I
"MISTERI" A GALLIO
a
cura di Gastone Paccanaro
Anno 1630. La peste dilaga.
Vicenza città conterà diecimila morti;
nel distretto i morti saranno trentamila.
In novembre, mentre a Roana si muore "a precipizio"
e la contrada da Pozzo si vede quasi spopolata, ad
Asiago non si registra ancora alcun sintomo del flagello.
Nel marzo del 1631 la peste si insinua anche nel Capoluogo.
Terrorizzato, il parroco, Don Giovanni Miglioranza,
scappa a Sandrigo, sua terra natale.
Ai primi di aprile, proveniente da Marostica e consenziente
il Vescovo, lo sostituisce Don Giuseppe Viero già
Rettore della chiesa sussidiaria di S. Rocco, convinto
dall'amor di patria e dalle parole del valente medico
Martino Bonomo, anch'egli asiaghese, che morirà
di peste poco tempo dopo assieme a due suoi figli.
L'epidemia, ad Asiago, cesserà verso la metà
di novembre lasciando un peso di duemila vittime.
Ma, probabilmente, fu Gallio quello dei Sette Comuni
della Spettabile Reggenza il più colpito dalla
peste: il parroco, riuniti i superstiti in Chiesa,
ne contò quaranta su una popolazione di duemila
anime. Parroco e superstiti, increduli, scoppiarono
in un pianto disperato.
Nel settembre di quel nefasto 1631 alcuni capifamiglia
di Gallio si riunirono con il loro parroco "in
un luogo fuori dal pericolo", per supplicare
la liberazione dal flagello. Fecero voto, per sé
e per i propri discendenti (voto approvato dal Vescovo
di Padova nella visita pastorale del 1646), di festeggiare
i giorni sacri alla B. Vergine del Carmine, a S. Giuseppe,
ai SS. Rocco e Sebastiano.
Così fu e, per meglio imprimere nei posteri
la memoria del bene ricevuto vennero introdotte, a
poco a poco, quelle rappresentazioni drammatiche nate
nel Medio Evo con l'intento di sollecitare nei fedeli
la devozione attraverso il diversivo: i Misteri,
rappresentazioni che traevano spunto dalle vite dei
Santi, dalle gesta dei martiri e più spesso
dai sacri misteri del vecchio e nuovo Testamento.
Dapprima circoscritte all'interno della Chiesa, si
realizzarono successivamente all'aperto, nelle strade
e nelle piazze trasferendosi, talvolta di paese in
paese. Ad esse si fanno risalire le origini del teatro.
Gallio fu il solo paese dell'Altopiano che introdusse
i Misteri, proprio in conseguenza del voto del settembre
1631. I più ricorrenti erano quelli relativi
alla vita di S. Tecla, al martirio dell'Apostolo S.
Bartolomeo - patrono del Paese - al martirio di S.
Lorenzo il Levìta.
Nella festa del Santissimo Natale si allestiva, "con
tanto studio ed amore" il Santo Presepio,
vero e proprio presepe vivente, continuato, purtroppo,
con sempre minor fortuna. Ai nostri giorni il Presepio
di Gallio continua a vivere, ma i figuranti sono stati
sostituiti da statue di legno e gesso.
Il Venerdì Santo era contraddistinto dalla
Processione, preceduta dalla Croce, che il popolo
di Gallio compiva intorno al Paese. Il tragitto era
"intercalato da tante stazioni quante erano
stati gli strumenti e gli emblemi della passione e
morte di Gesù Cristo" (il gallo, i dadi,
il calice, la corona di spine, la lancia, i chiodi
etc.), al cospetto delle quali la Processione
sostava a pregare, per poi riprendere il cammino.
Non se ne conoscono i veri motivi, ma i Misteri del
Venerdì Santo vennero meno verso la fine del
secolo diciassettesimo. Un artista galliese, tuttavia,
corse ai ripari e costruì un cassettone di
grandi dimensioni con tante facce di legno, sulle
quali erano state scolpite, in sequenza, i Misteri
della Passione, dalla preghiera nell'Orto alla deposizione
dalla Croce. Il cassettone venne collocato nel mezzo
della Chiesa, in posizione elevata, in modo tale che,
girando una manovella, ogni faccia potesse essere
vista agevolmente da tutti i presenti. Di quel marchingegno
si sono perse le tracce, probabilmente distrutto,
assieme alla Chiesa, dalla furia della Prima Guerra
Mondiale.
Col finire del grande conflitto ritornarono ad apparire
sia la tradizione della Processione sia quella dei
Misteri del Venerdì Santo.
Pur nella miseria che contrassegnò gli anni
fra la due guerre mondiali, i Galliesi non tralasciarono
di perpetuare quelle tradizioni, ritornate nel cuore
della gente, industriandosi in ogni maniera per non
far mancare il materiale necessario alla realizzazione
dei Misteri, distribuiti da Piazza Italia, per via
Roma, per via Monte Ortigara, per via Jacopo Scajaro,
per l'ultimo tratto di via Valbella.
Ciascuna via e piazza, concorreva all'allestimento,
utilizzando e riutilizzando tutto ciò a cui
si poteva accedere senza danaro che non c'era: alberi
(peséti) e rami di abete (dàse),
zolle di muschio (ràch), zolle di erica,
lenzuola e panni di vario genere. Gli uomini preparavano
le scene, le donne le arredavano e le abbellivano,
i bambini le interpretavano, muti, immobili, tutti
presi da un avvenimento che attendevano per un anno.
Piano piano, però, i Misteri si esaurirono;
il solo che continuò ad essere rappresentato
fu quello della Passione di Gesù Cristo. Una
grande scalinata, la "Scala Santa", veniva
eretta e riccamente addobbata in Piazza del Popolo.
Sulla sommità veniva installato un Crocefisso
alla base del quale alcune bimbette impersonavano
la Madonna e le pie donne in preghiera.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, ripresa per bisogno
l'attività del recupero dei residuati bellici
disseminati ovunque in Altipiano, la Processione del
Venerdì Santo era accompagnata dagli scoppi
della balistite che i ragazzotti sapevano far detonare
sotto le scarpe con rara maestria. Era uno scoppio
dietro l'altro e il frastuono diventava sempre più
forte mano a mano che la Processione, sulla via del
ritorno, si avvicinava alla Chiesa.
Divenuta introvabile la balistite, anche se con sempre
minor frequenza, continuarono a sparare i fucili e
le pistole, con l'intermezzo del sordo scoppio di
qualche carica di esplosivo.
Apparentemente senza plausibili spiegazioni, agli
inizi degli anni '50 si verificarono episodi strani,
che non mancarono di suscitare qualche perplessità.
Vi fu un anno in cui la Processione anziché
confluire da via Valbella in Piazza Italia, deviò
per Piazza del Popolo, via Mons. Liviero e via XI
Febbraio, (attuale tratto ultimo del percorso), per
non passare davanti all'albergo "Europa"
perché là, ogni tanto, si ballava. Ce
ne fu un altro in cui la Processione andò da
una parte e l'Arciprete dall'altra, ed un altro ancora
in cui sembrò che la Processione non dovesse
nemmeno partire. Invece partì anche senza Arciprete
che, per salvare la faccia, ordinò al Cappellano
di sostituirlo, costringendolo a guadagnare precipitosamente
la testa del corteo che, imperterrito, proseguiva
per l'antica via.
E andò a finire che anche la Scala Santa, unico
Mistero rimasto, venne sospeso ed entrò in
voga l'uso dei lumini che ogni famiglia poneva accesi
dentro ad un bicchiere di carta rosso o azzurro, dall'orlo
frastagliato, davanti alla propria abitazione, lungo
il margine interno dei marciapiedi, così da
costituire un binario luminoso dentro il quale scorreva
la Processione. I bambini della contrada Campanella
ne rimasero così colpiti che battezzarono quell'avvenimento
annuale, al quale erano sempre presenti, la "festa
dei ciaréti".
Con l'avvento di don Ruggero Ferrazzi, il Mistero
della Scala Santa, oramai sola testimonianza di un
voto lontano, ritornò ad abbinarsi alla Processione
del Venerdì Santo, continuò con don
Egidio Mezzomo, rifiorì con don Galdino Panozzo.
Agli inizi degli anni '80 le donne di Piazza del Popolo,
ed altre volonterose, vollero dare nuovo impulso alla
tradizione e tanto fecero che la "Scala Santa"
divenne un evento importante.
Sulle ali del rinnovato entusiasmo persino la vecchia
Croce, ormai inadeguata, venne sostituita con una
nuova, ricavata da un unico blocco di legno, magistralmente
scolpito dall'artista galliese Lorenzo Finco Mesch.
Ogni anno, per una sera, rispolverata e lucidata,
fa bella mostra di sé per qualche ora, per
poi essere riposta con ogni attenzione, in attesa
della Pasqua seguente.
Oltre che in Piazza del Popolo i Misteri del Venerdì
Santo sono ricomparsi anche in altre zone del paese,
come in origine.
Ogni anno i bambini fanno la fila per fare i figuranti,
vestiti chi da apostolo, chi da soldato, chi da angelo,
chi da pia donna.
Nessun bambino è mai stato deluso.
Nessun bambino è mai stato intimorito dal freddo
e dal cattivo tempo, piuttosto frequenti in quell'occasione.
Una curiosità: a causa del calo delle nascite
i bambini figuranti dei Misteri posti all'inizio del
percorso, una volta passata la Processione, si spogliano
velocemente ed altrettanto velocemente raggiungono
quelli della parte finale, per vestire altri costumi,
in modo da coprire con la loro presenza le esigenze
di tutte le rappresentazioni.
Speriamo in bene.
|