Come raggiungerci Guestbook Credits
Home page territorioLa Grande GuerraVal frenzelaPanoramica Municipio
EventiLinkGuestbookCartoline


HOME PAGE > RETE CIVICA > TERRITORIO > RACCONTI E TRADIZIONI > 4 OTTOBRE 1932: TRAGEDIA ALLE "GROTTE" DI STOCCAREDDO DI GALLIO


4 OTTOBRE 1932: TRAGEDIA ALLE "GROTTE" DI STOCCAREDDO DI GALLIO
di Gastone Paccanaro


4 ottobre 1932. Alle cinque del mattino Stoccareddo era ancora avvolta nell'oscurità. Insolitamente per quel periodo dell'anno, aleggiava una leggera nebbia che fiacchi refoli d'aria tentavano invano di sfilacciare e dissolvere.
Il sole sarebbe sorto qualche ora più tardi, ma per alcune famiglie la levata era stata mattiniera. Lo si capiva dalla luce fioca delle candele e dei lumi ad olio che trapelava dalle imposte sconnesse di alcune case. In ciascuna di queste, una mamma era intenta ad ultimare i preparativi per la partenza del figlio che andava a studiare in collegio, a Ravenna, nella lontana Romagna. A momenti sarebbe giunta l'auto che avrebbe trasportato i ragazzi alla stazione ferroviaria, in pianura. Non erano ammessi ritardi, il treno sarebbe partito in orario, senza aspettare nessuno. Sciabolate di luce nel buio della Val Frenzela ed il rombo di un motore, sempre più vicini, annunciarono l'arrivo di una "Fiat 1909" la cui sagoma si intravide d'un tratto all'ultima curva della strada che da Gallio porta a Stoccareddo e che, sobbalzando sulla sconnessa strada interrata, si stava avvicinando ad andatura sostenuta. Si fermò sùbito dopo la chiesetta di San Giovanni Battista, con le porte aperte ed i fari accesi, in attesa di caricare passeggeri e bagagli. Baci, abbracci, raccomandazioni e saluti, poi partenza.
Tranne l'autista, Giovanni Pan (Nàno Pàn), gli altri viaggiatori erano tutti Baù di Stoccareddo. Sui sedili anteriori, accanto al guidatore, presero poso: Giovanni (Nàne Òsto - padre di Primo) con sulle ginocchia Antonio (Tòni Titòn); sul retro della Fiat si accomodarono: Primo (il Padre), Fortunato, Serafino (padre di Fortunato) e Tarcisio.
Gli sportelli si chiusero con un rumore secco, e finalmente la vettura mosse in direzione di Bassano del Grappa. Curva, controcurva, rettilineo, altra curva e via così. Fu percorso poco più di un chilometro quando l'auto urtò contro uno di quei mucchi di ghiaia che, posta come si usava allora al lato della strada, serviva alla manutenzione periodica. Lo scossone fece trasalire i passeggeri più piccini, già in procinto di appisolarsi, ed allarmò gli adulti. Qualcuno osò dire: "Va' pìn piàn, Nàno". (Va più piano, Nano). L'autista, che non si era scomposto più di tanto, rallentò, e si protese ancor più verso il parabrezza strizzando gli occhi quasi a perforare nebbia e buio, e proseguì. Dopo qualche centinaio di metri, però, ad appena una ventina prima dal punto dove adesso è infisso il cartello stradale "SASSO - Frazione di ASIAGO", l'automezzo puntò a sinistra ed uscì di strada, inspiegabilmente, in un tratto diritto e forse proprio per questo, purtroppo, privo di protezioni. Inarrestabile, il muso sopravanzò il ciglio della strada affacciandosi paurosamente sulla Val Frenzela, per poi inclinarsi verso il basso, inesorabilmente, e scivolare sulla cotica umida di una scoscesa scarpata, sempre più veloce, incontro al fondo della valle, fra violenti sobbalzi che causarono l'apertura delle porte e proiettarono fuori dal mezzo il guidatore, Antonio, Primo, Giovanni e Serafino. Anch'essi presero a scivolare sull'era umida verso il baratro, fintantoché riuscirono, in qualche modo, ad arrestarsi ed a salvarsi. Tutti, tranne Serafino che, giunto ormai sul ciglio della scarpata, stava per precipitare nel sottostante dirupo, quando venne miracolosamente frenato da alcuni cespugli saldamente ancorati al suolo che, d'istinto, avvinghiò con le braccia, il corpo penzoloni nel vuoto. Rimase così, disperatamente aggrappato, per alcuni, interminabili minuti, durante i quali invocò aiuto e gridò, senza avere alcuna risposta, il nome del figlio Fortunato di cui non conosceva la sorte. Poco a poco, però, le forze lo abbandonarono finché, stremato, abbandonò la presa e si lasciò cadere. Precipitò per duecento metri sfracellandosi sul sottostante sperone di roccia contro il quale l'auto aveva avuto un primo, violentissimo urto, lasciandovi inanimato il corpo del povero Fortunato. Dopo un secondo salto, nel vuoto, di trecento metri, la "Fiat 1909" subì l'impatto finale e si accartocciò sul fondo della valle con uno schianto fragoroso. All'interno della massa di ferraglia informe era rimasto imprigionato il corpo del piccolo Tarcisio. Arrampicatisi sull'erta, fra i radi cespugli, al buio, sanguinanti, con il cuore in gola, sconvolti dall'accaduto, l'autista, Antonio, Primo e Giovanni, raggiunsero la strada, uno dopo l'altro, in breve intervallo di tempo. Si volsero verso il precipizio e chiamarono per nome gli assenti, inutilmente.
Ebbero chiara la gravità della situazione. Correndo a perdifiato, ritornarono a Stoccareddo per dare l'allarme. Fu mobilitazione generale. E mentre a Stoccareddo si scioglievano le corde delle campane per annodarle l'una con l'altra ed allungarle a misura, da Gallio partivano i pompieri. A mano a mano che il tempo passava e il giorno si faceva avanti, il luogo della disgrazia era raggiunto da numerosa gente, chi per avere notizie dei propri cari, che per dare una mano, chi per curiosare. Quando finalmente i soccorritori poterono scendere nel burrone, vi trovarono i corpi senza vita di Serafino, del figlio Fortunato e di Tacisio.
La pur lieve speranza che qualcuno di loro fosse sopravvissuto era andata delusa e non rimase altro da fare che recuperare le salme. Un venerdì di parecchi anni dopo, alcuni abitanti di Stoccareddo, di ritorno dal mercato di Valstagna, rinvennero una ruota di quella "Fiat 1909" a circa un chilometro più a valle dal luogo della tragedia. Allo spaventoso avvenimento, la "Tribuna Illustrata" ritenne di dover dedicare la copertina, con tavola di Vittorio Pisani e la seguente didascalia: "Una tremenda sciagura automobilistica è avvenuta lungo la strada di Val Frenzela, nell'Altipiano di Asiago. Un'automobile, su cui si trovavano tre adulti e quattro fanciulli, avendo male imboccato una curva tra Sasso e Stoccareddo, precipitava al fondo della valle. Durante la caduta, tre persone venivano sbalzate fuori, arrestandosi su un terrapieno. Una quarta che era riuscita ad aggrapparsi al ciglio del precipizio, esaurite le forze, finiva per precipitare anch'essa. Si ebbero, in totale, tre morti e quattro feriti gravi."
Le giovani della vicina Contrada Zeibena che alla domenica, a piedi, per i campi, scendevano a Stoccareddo per assistere alla Messa o alle Funzioni pomeridiane, avevano l'abitudine di cantare spensieratamente. Dopo il fatto, però, e per parecchi anni, se inavvertitamente non avessero smesso il canto a debita distanza dal "Paese", in prossimità dell'asilo infantile venivano intercettate da "Barba Stefani" che, indice sulle labbra, le zittiva dicendo loro: "Sìte, sìte putéle, parché el Paése xé 'ncòra in lùto".


Comune di Gallio, all rights reserved.

Comune di Gallio - Altopiano dei 7 Comuni
Via Roma, 2 - 36032 Gallio (VI)
Fax 0424 447922
E-mail:comune@comune.gallio.vi.it