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UN "CAPITANO SANTO": RICORDO DI GUIDO NEGRI
di Gastone Paccanaro

Alle tre pomeridiane del venerdì 20 agosto 1915, un Tenente italiano, dopo lunga e faticosa marcia, arrivò trafelato dal Cappellano militare del VII Alpini Battaglione Val Piave.
L'appuntamento era stato fissato la sera precedente.
"Spero - disse il Cappellano - che non avrà voluto rimanere digiuno fino a quest'ora...".
"Sì, sono digiuno - rispose il Tenente - ma la Santa Comunione basta da sé sola a saziare la mia fame".
E ricevette la Santa Comunione.
All'appuntamento, nell'ora sacra della morte di Gesù, l'Ufficiale era giunto dopo aver vegliato tutta la notte con i suoi soldati, con i quali, per tutta la mattina seguente aveva lavorato a rafforzare le trincee e dopo aver camminato per picchi e rocce scoscese per almeno un paio d'ore.
Questo episodio, realmente accaduto, fu pubblicato su tutti i giornali cattolici d'Italia, ma fu ripreso dalla stampa francese ed americana, sempre sotto il titolo di "Un Capitano Santo".
Il protagonista, l'anno seguente, trovò la morte fra i nostri monti, alle falde del Monte Colombara.
Questo monte è oggi sicuro rifugio dei camosci introdotti in Altopiano da alcuni anni, ma nell'estate del 1916 le sue balze furono testimoni di scontri sanguinosi fra le truppe austro-ungariche ed italiane che si diedero battaglia. Ripetuti, ma altrettanto vani, furono gli assalti dei nostri fanti. La linea avversaria, così sapientemente scelta ed attestata su posizioni di preminenza rispetto a quella italiana quando la "spedizione punitiva" dovette prima arrestarsi e poi retrocedere, costituì baluardo invalicabile. In quel settore del fronte, nella notte del 27 giugno, contro la munitissima posizione nemica, al comando della 5a Compagnia del 228° Reggimento di Fanteria Brigata Rovigo, cadde il Capitano Guido Negri, colpito al cuore da una palla nemica. Pur ammalato, non aveva voluto abbandonare i commilitoni e li guidò per l'ultima volta, fin sotto i reticolati avversari. Avrebbe compiuto 28 anni il 25 agosto.
Il 3 giugno 1917, nella piazza maggiore di Este, sua terra madre, fra un quadrato di un migliaio di soldati ritti sull'attenti ed alla presenza di tutta la popolazione, gli venne conferita la medaglia d'argento al valor militare.
Ultimo di dodici figli, orfano di padre a quattro anni, allevato ed educato cristianamente da una madre straordinaria, Guido Negri condusse un'esistenza esemplare, tanto che, per anni, fu additato ad esempio ai fanciulli che frequentavano i corsi di dottrina cristiana.
..."La sua vita fu una continua rinunzia a sé medesimo in nome di un più alto ideale. Giunse a martoriare il proprio corpo con cilicio e flagelli, a passare lunghe ore della notte in orazione profonda, a rinunziare all'amore, alla famiglia, a tutto, per il suo Dio, per Cristo Crocefisso...", così lo ricordava un coetaneo, Rinaldo Pietrogrande, in un articolo del 1937.
Ai piedi del Monte Colombara, in suo ricordo, sorge un monumento, visibile anche dalla strada. Il corpo di Guido Negri fu sepolto a Gallio, nel cimitero militare "Generale Marcello Prestinari".
Nel giugno del 1934, la salma venne trasferita nella sua Este, come avrebbe voluto lui.


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