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BREVE
STORIA DEL SANTUARIO DEL BUSO
di
Don Ruggero Ferrazzi

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Il
turista o il villeggiante che percorre in fretta,
naturalmente in macchina, la suggestiva strada che
da Gallio, per Contrada Campanella , conduce a Stoccareddo
e di qui al Sasso di Asiago, arrivato al fondo della
Val Franzela , prima di risalire il ripido tratto
opposto, dovrebbe concedersi una breve sosta. E' la
località denominata:"Buso di Gallio".
Proprio la dove il fondo valle si restringe in una
strozzatura che, allargandosi poi, continua in direzione
di Valstagna, tra due alti pareti di rocce scavate
dalla erosione delle acque, il viandante scorge, quasi
addossata alla montagna, una chiesina solitaria eretta
su un ampio piazzale delimitato a valle da un muricciolo.
E'
il santuario del Buso. Il modesto tempietto, dedicato
alla Madonna, appare come un umile fiore in mezzo
a una cornice naturale ricca di verde, ma selvaggia,
un invito a sostare e a elevare lo spirito. La località
e il santuario meritano un cenno storico. Lungo la
Val Franzela si snodano una volta quella che, fino
a circa due secoli fa, era la principale arteria di
comunicazione tra i paesi dell'Altopiano dei Sette
Comuni e i centri della pianura.
Costruita nella seconda metà del 1300, questa
strada carreggiabile vedeva risalire a prima vera
inoltrata, diretti ai pascoli montani, i numerosi
pastori che con il loro greggi erano scesi, l'autunno
precedente, a svernare nella campagna veneta. Di qui
transitavano su appositi carriaggi i carichi di legname
proveniente dai boschi di conifere dell'Altopiano.
Quei tronchi di abete e di larice, a Valstagna, venivano
trasportati su delle zattere che, seguendo il corso
del fiume Brenta, raggiungevano i cantieri navali
di Venezia. Ma io penso in particolare ai nostri antenati
che percorrevano a piedi quella strada che dal Buso,
scendendo verso la valle del Brenta, si faceva assai
più disagevole e cupa, incassata tra due pareti
minacciose: erano poveri commercianti i quali, con
i loro carichi di lana e di prodotti del latte, dovevano
raggiungere Valstagna (da Gallio, quattro ore a piedi!)e
quindi il mercato di Bassano. Qui, al Buso, che la
fantasia dei nostri avi doveva popolare di perfidi
folletti e spiritelli, approdava un giorno di primavera
del l829 un eremita appartenente al terz'ordine di
S. Francesco: fra Battista Casera.
Chi era e che cosa cercava? La storia purtroppo e
assai scarsa di notizie. Fra Battista - anima candida
di montanaro sceso dalla natia Agordo aveva vissuto
qualche anno nell'eremitaggio francescano del Pubel
di Foza. Figlio spirituale di Francesco di Assisi,
aveva seguito una vocazione una volta abbastanza comune:
quella del religioso che, senza accedere al sacerdozio,
si isolava completamente dal mondo rinunciando a tutto
e vivendo in assoluta povertà, sull'esempio
dell'umile e grande Assisiate. In seguito, fra Battista
- mistico itinerante aveva percorso un lungo periodo
di tempo pellegrinando ai più famosi santuari
d'Italia. Di ritorno da quello della Madonna del Caravaggio
(BG) portava con se un'immagine della Vergine ivi
venerata. Era ormai arrivato ai luoghi a lui tanto
cari dell'Altopiano, quando, giunto appunto sul far
della sera, al Buso, si trovò inaspettatamente
bloccato da una "brentana" (termine del
dialetto veneto, indicante una improvvisa e violenta
fiumana) che gli impedì di passare oltre. Coincidenza
causale, capriccio meteorologico o Provvidenza. Dopo
una nottataccia trascorsa al riparo di qualche pianta,
fra Battista ha deciso: li, su quell'orrida gola,
bisogna gettare un ponte che congiunga le due rive;
bisogna edificare una chiesina, punto di sosta per
i viandanti e soprattutto richiamare di pietà
mariana; bisogna costruire un minuscolo eremitaggio:
lui stesso vi passera il resto dei suoi giorni (era
ancora nel fiore dell'età) come eremita.
Quello
che dovette sembrare l'ingenuo sogno di un uomo ricco
soltanto di fede e di devozione a Maria, nel giro
di quattro anni sarà una realtà: ponte,
chiesetta, eremitaggio sono li, sorti come per incanto.
Più tardi sarà innalzato anche un campanile:
lo squillo delle tre campanelle si diffonderà
gioioso per buona parte della vallata, su su fino
alle case della Zaibena, di Stoccareddo, dei Gianesini,
dei Dalla Bona, di Ribenach, della Campanella.
Il santuario del Buso diventerà un centro di
pietà mariana per tutti gli abitanti dell'Altopiano
e non di Gallio soltanto; i pellegrini vi accorreranno
numerosi particolarmente in due ricorrenze: il 26
maggio (in coincidenza con la festa della Comparsa
della Madonna al Caravaggio di Pine', sopra Trento)
e soprattutto il 26 luglio (festa di S. Anna). Fra
Battista Casera, l'ispiratore del santuario, ne sarà
anche l'apost.; vi trascorrerà quasi tutto
il resto della vita in preghiera e penitenza fino
a che, ormai anziano e acciaccato, si lascerà
convincere a recarsi ad Asiago per farsi curare. E
ad Asiago morirà nel l862. Sentendo ormai vicina
"nostra sora morte corporale", volle essere
portato su una legnaia, cosi come Francesco d'Assisi
aveva voluto che la morte lo cogliesse "nudo
sulla nuda terra".
La guerra del l9l5-l8, che rase al suolo si può
dire tutti gli edifici dell'Altopiano dei Sette Comuni,
non risparmio il modesto santuario del Buso; chiesetta
e campanile saranno però ricostruiti, dopo
la guerra, come tutte le case e le altre chiese. In
questi ultimi decenni, purtroppo, il santuario del
Buso, tanto caro ai nostri antenati, ha conosciuto
un progressivo deplorevole abbandono. In un'epoca
di efficientismo anche chiesastico, la devozione mariana
sposata all'interesse turistico (e agli interessi
tout-court), porta masse di pellegrini ai vicini santuari
di Monte Berico (Vicenza), della Madonna della Corona
(Verona), "al Caravaggio di Bergamo e perfino
a quelli meno vicini e assai più famosi di
Lourdes (Pirenei) e Fatima (Portogallo). Riuscirà
a sopravvivere l'umile chiesetta del Buso? Vedremo
ancora schiere di devoti provenienti da Gallio e dalle
altre parrocchie dei Sette Comuni e infoltite dai
villeggianti, tanto numerosi sull'Altopiano durante
i mesi estivi, incontrarsi laggiù per la festa
del 26 Luglio, per pregare insieme e insieme cantare
le lodi a Maria, per confidarle i nostri segreti e
le nostre angosce, per chiedere ed ottenere ed ottenere
da Lei pace e serenità per noi, per le nostre
famiglie, per i nostri fratelli lontani, per la nostra
Italia, per l'umanità tutta?
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Una veduta di alcuni anni fa |
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