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LA
CHIESA DI CAMPANELLA
di Prof. Danillo Finco
Una
prima memoria di questa chiesa trovasi nella visita
Vescovile del 22 ottobre 1488; nella relativa cronistoria
contenuta nel Libro delle Visite Pastorali conservato
nell'Archivio della Curia Vescovile di Padova sotto
la suddetta data leggesi testualmente:" Reverendissimus
dominus episcopus visitavit Sacellum quondam positum
in medio vie que est inter Foziam et Galium in loco
dicto le Ronche de Galio". (Trad. Il Reverendissimo
signor Vescovo visitò poi il Sacello posto
a metà strada tra Foza e Gallio nel sito chiamato
"i Ronchi di Gallio")
A far data del 1488 la chiesa, quindi, già
esisteva, ma non ci è dato di sapere quando
fosse stata costruita esattamente; resta certo, comunque,
che detta chiesa era a servizio liturgico degli abitanti
della Contrada Schivi, Sambugari, Campanella, Ronchi
davanti (Zingar e Hausar) e Ronchi di dietro (Dalla
Bona, Marini, Lunari, Gianesini e Bonur), località
tutte aggregate sotto la denominazione di "Colonnello
di Ronchi".
E' opportuno a questo punto, prima di procedere con
la storia della chiesa di Campanella, chiarire alcuni
aspetti legati all'antica Contrada dei Ronchi, che
alle origini sembra aver costituito un Comune autonomo,
indipendente dal Comune di Gallio, così come
oggi lo conosciamo.
Ronchi è un toponimo derivato dal verbo "roncare",
che significa "sboscare, pulire da alberi e cespugli
una data area per ridurla a coltura"; ciò
induce a supporre che il territorio, oggi occupato
dagli insediamenti umani dei Ronchi e di Gallio, fosse
in origine una grande boscaglia (gagium o selva, da
cui il toponimo Gallio) ridotta successivamente a
pascolo e luogo abitato tra la Val Frenzela e la Val
Miela, che ospitò dapprima un insediamento
umano nella sua parte bassa, i Ronchi appunto, più
vicina alla pianura e di minore altitudine e poi la
parte più alta, dove oggi si trova appunto
il paese di Gallio.
Secondo questa ipotesi la Comunità dei Ronchi,
insediata in località Schivi, Sambugari, Campanella,
Ronchi di Dietro e Ronchi Davanti, sarebbe la più
antica e avrebbe successivamente consentito la nascita
di Gallio.
Gli antichi documenti parlano, infatti, del "Colmello
o Colonnello dei Ronchi" e del "Colmello
o Colonnello di Gallio" come due comunità
distinte che in seguito, sicuramente a partire dal
secolo XVI, dopo controversie a non finire relative
ai confini e allo sfruttamento delle montagne di Longara
(pertinenza di Gallio) e di Meletta (pertinenza dei
Ronchi) andarono a formare dapprima una sorta di federazione
e poi un unico Comune.
Tornando,
dopo questa breve digressione, all'argomento principale,
è da ricordare come una seconda memoria della
Chiesa della Campanella risalga all'anno 1571, quando
il Vescovo Nicolò Organetto, recandosi a Foza,
si fermò a visitare l'Oratorio di Santa Maria
Maddalena dei Ronchi, "che è detto proprietà
del Comune e degli uomini di Gallio ( i due Colonnelli,
quindi, superate le controversie, si erano uniti in
un unico Comune ndr.); è provvisto di una pala
che ha bisogno di essere restaurata e di un altare
spoglio di ogni ornamento". (Vedasi Storia della
Federazione dei 7 Comuni Vicentini di Antonio Domenico
Sartori).
Anche lo storico dell'arte, il bassanese Paolo Verci,
narrando del pittore Antonio Scajaro, accenna appunto
a detta pala d'altare e afferma "che ha bisogno
di essere restaurata". Tale pala era posta sopra
l'altare e rappresentava "la Santissima Triade
in alto, e sul mezzo Maria Vergine da un canto, e
Santa Maria Maddalena dall'altro inginocchiate; e
al basso San Bartolomeo in mezzo a San Sebastiano
e a San Rocco". (Vedasi P:Gaetano Maccà)
La chiesa viene poi ricordata anche nella visita pastorale
effettuata il 13 luglio dell'anno 1579 dal Vescovo
Federico Cornelio, il quale, diretto a Foza, "visita
l'oratorio di Santa Maria Maddalena; avendolo trovato
indecoroso, comanda per iscritto di compiere i necessari
restauri, proibendo che nel frattempo vi si celebri
la Messa".
Le indicazioni del Vescovo furono senz'altro accolte
e la chiesa venne restaurata e consolidata, apportandovi
tutti quei miglioramenti atti a renderla funzionale
e idonea alle funzioni liturgiche e alle assemblee
del Colonnello dei Ronchi. Ne è testimonianza
il fatto che il canonico Nicolò Galerio, delegato
del vescovo di Padova, Cardinale Federico Cornelio,
per la visita generale della Diocesi il 27 settembre
del 1587 ebbe modo di visitare l'oratorio, che viene
da allora denominato "la chiesuola della campana",
rilevandone la funzionalità anche per le cerimonie
liturgiche; forse, afferma lo storico galliese don
Antonio Domenico Sartori, già a quel tempo
il popolo indicava la località, in cui sorgeva
la chiesa, col nome di "Campanella".
Un successivo stato di abbandono o per lo meno di
trascuratezza viene rilevato durante la visita pastorale
del 30 agosto dell'anno 1602 dal Vescovo Mons. Marco
Cornelio, il quale, come si evince dal Libro delle
Visite, "si ferma alquanto alla Campanella per
visitare la chiesa campestre di Santa Maria Maddalena,
dove si celebra la Messa solo nel giorno della festa
del Titolare; interdice l'uso di alcuni paramenti
e vasi sacri perché indecenti e dà indirizzi
pratici al custode Melchiorre Taiaro (sic!) perché
sia rinnovata la struttura della chiesa".
Gli indirizzi, i suggerimenti nonché gli ordini
vescovili non furono certo disattesi e il piccolo
oratorio fu nuovamente ristrutturato e risistemato
tanto che nel settembre del 1664 fu visitato da San
Gregorio Barbarigo, il quale lo trovò "in
ordine" e con la celebrazione settimanale della
Messa.
L'Oratorio fu da allora sempre mantenuto in buono
stato così che il Cardinale Giovanni Francesco
Barbarigo durante la sua visita del 3 ottobre 1723
ebbe a riconoscere esplicitamente nella relazione
conservata nel Libro delle Visite Pastorali che la
chiesa di Santa Maria Maddalena alla Campanella "era
ben tenuta e provvista".
Passarono i decenni e la chiesa venne rimodernata
nella prima metà del secolo XIX ad opera dell'eremita
Fra' Giovanni Battista Casera di Agordo, ma, come
tutte le chiese dell'Altopiano anche quella dedicata
a Santa Maria Maddalena venne rasa al suolo dai bombardamenti
della Prima Guerra Mondiale.
I lavori della sua ricostruzione vennero comunque
iniziati il 31 luglio 1922 e portati a termine l'anno
successivo, quando fu benedetta e riconosciuta idonea
alle funzioni religiose.
Oggi, nonostante le contrade che un tempo formavano
il Colonnello dei Ronchi si siano andate progressivamente
spopolando sotto la pressione di inevitabili richiami
economici, la chiesetta apre i suoi battenti tutte
le domeniche per la celebrazione della Messa, ma avrebbe
bisogno di qualche radicale intervento manutentorio
perché sia resa più funzionale e confacente
allo scopo.
Già nel 1996 è stato rifatto il tetto,
precedentemente danneggiato e reso pericolante da
infiltrazioni d'acqua, mentre ora sono inderogabili
i lavori di tinteggiatura delle pareti interne, la
realizzazione di un adeguato e moderno impianto di
riscaldamento e il rinnovo di tutto l'arredo.
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