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LA PARROCCHIALE DI STOCCAREDDO
di Prof. Danillo Finco

Stoccareddo, contrada del Comune di Gallio, oltre a godere di una amena posizione naturale, adagiato lungo le pendici orientali del Col del Rosso, pendici che riportano ancora le ferite della Prima Guerra Mondiale, vanta giustamente una delle chiese più belle e suggestive dell'intero Altopiano, una chiesa diversa dalle altre per le sue originali linee architettoniche dal vago sapore gotico-alpino, piena di luce e di colore.

Stoccareddo oggi costituisce una comunità operosa, ma alcuni decenni fa soffriva, come tutto l'Altopiano d'altronde, della mancanza di lavoro e, quando una comunità è in crisi e la gente ha paura di non potercela fare, molti sono costretti a partire. Il compito di salvare il popolo spetta quasi sempre ai poveri, ai volonterosi, che si caricano sulle spalle le pietre del dolore e della tribolazione e, penando, si dirigono verso santuari lontani, dove poter crescere e sperare di " tornare
un giorno doviziosi", come scrive Manzoni nel suo romanzo. Stoccareddo da sempre è terra di emigranti verso le città industriali del nord Italia e verso i paesi economicamente avanzati dell'Europa transalpina, Francia in particolare. C'è qualche cosa di arcano nel viaggio che gli emigranti compiono pr chiedere per tutta la propria comunità il dono della salvezza. C'è qualche cosa di incomprensibile nella legge crudele che costringe i deboli a caricarsi le pietre sulle spalle per consentire a tutti di vivere una vita più dignitosa. Ma è certo che da questo esodo, da questo lungo penare per andare lontano e in alto, sono nate cose nuove e mirabili. Il dolore è stato fecondo. Sono nate nuove attività, sono partite nuove iniziative. Il giorno ora sembra più bello! E la chiesa parrocchiale è stata testimone silenziosa prima del dolore per la partenza verso lidi stranieri, poi della serenità portata dal benessere economico e dalla solidarietà che sempre ha vivificato e continua a vivificare la popolazione della contrada.

Ma questa chiesa, che viene stimata la più bella dell'Altopiano e che è stata testimone della tragedia immane dell'emigrazione di tanti suoi figli, quando è stata costruita? La fabbrica attuale risale agli anni immediatamente successivi la Grande Guerra, ma la sua fondazione ci riporta nella seconda metà del 1600.
Scrive, infatti, Gaetano Maccà nella sua "Storia del territorio vicentino": - San Giovanni Battista nella contrada di Stocaredo, lontana dalla parrocchiale miglia quattro, e pertiche ottantotto, è ufficiata da un curato eletto da detta contrada con obbligo della messa in tutte le feste, e ancora in certi altri giorni.
Nelle domeniche insegna la dottrina cristiana; e nelle feste principali cioè di Pasqua,Pentecoste, del S. Natale, e di S. Bartolomeo portasi a celebrare la santa messa in Gallio.
Di questa chiesa si fa menzione nella visita fatta di Gallio dal Beato Gregorio Barbarigo Cardinale e Vescovo di Padova nell'anno 1672 ai 20 di settembre. Questa contrada ha quarantadue famiglie."


La notizia riferita dal Maccà va integrata con quella certo più ampia e circostanziata prodotta dal prof. Don Giuseppe Rocco in un suo opuscolo intitolato "Come nacque Stoccareddo". Scrive, infatti, il Rocco:" Il Cardinale era in visita a Camponogara, il 9 novembre 1669. E qui lo raggiunse un'ambasceria di Stoccareddo, guidata da Domenico e Bartolomeo Baù. Gli uomini di Stocharedo e Saibena di Ronchi, "colonnelli" di Gallio, "zelosi della maggior gloria di Dio et propria salute", troppo distando da Gallio (quattro miglia), chiedono di poter fabbricare una chiesa per conto proprio, e s'impegnano di mantenervi il curato; senza con questo venir meno ai doveri verso la parrocchia di Gallio. I Sette Comuni sono consenzianti al desiderio dei due colonnelli, compreso il parroco di Gallio.
Dopo aver parlato, i Baù presentano al Cardinale un'istanza scritta, regolarmente controfirmata dal notaio, Nicolò Fincato di Gallio.
Sotto l'istanza, il Cardinale scrisse di Suo pugno:" Il Signor Arciprete di Asiago prenda informazione e risponda". E rimandò ambasciatori e carte all'Arciprete don Viero. Quanto a Lui è contento della cosa; e lo fa subito sapere all'Altopiano.
Il 23 novembre, l'Arciprete rispose:" Sopra la fondazione della chiesiola campestre che intendono fabbricare li colonnelli di Stocharedo, dopo aver avuto lingua col rettori di Gallio, abbiamo giudicato che non solamente sia bene, ma necessario che quelli popoli facciano la fabbrica……………".

E la fabbrica sorse negli orti di Bartolomeo Baù.
Essa fu il primo nucleo della parrocchia di Stoccareddo; e il maestro don Benedetto Fracaro ne fu il primo curato".

La costruzione della chiesa di Stoccareddo, pertanto, dovrebbe essere iniziata nella primavera del 1670, che deve essere considerato l'anno della sua fondazione.
Non disponiamo di ulteriori notizie per conoscere lo sviluppo della comunità parrocchiale di Stoccareddo né per informarci dell'odissea vissuta dalla comunità per costruire la propria chiesa.

Resta, purtroppo, assodato il fatto che quella prima chiesa venne completamente distrutta dall'immane bufera della Prima Guerra Mondiale, ma che, tramontati i bagliori sinistri dell'immenso uragano, la chiesa fu ricostruita più ampia e maestosa della prima.

L'architetto progettista fu il prof. Vincenzo Bonato da Magrè di Schio. I lavori di ricostruzione ebbero inizio il 24 giugno 1922, giorno di San Giovanni Battista, e ultimati l'anno successivo, quando la chiesa venne benedetta e consacrata.

La nuova chiesa, costruita sulle rovine della precedente, si impone per la sua ampia facciata a capanna, caratteristica questa di molte chiese alpine, facciata sulla quale si sviluppa l'ultimo atto della vita di San Giovanni Battista, quello della sua decapitazione ordinata dal re Erode Antipa, che volle così premiare la fascinosa danza di Salomè e soddisfare nel contempo la sete di vendetta che tormentava da tempo Erodiade, sua amante, come narrano gli evangelisti Matteo e Marco e lo storico Giuseppe Flavio.
L'interno della chiesa ad una navata richiama suggestivamente le slanciate architetture gotiche soprattutto grazie alle ampie finestre colorate, che illuminano la navata medesima, il presbiterio e le quattro cappelline, che si aprono lungo le pareti laterali, determinando un spazio che dal visitatore viene percepito come libro e paesaggio insieme a seguito degli affreschi che occupano completamente le superfici e che raccontano storie sacre e profane, testimoniano religiosità, spiritualità e temporalità senza ricorrere alla parola, ma solo con l'emozione suscitata e trasmessa dalle immagini, che nel loro insieme sembrano alludere liricamente e con tersa precisione all'incertezza del vivere terreno, in bilico tra angoscia e speranza, tra male e bene, tra punizione e ricompensa. Gli affreschi e le loro allusioni risultano immediatamente comprensibili solo se si calano nella verità storica della comunità di Stoccareddo, quella verità intrisa di tribolazioni senza fine per costruire nel tempo e attraverso la sofferta emigrazione in terre lontane un futuro di benessere e un orizzonte di serenità e di pace.

Particolarmente seducenti appaiono gli affreschi che si snodano lungo le pareti delle quattro cappelline, pareti che sono abilmente scomposte in una ragnatela di campi o registri, tutti affollattisimi di personaggi narrativamente chiarissimi.

Nella prima cappella a destra dell'entrata si impone l'immagine dolcissima di Santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni, il cui programma ascetico divenne uno dei più persuasivi itinerari spirituali dei cristiani del XX secolo, capace di conciliare l'elevazione interiore a Dio con la pratica della vita quotidiana.

Nella successiva cappella si staglia la statua del Sacro Cuore, mentre lungo le pareti interne si sviluppa la rappresentazione delle faticose attività umane e gli episodi salienti della vita di Cristo, sale dell'umanità e modello di abnegazione e sacrificio, quella abnegazione e quei sacrifici che la gente di Stoccareddo ha affrontato nel corso della sua storia sempre bagnata di sudore, ma anche confortata dalla solidarietà e dallo spirito di fratellanza.

Nella prima cappella di sinistra viene ripreso il motivo della facciata con San Giovanni Battista all'atto della decapitazione; nell'altra cappella si erge la statua dell'Immacolata Concezione, mentre sulle pareti spiccano gli affreschi che rappresentano alcuni momenti della vita della Vergine quale protagonista della storia della redenzione umana.

Nell'abside, invece, si dipanano piccole icone di legno con le figure dei grandi santi della Chiesa patavina, quali San Prosdocimo, protovescovo della Diocesi di Padova, la Beata Giovanna Maria Bonomo, monaca benedettina , e Santa Giustina, la santa dell'Ordine benedettino, che ha guidato lo sboscamento e la bonifica del territorio dei Sette Comuni

Il messaggio, che si è voluto trasmettere, è potente nella sua semplicità e la pittura essenziale e vibrante ne amplifica a dismisura il contenuto simbolico così che il visitatore non può sottrarsi alla suggestione delle immagini, lasciandosi coinvolgere dal misticismo dei colori e dalla spiritualità degli affreschi.


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