ROBERTO
SARFATTI: LA MADRE, L'ARCHITETTO, IL MONUMENTO FUNEBRE
di
Gastone Paccanaro
Il
"Corriere della Sera" del 21.8.1934 riportava
la seguente notizia:
L'IDENTIFICAZIONE DELLA SALMA DELLA MEDAGLIA D'ORO
SARFATTI.
Asiago, 20 agosto, notte.
Nel cimitero di Stoccareddo presso Asiago, è
stata identificata la salma della Medaglia d'oro,
volontario alpino diciassettenne Roberto Sarfatti,
che cadde il 28 gennaio 1918 durante la sanguinosa
battaglia dei Tre Monti che portò all riconquista
del Colle d'Echele. Alla cerimonia per il riconoscimento
erano presenti la famiglia, il generale Gordesco,
commissario per le onoranze ai Caduti, il sen. Giannino
Antona Traversi e il cappellano del Battaglione Monte
Baldo del 6° Alpini al quale apparteneva il Caduto
e che subito dopo la battaglia aveva dato sepoltura
provvisoria alla salma dell'Eroe.
Chi fu Roberto Sarfatti? Fu un giovane della borghesia
veneziana, bello, colto, irrequieto, romantico, dal
carattere fermo e determinato. Fervente interventista,
allo scoppio della Grande Guerra, arso dall'amor di
patria e desideroso d'azione, era ossessionato dall'idea
di non far tempo a parteciparvi prima che finisse;
nell'estate del 1915, a quindici anni, sotto falso
nome, si arruolò volontario, ma, scoperto,
fu rimandato a casa. Grazie all'abbassamento di un
anno dell'età richiesta per arruolarsi, nel
luglio del 1917, appena diciassettenne era nuovamente
in divisa. Non lo faceva per essere "utile":
era consapevole che un fucile in più, fra milioni
di fucili, sarebbe servito a poco. Lo faceva per "...sé
stesso, per il suo dovere, per la sua coscienza, per
l'onore di morire".
Volle essere alpino, per trovare impiego proprio nei
settori più caldi del fronte, dove occorrevano
abilità e coraggio.
Durante un ennesimo attacco fu abbattuto da un colpo
in faccia, sul Col d'Echele in frazione di Sasso di
Asiago, alla fine del gennaio 1918, nella prima battaglia
dei Tre Monti, quella che nelle intenzioni dei Comandi
italiani volle rappresentare, come rappresentò,
il primo segnale di riscossa dell'esercito, umiliato
a Caporetto alcuni mesi prima.
Questa la motivazione della medaglia d'oro al valor
militare a lui conferita:
Caporale SARFATTI Roberto, da Venezia, del 6°
Regg. Alpini. "Volontario di guerra, diciassettenne,
lanciatosi all'attacco di un camminamento nemico,
vi catturava da solo trenta prigionieri ed una mitragliatrice.
Ritornato quindi all'attacco di una galleria fortemente
munita, vi trovava morte gloriosa." - Case Ruggi
(Val Sasso), 28 gennaio 1918.
Sùbito dopo quel fatale attacco, i commilitoni
seppellirono il corpo di Roberto, come quello degli
altri caduti, in una fossa comune. Quei corpi, in
séguito, furono traslati nel cimiterino militare
di Stoccareddo, a poca distanza dal luogo in cui cadde
Roberto, intitolato, significativamente, alla sua
memoria.
Nell'agosto del 1934 da molti cimiterini militari
sparsi nel territorio altopianese furono esumate le
salme per consegnarle al nuovo, imponente Ossario
di Asiago. Fu in quell'occasione che il corpo di Roberto
venne ritrovato. La madre Margherita lo identificò.
Nel periodo fra le due guerre mondiali, Margherita,
donna di grande intelligenza e fascino, fu esponente
di primo piano della cultura italiana. Fu amica di
Marconi, D'Annnunzio, Toscanini, Marinetti, Gide,
Cocteau, Ezra Pound, Pirandello, Josephine Baker;
conobbe i coniugi Roosvelt, George Bernard Shaw ed
Albert Einstein. Incontrò Benito Mussolini,
neodirettore dell' "Avanti", nel 1912 e
per circa vent' anni ne fu amante ed influente consigliera.
Quando egli salì al potere, Margherita ebbe
un ruolo non marginale nella formazione della mitologia
culturale fascista. Dopo l'abbandono del Duce, gli
dedicò la famosa autobiografia "Dux",
tradotta inn diciotto lingue. Tra l'altro, negli anni
Venti, fu la paladina della libertà espressiva,
non allineata ai dettami estetici della dittatura
fascista, di quegli artisti comaschi dei quali faceva
parte anche Giuseppe Terragni. A questi, giovane architetto
di grande talento, di cui aveva grandissima stima,
affidò senza esitazione l'incarico di progettare
e realizzare il monumento funebre dell'amato figlio
perduto, ed egli non deluse tanta fiducia.
I lavori, iniziati due anni prima, si conclusero nell'agosto
del 1938. All'inaugurazione furono presenti: il Re
Vittorio Emanuele III, i suoi aiutanti, autorità
civili e militari locali e una guardia d'onore costituita
da una Compagnia di alpini dell'antico reggimento
di Roberto.
..."Al termine della cerimonia gli alpini presentarono
le armi e sotto il caldo sole estivo fecero risuonare
l'estremo saluto. I familiari e gli ospiti scesero
quindi verso un rifugio dove era stato preparato un
modesto pasto. Erano mesi, da quando era stato ritrovato
il corpo del figlio, che Margherita tratteneva l'emozione.
Quando prese porto a tavola mangiò pochissimo.
Poi scoppiò inn pianto. Le lacrime, una volta
che incominciarono a scendere, non si fermarono più.
Margherita posò il capo sul tavolo e singhiozzò
sino ad addormentarsi. Passarono alcuni minuti. Su,
inn alto, infuriava la bufera e al rombo violento
di un tuono Margherita si svegliò con un sobbalzo.
Si guardò intorno smarrita. I familiari la
condussero via e la riportarono a ..." (1)
Questo fu l'addio di Margherita all'adorato figlio.
Dalle ultime case di Contrada Sasso di Asiago, prendendo
a destra per Contrada Ruggi, dopo circa quattrocento
metri, si incontra, sulla destra, la tomba-monumento
di Roberto Sarfatti, restaurata di recente e ritornata
al primitivo splendore. Avrebbe dovuto essere una
costruzione di ben altre dimensioni, posta sull'altro
lato della strada, con di fronte un'alta torre. È
possibile che problemi di carattere economico e difficoltà
connesse al trasporto dei materiali occorrenti fin
sulla vetta del Col d'Echele, abbiano invece consigliato
la realizzazione di un'opera più modesta, sobria,
simmetrica, in blocchi appena squadrati di pietra
estratta da cave locali, a forma di T, intersecata
da una scalinata che conduce ad un sovrastante cubo
di pietra. Vista dall'alto, dà la sensazione
di un corpo umano disteso, con le braccia spalancate,
insomma, di un Caduto. Un risultato mirabile.
Sulla faccia anteriore del cubo di pietra, che richiama
l'immagine di un'ara romana, Margherita ha fatto incidere
le parole:
ROBERTO SARFATTI
VOLONTARIO DICIASSETTENNE
MEDAGLIA D'ORO
CAPORALE DEL 6° ALPINI
QUI CADDE
QUESTA TERRA RIVENDICANDO
ALL'ITALIA
VENEZIA 10.5.1900 COLLE D'ECHELE 28.1.1918.
In realtà la salma di Roberto Sarfatti riposa
nell'ottagono centrale del Monumento-Ossario di Asiago,
assieme a quella di altri undici eroi, caduti sul
nostro Altipiano durante la Prima Guerra Mondiale,
insigniti di medaglia d'oro al valor militare:
Aprosio Giovanni (Col del Rosso, 28/1/1918). T.
Colonnello;
Berardi Francesco (M: Zebio, 6/6/1916). Mg. Generale;
Cisersa Luigi (M: Mosciagh, 9/6/1916). Maggiore;
Cozzi Roberto (M. Valbella, 29/6/1918). Soldato;
De Bernardi Lamberto (Gallio, 10/11/1917). S. Tenente;
Pintus Giuseppe (M: Zebio, 10/6/1017). Cap. Maggiore;
Podda Ferdinando (M: Zebio, 10/6/1917). Serg. Maggiore;
Prestinari Marcello (Regione Portecche, 10/6/1016).
Maggior generale;
Samoggia Alfonso (Cesuna, 7/6/1016). Soldato;
Stasi Raffaele (Meletta davanti, 22/11/1917). Tenente;
Turba Euclide (Castelgomberto, 23/11/1917). Generale.
I nomi di tutti loro sono incisi sulla base della
coppa d'oro usata, per la consacrazione del vino,
nelle Messe che si celebrano sull'altare della Cappella
dell'Ossario.
(1)
Dall'opera "Margherita Sarfatti" di P. V.
Cannistraro e B. R. Sullivan, pag. 582 - Arnoldo Mondadori
Editore.
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