PROFILO
DEL "GIOVANE FRANCO", ILLUSTRE GALLIESE
(ovvero LE PROMESSE MANTENUTE DI UN BAMBINO PRODIGIO)
a
cura di Gastone Paccanaro
A mezzogiorno del nove febbraio millenovecentoventi,
nel cuore dell'inverno, a Pernumia nel Basso Padovano,
il cielo era coperto e minacciava neve. Un medico
innamorato aiutava la moglie a partorire e nasceva
Franco.
In quel momento, segno inequivocabile dell'eccezionalità
del bambino appena nato, il cielo si apriva ed il
sole ritornava a splendere.
Franco fu davvero un bambino eccezionale.
Suo padre si chiamava Marc' Antonio Munari ed apparteneva
alla famiglia dei "Pròt in fondo"
per via di un forno di pane che gestivano nella
piazza di Gallio, fra l'attuale panificio Stella
(Tìti) ed il negozio di verdura di
Néla Pertile (Mentìnle). Si
era laureato in medicina presso l'Università
di Padova nel 1909. Nel 1912 aveva vinto il concorso
per la condotta medica di Pernumia. Qui incontrò
Dora Cassinis, che sposerà nel 1919, al termine
della Prima Guerra Mondiale, alla quale aveva partecipato
in qualità di Capitano medico, prima sul
fronte isontino, poi sul Grappa.
Grande cacciatore, come d'altronde tutti i "Pròt
in fòndo", tentò invano di convertire
alla caccia anche i suoi due figli, Franco ed Emanuele.
Franco fu iscritto alla prima classe elementare
nell'ottobre del 1925, a cinque anni e mezzo, benché
per legge non fosse permesso prima del sesto anno
di età, dopo aver dimostrato di sapere già
leggere e scrivere. Aveva imparato quasi da solo
stando seduto sulle ginocchia del papà che
leggeva il giornale. "Corriere della Sera"
furono, infatti, la prime parole che imparò
a leggere e a scrivere.
Comincia così la bellissima avventura del
"Giovane Franco", come amorevolmente lo
chiamavano in famiglia, il quale fin da allora dimostrò
di possedere una memoria incredibile, capace di
assorbire, ordinare, catalogare quasi istantaneamente
qualunque nozione, ed una particolare propensione
ad apprendere le lingue, qualsiasi lingua. A scuola
progrediva senza alcuna insicurezza, fra l'ammirazione
ed il compiacimento degli insegnanti, pur vivendo
una vita normale, assieme ai coetanei coi quali
praticava il ciclismo e il nuoto, giocava a pallone
e faceva lunghe passeggiate, sempre, naturalmente,
eccellendo.
All'apertura della caccia, in settembre di ogni
anno, era d'obbligo trasferirsi a Gallio, nella
casa paterna, per seguire il padre e gli zii nelle
battute nei boschi dell'Altipiano. Ebbe quindi modo
di conoscere i Campi di battaglia della Grande Guerra,
dall'Ortigara a Castelgomberto, dalle Melette al
Monte Forno, dallo Zebio alla Cima Caldiera. Il
padre era un cacciatore formidabile ed anche bracconiere,
come si è sempre usato. Franco fu così
testimone di sfide di astuzia con il mitico guardacaccia
Rodighiero (Nàne Ròderich)
detto "il Monco" per via della mano perduta
in guerra, camminatore instancabile e profondo conoscitore
dei luoghi. Alla sera si cenava con minestrone di
orzo, trionfali arrosti della selvaggina cacciata
con polenta e vino. Gli amici del papà erano
per lo più ex alpini del famoso Battaglione
"Bassano". E giù a raccontare,
raccontare di caccia e guerra.
Nell'estate del 1935 Franco affrontò l'esame
di maturità classica. Emanuele Munari, che
sulla vita del fratello precedente al matrimonio
ha scritto un libro affinché la nipote potesse
conoscerla appieno, descrive così l'episodio:
"...L'esame di Maturità Classica"
era un ostacolo terrorizzante.
Si trattava di esami estremamente selettivi e severi,
tanto che i promossi a luglio non superavano, normalmente,
il 20 - 25%.
Franco aveva allora 15 anni e mezzo; era luglio
e faceva un caldo terribile. Si presentò
in calzoni corti in mezzo agli altri candidati la
cui età era di 18 - 20 anni ormai.
Anche questa volta (analogamente a quanto era
accaduto in occasione degli esami di terza ginnasio)
ci fu un bidello che lo richiamo: "Ehi, bambino,!
Non è qui che devi entrare tu..."
Fu un'apoteosi. I temi:
- dall'italiano in latino fece la traduzione in
versi alcaici;
- dal greco in italiano, traduzione in latino,
e non in prosa, bensì in esametri.
La voce si sparse in un baleno e quando fu l'ora
degli esami orali vennero intorno al tavolo anche
i professori delle altre commissioni. (Seminascosto
in un angolo c'era il papà: la riforma Gentile
prevedeva lo svolgimento pubblico degli esami orali,
benché fosse consuetudine che nessuno ci
andasse, specialmente i familiari dei candidati,
ma niente e nessuno avrebbe potuto impedire al papà
di essere lì a vedere).
Prof.: "Dunque, dunque...., vediamo. Tu sei
Franco Munari ?"
Franco: "Sì."
Prof. "Vedo che...hai tradotto in versi questi
due temi....Dimmi la verità, chi te li ha
fatti ?"
Franco: "Io."
Prof.: "Devi ammettere che mi è difficile
crederlo. Come hai fatto ad avere i temi in anticipo
?"
Franco: "Non li ho avuti in anticipo."
Prof.: "Senti, bambino...Io non posso crederti..."
(Brusio, i professori parlano fra loro, si consultano).
Riprende il Professore:
"Senti..., sei disposto a dimostrarmi qui,
adesso, che davvero sai fare versi in latino ?"
"Sì."
"Sì ? Che cosa ti serve ?"
"Un vocabolario. Il Georges, se possibile."
(Brusio sempre più accentuato).
Prof.: "Che testo vuoi tradurre ?"
Franco: "Mi è indifferente."
Prof.: "Macchiavelli? Manzoni ?"
Franco: "Mi è indifferente."
(Brusio, brusio, brusio. Sono arrivati altri professori,
il tavolo è circondato da un muro di persone,
in mezzo c'è un bimbo di quindici anni. Incredulità,
meraviglia: ce la farà ? Non ce la farà
?)
Prof.: "Va bene. Ecco il Georges. Proviamo
con Macchiavelli ? Ecco "Il Principe".
Lo apriamo a caso... Vuoi leggere ?"
Franco: "Capitolo I, paragrafo 99: Credo ancora
che sia felice quello che riscontra el modo del
procedere suo con la qualità de' tempi e
similmente sia infelice quello che con il procedere
suo di discordano e' tempi...Concludo adunque che,
variando la fortuna, e stando li uomini ne' loro
modi ostinati, sono felici mentre concordano insieme
e, come discordano, infelici."
Prof.: "Può bastare, può bastare..."
Franco: "Volete esametri ? Distici elegiaci
? Saffica ?..."
Il professore era rimasto senza parole.
Franco accese il computer che aveva in testa, tic,
tic, tic, i versi scendevano sulla carta uno dopo
l'altro come foglie portate dal vento della sua
genialità.
Il brusio era cessato del tutto.
Franco non poté terminare la versione perché
non ancora giunto a metà fu interrotto da
un applauso. Tutto applaudivano, lo volevano toccare,
c'era chi rideva, c'era chi era stralunato in volto:
quello che avevano appena visto era una cosa incredibile,
straordinaria, una cosa da ricordare a figli e nipoti,
una cosa destinata a diventare leggenda.
(Il papà in un angolo sorrideva: lui sapeva
da sempre che era in realtà suo figlio).
In conclusione: dieci in latino, dieci in greco...."
Ed ancora, dal libro del fratello di Emanuele:
...In ottobre il papà accompagnò Franco
a Pisa per di ammissione alla Scuola Normale Superiore.
il massimo Istituto universitario Italiano, fondato
da Napoleone ad imitazione dell'analogo istituto
francese.
I posti disponibili erano dieci: numero chiuso.
L'esame andò naturalmente bene (probabilmente
fu il più giovane di tutti i normalisti che
c'erano stati sino allora e che vi furono poi).
...Nel giugno(del 1939) (il 19 o 20) Franco
si laureò all'Università di Pisa con
una tesi sulla "Ciris" di Virgilio, naturalmente
con il massimo dei voti, la lode e la pubblicazione
della tesi.
Il suo "cursus" scolastico rimarrà
leggendario; esiste una "storica" fotografia
d'un gruppo di normalisti, tra i quali un ragazzo,
ancora coi calzoni corti, che è appunto Franco
Munari.
Sempre dal libro del fratello:
...Franco si presentò in anticipo al servizio
militare con la speranza di liberarsene e di poter
quindi intraprendere la carriera universitaria alla
quale legittimamente aspirava. Secondo la tradizione
dell'Altopiano, Franco si arruolò nel Corpo
degli Alpini, dapprima alla Scuola Ufficiali di
Bassano del Grappa, dove frequentò il corso
con nostro cugino Bruno Munari.
L'anno seguente, col grado di sottotenente fu trasferito
alla Scuola di Alpinismo di Aosta.
Purtroppo l'entrata in guerra dell'Italia (10 giugno
1940) sconvolse i suoi progetti.
...Nella primavera del 1942 Franco vinse una borsa
di studio presso il Ministero della Pubblica istruzione,
per la quale gli fu concessa una licenza di sei
mesi da trascorrere presso l'Università di
Lipsia.
...Fu a Lipsia che conobbe il bibliotecario di quell'Università
che andò a trovare molti anni dopo quando
già era docente a Bonn benché Lipsia
facesse parte della DDR, dal quale ebbe poste a
disposizione le fotocopie di un codice, il Gothanus
II con le ecloghe di M. Valerio, del quale pubblicò
la prima edizione critica nel 1954.
In settembre ritornò in Italia al servizio
militare (Div. Alpina "Tridentina").
...Nel dicembre la sua Divisione fu destinata al
fronte russo.
...In Russia, gennaio 1943, fece fortunatamente
in tempo a sfuggire all'accerchiamento delle nostre
truppe nell'ansa del Don.
...L'8 settembre 1943, il giorno del crollo definitivo
dell'Italia in guerra, Franco si trova di stanza
ad Appiano (Bolzano).
Qui fu fatto prigioniero dai Tedeschi (600.000 furono
i prigionieri fatti in quel maledetto settembre).
Cominciò la sua lunga peregrinazione durata
20 mesi in vari campi di prigionia, da Sandbostel
in Austria a Katowiz in Polonia, a Wietzendorf al
confine con l'Olanda dive fu liberato dalla truppe
inglesi il 14 aprile 1945.
...Ritornò a casa il 13 o 14 agosto 1945.
L'incubo era finito.
...Franco riprese la carriera compromessa da 5 anni
di forzata interruzione con lunghi soggiorni a Firenze
dove riallacciò i suoi legami con il Prof.
Pasquali e dette inizio a quello che doveva essere
uno dei suoi lavori fondamentali: l'edizione critica
degli "Amores" di Ovidio.
D'estate ed a Natale gli piaceva vivere a Gallio,
credo anche per motivi di carattere sentimentale.
A Gallio aveva conosciuto infatti una cara, dolcissima
ragazza, Antonietta Paonazzo. Fu più che
una semplice amicizia, certamente. Era sola al mondo.
Dopo due anni di relazione Franco l'abbandonò.
Non ne ho mai saputo, né compreso, la ragione.
...Nel settembre 1948 vinse una borsa di studio
per il soggiorno di un anno scolastico in Inghilterra,
ad Oxford (Wadham College). Vi rimase fino all'estate
del 1949.
Ritornato in Italia soggiornò nuovamente
a Firenze, continuò a portare a termine l'opera
sugli "Amores" ed alla fine del 1950 ottenne
un posto di Lettore di Italiano presso l'Università
di Uppsala.
In Svezia conobbe Maj Eriksson, insegnante di inglese,
che nel 1954 diventò sua moglie e dalla quale
ebbe (1956) l'amatissima figlia Franca.
Nel 1957 fu chiamato ad insegnare filologia classica
e latino medioevale all'Università di Bonn.
Nel 1961 fu nominato professore ordinario di filologia
classica alla Freie Universitat di Berlino dove
rimase, con qualche intervallo di insegnamento altrove
(Università di Yale e del North Carolina),
fino al pensionamento.
Fra i più importanti lavori di Franco Munari
ricordiamo: Publio Virgilio Marone; "L'Eneide"
- versione poetica - volume I; Studi sulla "Ciris";
P Ovidi Nasonis "Amores"; "Epigrammata
Bobiensa" Edizione critica; Il codice Hamilton
471 di Ovidio (Ars Amatoria-Remedia Amoris-Amores);
Mathei Vindocinensis "OPERA", volumi I,
II e III. Ma più che un'arida elencazione
di lavori, per dare la sensazione della dimensione
dell'opera scientifica di Franco Munari merita d'essere
ricordato l'episodio avvenuto a Corte nel settembre
del 1994, in occasione di una sua visita al fratello
Emanuele (che ha libaramente voltà in
dialeto padoan bifolco la Divina Commedia di
Dante Alighieri).
Durante una conversazione, Emanuele disse:
"La mia traduzione, in dialetto veneto,
della Divina Commedia sarà considerata importante
ancora fra cento e duecento anni, se ci saranno
filologi che si interesseranno al dialetto..."
Di rimando, Franco, d'indole schiva e modesta, in
tutta semplicità e serenità, replicò:
"Questo vale anche per me: ancora fra cinquecento
anni le mie edizioni critiche saranno fondamentali
per chiunque si interesserà di Ovidio o di
Matteo di Vendome. E qualcuno, di sicuro, ci sarà".
In occasione del suo sessantesimo compleanno gli
allievi dell'Università di Berlino gli fecero
dono di una raccolta di suoi articoli pubblicati
sulle principali riviste di filologia classica del
mondo, intitolata "Kleine Schriften";
la prima pagina conteneva questa dedica:
O
LATII VERSUS VINDEX TUITELAQUE, FRANCE,
QUEM CERTANT TERRAE TRES NUMERARE SUUM,
QUEM TENERI CELEBRANT OVIDI LUSORIS AMORES
CUI DEBENT NUGAE VIVERE BOBBICAE,
QUEM MARCI PATREM VENERATUR RUSTICA MUSA
MATTHAEIQUE COLIT VINDOCINENSIS OPUS,
CONDITA CUN TUBI SIT IAM SEXAGE SIMA MESSIS,
MITTERE DISCIPULOS DONA IUBET PIETAS,
ACCIPE QUAE NOBIS MUNUSCULA SOLA VIDENTUR
TANTO DIGNA VIRO: MUNERA, FRANCE, TUA.
BEROLINI
A.D.V. IDUS FEBRUARIAS MCMlXXX.
O DEL VERSO LATINO DIFENSORE E PROTETTORE, FRANCO,
CHE TRE PAESI CONTENDONO PER CONSIDERARTI PROPRIO,
(*)
CHE I TENERI AMORI DEL PIACEVOLE OVIDIO ESALTANO,
AL QUALE GLI EPIGRAMMI BOBIENSI DEBBONO LA VITA,
CHE LA BUCOLICA MUSA DI MARCO VALERIO
ONORA COME PADRE,
PROFONDO STUDIOSO DELL'OPERA DI
MATTEO DI VENDOME,
ORA, COMPIUTO IL TUO SESSANTESIMO ANNO
LA RISPETTOSA DEVOZIONE SPINGE I TUOI ALLIEVI A DEDICARTI
QUESTI DONI.
ACCETTA QUESTI PICCOLI REGALI CHE SOLI A NOI SEMBRANO
DEGNI DELLA TUA GRANDEZZA:
DONI CHE TU, FRANCO, HAI IN REALTA' FATTO A NOI.
BERLINO,
9.2.1980.
(*)
I tre paesi sono:
PERNUMIA (PD), dove Franco è nato il 19.2.1920,
e dove trascorse infanzia ed adolescenza;
GALLIO (VI), paese di origine della famiglia Munari,
meta di vacanze estive ed invernali per tutta la sua
vita, nel cui cimitero ora riposa;
PISA, sede della Scuola Normale della quale fu allievo,
e dell'Università nella quale appena diciannovenne
si laureò e dove fu educato alla filologia
classica, scienza nella quale divenne Maestro nel
mondo.
Franco è morto a Berlino il 29.3.1995. Ha trascorso
la maggior parte della sua vita all'estero. Com'è
stato vero per lui il proverbio "Nemo propheta
in patria!"
Ma le sue ceneri riposano nel cimitero di Gallio.
E tanto basta.
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