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REMINISCENZE GALLIESI
I vecchi trampolini di legno degli anni '40 e '50
di Prof. Danillo Finco
(tratto da: SETTECOMUNI - notiziario bimestrale dell'Altipiano - Novembre-Dicembre 1971)

C'era una volta... Cos' iniziavano quasi tutte le novelle che allietavano i ragazzi nelle lunghe sere d'inverno.
Con la stessa formula stereotipa, ma affascinante e suggestiva potrei io iniziare una rapida, breve, disordinata anche, stesura dei ricordi inerenti a quella che per parecchi anni fu conosciuta come la maestosa "Valle dei Trampolini", la magnifica "Valle del Pakstall".
C'era una volta, molti anni fa, nella piccola, ma stupenda valle del Pakstall, ai piedi del monte Ongara, un trampolino di salto, che si stagliava mestoso, altero quasi, con le sue strutture stilizzate, contro il cielo trasparente e profondo di Gallio.
Mai, credo un trampolino di salto fu costruito in una posizione naturale più felice!
Rivolto ad est, veniva colpito soltanto dagli sbiaditi raggi del sole serotino, per la qual cosa era perfettamente innevato da dicembre a marzo.
A nord si innalzavano i dolci e solenni pendii del Monte Ongara, sulla cui vetta si trovava la stazione terminale di una seggiovia.
A sud, il colle, su cui troneggiava il trampolino stesso, digradava dolcemente fino a confondersi impercettibilmente con le strade di Gallio.
Gallio e il Pakstall costituivano a ragione un binomio inscindibile, conosciuto e giustamente apprezzato in molti paesi d'Europa.
Per me, ragazzino, quella valle con la sua "torre" era un magico mondo di fiaba, perché si potevano rinvenire tutti quegli ingredienti atti ad esaltare la fervida e sbrigliata fantasia di un fanciullo, capaci di svincolarlo dalla realtà per trasportarlo in un mondo quasi irreale e meraviglioso, in un mondo di sogno.
Gli uomini che avevano dato vita a quella imponente costruzione apparivano ai miei occhi come fascinosi maghi dalla bacchetta magica; erano quegli stessi uomini che oggi riconosco cavalieri e commendatori della repubblica e che quotidianamente saluto incontrandoli per la via.
Quante volte durante le fredde giornate invernali ho ammirato, trepido ed estasiato, le gare di salto! Per quelle occasioni la pista di lancio e di atterraggio venivano guarnite con paramenti magnifici e solenni, mentre labari e bandiere di ogni nazione europea garrivano festosi al vento di tramontana.
Quante volte per seguire quelle gare inebrianti e spettacolari ho trascurato i miei doveri di giovane studente! Il salto di un campione conosciuto era allora ben più importante di un compito di aritmetica.
Porto ancora nelle pupille le abbacinanti gare notturne, le prime in Europa!
Il "Castello" che portava la pista di lancio, la pista di atterraggio, tutta la "Valle del torrente", perché così suona in italiano il nome cimbro "Pakstall", venivano illuminati a giorno da migliaia di lampade e riflettori.

Prima dell'inizio della gara vera e propria dalla cima del Monte Ongara si staccava puntualmente "la fiaccolata"che snodandosi armonicamente lungo le pendici del monte stesso terminava nel fondo valle avvolto dalle tenebre della notte. Sensazione divina e mirifica! Quelle erano veramente "Le grandi notti di Gallio!".
Non ricordo esattamente quanto durò quel primo mondo di favola. So solamente che un brutto giorno il trampolino, corroso irrimediabilmente dal tempo e dagli anni, cadde al suolo.
Per me, come per tutti i ragazzi di Gallio, sembrava la fine definitiva di un bellissimo sogno. Ma ecco che quasi per miracolo, in breve volgere di tempo, il trampolino fu ricostruito e affascinante come il precedente.
Frequentavo allora la quarta elementare e ricordo che ogni mattina mio padre, d bravo operaio, con i ferri del mestiere sotto braccio, saliva il pendio che portava sulla cima del colle dove piano piano, ma in modo inesorabile si innalzava la mole di una fiabesca costruzione.
Ricominciarono le competizioni invernali diurne e notturne, fino alla meravigliosa gara per l'assegnazione della Coppa Kosberg, nel 1953. Quella fu l'ultima competizione internazionale, l'ultimo bagliore di una fiamma che stava per spegnersi.
Un pomeriggio domenicale dell'estate successiva, verso le 15, una raffica di vento improvvisa e veemente scosse tremendamente il trampolinoche cadde rovinosamente al suolo.
Quello che era stato il vanto di un intero paese, un autentico mondo di evasione per decine di ragazzi galliesi, era forse scomparso per sempre.
Da quel giorno sono trascorsi circa vent'anni. Sul colle dove un tempo s'ergeva la mole maestosa del Trampolino Olimpionico non rimane che la pista di atterraggio, mentre un bosco di pini sempre più ardito tenta di coprire i fastigi di un tempo ormai lontano.
Il ragazzo di allora è diventato uomo! Ma porta dentro di sé, indelebile, il ricordo di quel mondo meraviglioso, fatto di uomini coraggiosi, di campioni che volavano, di castelli meravigliosi, simili a cattedrali gotiche magnificamente arabescate, del vento stesso che incessante soffiava tra le travi di legno del castello più alto e più bello, perdendosi poi nei deserti del cielo, dove pareva sussurrare le gesta avvenute in quel piccolo angolo di mondo, che era la "Valle del Pakstall", la "Valle dei Trampolini".

 

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