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IL
SACELLO DELLA MADONNA DEL CARMINE
di Prof. Danillo Finco

Sacello Madonna del Carmine |
E'
un sacello votivo, innalzato sul colle Ferragh dalla
popolazione di Gallio a scioglimento del voto contratto
il 15 ottobre del 1944, con il quale dapprima aveva
impegnato l'aiuto celeste in propria difesa e poi
aveva voluto ringraziare la Vergine per aver realmente
protetto il paese dalla violenza cieca della Seconda
Guerra Mondiale.
Le ferite inferte dalla Prima Guerra mondiale alla
bellissima terra altopianese e alle sue varie comunità
si erano dappoco rimarginate, quando sinistri bagliori
di un altro immane disastro si intravedevano all'orizzonte.
Nel giugno del 1940 l'Italia fascista, quantunque
militarmente impreparata, per non essere da meno della
Germania nazista e trovarsi in caso di pace con qualcosa
in mano, seguì l'esempio di Hitler, "pugnalando"
alla schiena la Francia. Era l'avvio di un altro conflitto
mondiale, non meno disastroso e devastante di quello
del 1915/1918.
Su Gallio, come sugli altri paesi dell'Altopiano dei
Sette Comuni, dopo il rientro movimentato di tante
famiglie di emigranti dalla Francia, dalla Libia,
dalla Cirenaica e da varie città italiane e
la partenza di tanti giovani per il fronte francese
e greco-albanese, calava il sipario di una trepida
ed ansiosa attesa.
Le donne e i vecchi in casa, da soli, con i figli
più piccoli, attendevano di giorno in giorno,
sempre più preoccupati e angosciati, l'ora
di vederli tornare. La vita in paese, da grigia qual
era già prima della guerra, andava facendosi
sempre più nera: il lavoro scarseggiava, sino
a mancare del tutto, le tasse e le soprattasse aumentavano,
le stalle e i campi venivano regolarmente svuotati
dall'ammasso e gli alimenti di prima necessità,
come il pane, lo zucchero e la carne, venivano razionati
e tesserati.
Con il settembre '43 e l'armistizio di Badoglio, la
situazione in Italia sembrò all'improvviso
arrestarsi e volgere al meglio
Ma
si trattò di pochi giorni, perché il
rumore dei cingolati tedeschi e la bandiera nera col
teschio spensero d'un colpo ogni speranza. I soldati,
in fuga rocambolesca dal fronte o dalle caserme, rientrati
nottetempo in famiglia, o i giovani in attesa di essere
arruolati con i fascisti o venire deportati in Germania,
furono i primi a capire la gravità del nuovo
stato di cose in cui l'Italia era venuta a cacciarsi
..I
più coraggiosi presero la via dei boschi, arruolandosi
nella primavera-estate del '44 nei primi reparti partigiani,
gli altri rimasero a casa, nascosti, calcolando che
il pericolo fosse ancora abbastanza lontano. Ma si
sbagliavano e i familiari cominciarono quasi subito
a vivere giornate di ansia e di paura: ogni voce,
ogni rumore di presenza o di avvicinamento di tedeschi
o fascisti alle contrade marginali o al paese era
un tuffo al cuore.
Del resto, chi, fra gli uomini si riteneva esente,
perché o troppo giovane o troppo vecchio, da
obblighi di servizio militare, poteva arruolarsi fra
gli operai dellaTODT, un'organizzazione di civili
a servizio del genio militare tedesco, finalizzata
a distogliere la gioventù dalla vita partigiana,
impiegandola nello scavo o nell'allestimento di opere
strategiche per lo più inutili. Per tanti sarebbe
stata un'occasione di lavoro, buona per guadagnarsi
qualche pagnotta di pane o qualche pacchetto di sigarette
da scambiare per la famiglia.
L'ultimo anno di guerra, fra la primavera del '44
e quella del '45 fu purtroppo il più tragico
e il più lungo. La presenza operativa dei partigiani
sulla montagna attirava ogni altro giorno rappresaglie
e rastrellamenti. Emblematico e tragico a tal riguardo
fu l'incendio che distrusse l'8 agosto 1944 74 abitazioni
di Camporovere, praticato dai tedeschi come rappresaglia
per l'attacco partigiano al Billeme e alla Scaletta.
La spada di Damocle della rappresaglia tedesca incombeva
particolarmente sulla comunità di Gallio da
quando ai primi di dicembre del 1944 qualche centinaio
di soldati tedeschi prese stanza in paese presso la
Colonia Segafredo e le Scuole Elementari occupati
nei lavori della TODT e nei servizi di polizia. A
tal proposito scrive l'Arciprete don Marco Zen:
"
..Durante la loro permanenza essi non
hanno recato alla popolazione danni notevoli: la loro
presenza però era ben poco gradita agli abitanti
in generale. Perciò fu salutata con gioia da
parte di tutti l'alba del 30 aprile 1945, giorno della
loro frettolosa partenza o meglio della loro fuga.
La maggior parte s'avviò celermente alla volta
di Foza per raggiungere la Valsugana: quasi tutti
partirono senza molestare alcuno e senza essere molestati
da alcuno. La popolazione, ciò che costituisce
un privilegio singolare concesso a ben pochi, non
ebbe alcuna vittima. non subì rapine o maltrattamenti
o devastazioni. Della grazia singolare dovrà
serbare perenne riconoscenza al Signore specialmente
se si tien conto della sorte toccata ad altre località
(come Camporovere), funestate da lutti senza numero
e dalle più orrende devastazioni. In seguito
alla ritirata dei germanici e all'annuncio della fine
della guerra in Italia, la popolazione tutta in preda
al più vivo entusiasmo e animata da sentimenti
di viva riconoscenza verso Dio, convenne nel tempio
per il canto di un solenne Te Deum di ringraziamento.
La funzione ebbe luogo la sera del 2 maggio dopo la
pia pratica del mese mariano".
La cronaca ricorda che in quella sera del 2 maggio
1945 tutte le campane delle chiese dell'Altopiano
suonarono a stormo per invitare le comunità
ad un solenne Te Deum di ringraziamento al Signore,
come ricordava don Marco Zen nelle sue memorie parrocchiali.
Chiaramente quel Te Deum cantato nella chiesa di Gallio
la sera del 2 maggio trovava legittima giustificazione
nel fatto che il paese non fu violentato dalla furia
bestiale della guerra e nel fatto che la comunità
galliese aveva impegnato in una forma insolita l'aiuto
celeste in propria difesa con un voto alla Vergine
Maria contratto il 15 ottobre del 1944.
Riferisce in proposito la cronistoria parrocchiale:"
La
domenica 15 ottobre 1944 con uno slancio unanime di
pietà e di fiducia Gallio si è votata
a Maria SS. allo scopo d'essere preservata dagli orrori
e dalle rovine di guerra. Al mattino i fedeli in buon
numero si accostarono al banchetto eucaristico. Alle
ore due pomeridiane la chiesa si affollò nuovamente
di fedeli. Dopo il canto del Vespero, uscì
dal tempio in processione, che si snodò devota
ed orante attraverso le vie alla volta del colle denominato
Ferak, dove l'Arciprete rivolse ai convenuti brevi
parole di esortazione, dopo le quali in nome del Clero,
delle alte Autorità e del popolo emise il voto
di erigere in quel luogo un sacello dedicato a Maria
SS. e di compiere ogni anno in occasione della festa
della Beata Vergine del Carmine una solenne processione
di ringraziamento, se il paese fosse stato preservato
da lutti e da rovine e da sciagure incombenti per
lo stato di guerra. La preghiera con la presentazione
del voto fu seguita con attenzione commossa da tutti
i fedeli, i quali contavano di poter un giorno non
lontano manifestare la loro riconoscenza alla gran
Madre di Dio, mettendo in esecuzione la solenne promessa
fatta".
L'esecuzione della promessa non spettava all'Arciprete
don Marco Zen, il quale il 14 ottobre del 1945, dopo
vent'anni di apostolato, lasciava con rimpianto la
comunità di Gallio per assumere la cura spirituale
di Agna; in sua sostituzione il 19 marzo 1946, festa
di San Giuseppe, faceva il suo ingresso solenne in
parrocchia il nuovo Arciprete don Antonio Moletta.
Fu infatti don Antonio Moletta a dare il via ai lavori
per l'erezione del Sacello votivo, dopo aver concordato
le modalità di esecuzione con l'Assemblea Generale
dei capifamiglia convocata nella domenica del Buon
Pastore, la seconda domenica dopo Pasqua del 1946.
Il 16 luglio 1946, dopo la rituale processione sul
Colle Feragh, alla presenza di tutto il popolo di
Gallio e delle autorità politiche e religiose,
fu benedetta la posa della prima pietra del Sacello
votivo, pietra nella quale fu posta una pergamena
con la seguente memoria:
"Oggi 16 luglio 1946 Solennità della
B.V. del Carmine, festa votiva per la evidente protezione
materna nei duri e aspri anni di guerra 1939-1945,
ove il ferro nemico e la barbarie fraterna passò,
lasciando incolumi vite ed abitazioni, nel tripudio
esultante, l'intera popolazione pone la prima pietra
di questo Sacello, monumento di fede ed amore alla
Madre Celeste, perché continui la sua potente
intercessione, nei secoli venturi.
Regnante Pontefice Pio XII, reggendo la Diocesi S.
Ecc. Mons. Carlo Agostani, la Parrocchia don Antonio
Moletta; alla presenza di don Marco Zen ex Arciprete
di Gallio, don Pietro Munari Sacerdote Novello, Prof.
don Giovanni Ghiotto, don Antonio Segafredo, don Giuseppe
Fincati, del Cappellano di Gallio don Gino Pertile
e dei Gallesi don Domenico Turra, don Giacomo Turra,
don Bernardino Rossi, don Bruno Grigiante, don Domenico
Gianesini, Ave Maria".
I lavori proseguirono speditamente grazie alla collaborazione
di tutta la popolazione e all'aiuto concreto dell'Amministrazione
Comunale e furono ultimati all'inizio dell'estate
del 1947 tanto che il Sacello votivo, monumento della
fede della popolazione di Gallio e della protezione
della Vergine Maria potè essere inaugurato
già il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine,
alla presenza di Mons. Giuseppe Schievano, Arciprete
della Cattedrale di Padova, delegato a ciò
dal Vescovo.
E così su quel colle del Feragh, che la fantasia
della gente aveva popolato di divinità celtiche,
come la dea Frea, lo spirito della quale l'immaginario
popolare faceva provenire dalla vallata che si apre
immediatamente a levante con una paurosa voragine
e termina alla destra del Brenta e che si chiama appunto
Val Frenzela, s'innalzava luminoso quel tempio alla
Vergine Cristiana, amata e venerata dal popolo di
Gallio, memore della protezione accordatagli durante
i bui anni della Guerra Mondiale.
Ancora un evento eccezionale doveva coinvolgere quel
tempio caro alla devozione sincera della gente. Il
23 luglio 1989 alle ore 19.30, come annota puntualmente
la cronistoria parrocchiale, nel cielo di Gallio si
scatenò un violentissimo temporale estivo;
un fulmine scaricò tutta la sua potenza distruttrice
sulla statua della Madonna collocata sulla cuspide
del Sacello, mandandola in frantumi, che furono disseminati
nei prati circostanti per un raggio di un centinaio
di metri, e lesionando i muri portanti dell'edificio
sacro. Quei pezzi di pietra vennero raccolti con pietà
immensa dalla gente del posto, quasi augurandosi che
potessero essere ricomposti dall'abilità di
qualche artigiano perché la statua della Madonna,
ricollocata sulla cuspide dalla quale era stata divelta
dalla forza cieca della natura, potesse continuare
a guardare con amore di Madre la popolazione di Gallio.
L'arciprete don Galdino Panozzo avvertì subito
l'urgenza di un intervento adeguato per il restauro
conservativo e affidò la stesura del relativo
progetto all'Ing. Giovanni Finco di Gallio, progetto
in base al quale si eseguirono i lavori di consolidamento
statico, di copertura in rame del tetto, di pavimentazione
esterna e di abbellimento di tutta l'area su cui insiste
il tempio, di recinzione, di illuminazione notturna
e di ricomposizione della statua della Vergine..
Ciò che rimaneva della statua fu affidato alle
cure e all'abilità di un bravo artigiano, che
con pazienza quasi certosina ha restaurato l'opera,
restituendola alla devozione popolare, bella e maestosa
com'era prima di quel violento temporale del 23 luglio.
I lavori di restauro vennero ultimati nel luglio del
1991 tanto che durante la Festa della Madonna del
Carmine, dopo la solenne processione, il Vescovo Martino
Gomiero potè restituire alla devozione dei
Gallesi un Sacello abbellito e ripristinato in tutto
il suo splendore.
Dal punto di vista architettonico il Sacello è
di pianta ottagonale ad imitazione del tempio elevato
sul Monte Grappa, mentre la statua della Madonna collocata
sulla cuspide richiama pure quella eretta sul Grappa.
E' una piccola chiesa, in grado però di parlare
al cuore della gente, una chiesa luminosa e slanciata
in grado di fondersi e sposarsi con la limpida e suggestiva
bellezza del paesaggio delle nostre montagne.
(Per
ulteriori notizie sul Sacello della Madonna del Carmine
si veda l'0ouscolo "Il colle del Ferragh - 50°
Anniversario della posa della prima pietra del Sacello",
edito il 16 luglio 1996 dalla Tipografia Moderna di
Asiago a cura della Parrocchia di Gallio)
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