio miniato. Il blasone è il seguente: "D'azzurro al gallo ardito d'oro imbeccato, lingato e armato di rosso, con la cresta, i bargigli e le zampe pure di rosso, posto di profilo a destra sulla terrazza di verde. Capo del Littorio che è di rosso (porpora) al Fascio Littorio d'oro circondato da due rami di quercia e d'alloro annodati da un nastro dei colori nazionali. Ornamenti esteriori da Comune".
IL GONFALONECome per altri stemmi di Comuni, concessi nel periodo fascista, allo scudo veniva posto i capo colorato di porpora (cioè la parte superiore dello stemma), con al centro il fascio littorio; il cosiddetto "capo littorio" venne però soppresso a seguito del D.L.L. 26 ottobre 1944 n. 313. Tale soppressione venne interpretata variamente dai nostri Comuni: Foza, ha correttamente tolto il capoe con esso il fascio; Conco lo ha lasciato, sostituendo il fascio col nuovo simbolo dello Stato Italiano, la stella, senza però averne ricevuta autorizzazione; Gallio ha invece soppresso il solo littorio, mantenendo il capo rosso porpora (erroneamente!perché non è un attributo proprio di Gallio, ma di tutti i Comuni che in epoca fascista, a seguito di apposita legge, lo ricevevano in forma standardizzata).
Se dallo stemma escludiamo la specificità di campo e terrazza in quanto rappresentano l'ambiente "al naturale", è invece interessante l'interpretazionearaldica del gallo (non cedrone), il quale è stato posto in atteggiamento marziale, arricchito di tutti i normali attributi ed in particolare del becco linguato: l'animale nell'atto cioè di squillare il proprio grido di battaglia. La figura è così più elegante rispetto alla rappresentazione ottocentesca del Nalli, tanto più che il gallo è stato pennuto d'oro, il colore (o metallo) più nobile dell'araldica, mentre le singole penne sono state evidenziate con tratteggio nero.
Lo scudo è completato con gli ornamenti "da Comune"; ciò premesso, si nota che Gallio altera spesso il proprio stemma nella carta intestata o in altre raffigurazioni, "dimenticando" di cingerlo con la corona argentea di Comune.Dovendo riprodurre anche per il futuro lo stemma, sarebbe opportuno togliere il famoso capo e rappresentare gli ornamenti esteriori secondo il foglio miniato, allegato al decreto del Re Vittorio Emanuele III°.
Quanto ai colori di questo Comune, si ricorda che non sono il porpora e l'azzurro attualmente usati, ma bensì l'azzurro, il verde e in particolare l'oro (giallo), metallo quest'ultimo (o colore) che dovrebbe primeggiare.
Il gonfalone pure sembra sia stato disegnato e realizzato frettolosamente. Se non fosse possibile ottenerne ufficialmente una nuova progettazione, meriterebbe d'esser confezionato ex novo, con una più rispettosa rappresentazione dello stemma ed in particolare col disegno del gallo in filo d'oro e l'asta in legn ricoperto di raso azzurro e borchie dorate, poste a spirale lungo l'asta stessa.


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