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GIUGNO
LA
FIENAGIONE - 1985
I
segantini sono al lavoro lungo un dolce declivio:
l'uno, con il corno (il coaro) della "prìa"
alla cintola, va recidendo il fieno dalle
mille erbe, l'altro affila la falce.
Un po' più in là, le donne rastrellano
ed ammucchiano in fragranti marei eguali.
Sullo sfondo, oltre le tonde cupole metalliche
dell'osservatorio dei Pennar, la Val di Nos
e i miti versanti del Longara. Un paletto
di recinzione col filo spinato ed un robusto
stelo di giglio rosso dei campi delimitano
il panorama.
In basso, nell'angolo a destra, spuntano le
pratoline rosso-sangue e nel mezzo, un gruppo
di caratteristici funghi della tarda primavera
altopianese: l'agarico montano e il più
tozzo fungo di sangiorgio.
I gialli capolini del tarassaco e i vistosi
medaglioni delle margherite s'allungano verso
la lussureggiante fioritura del giglio che
con i boccioli di lana appesi ed un vigile
stiaccino (il fabreto) completa la cornice.
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