ITINERARIO 3
DALLA CASARA DI CAMPOMULO ALLA MALGA DELLE BUSETTE,
NELL'ALTA VAL DI NOS
NEL CUORE
DI UNA DELLE PIU' BELLE FORESTE DELL'ALTOPIANO
tratto
da: ALTOPIANO DI ASIAGO di Patrizio Rigoni
Itinerari Fuori Porta (Cierre Edizioni)
Tempo di percorrenza
Una mattinata
Dislivello
112 m circa
Le tappe del percorso
Casara di Campomulo (1530 m) - Roccolo Fiaretta
(sotto) - Malga
Fiaretta (1647 m) - Fontana degli Alpini - Malga
Bosco Secco (1616 m) - Casara delle Busette (Prà
della Chiara, 1537 m) - Bivio Val di Nos (1474 m)
- Quota 1571 - Roccolo Fiaretta (sotto) - Casara
di Campomulo (1530 m)
Interesse prevalente
Naturalistico-ambientale (per i boschi e i pascoli
attraversati); paesaggistico (per le vedute verso
la catena dei "Duemila")
Difficoltà
Nessuna
Come arrivare alla partenza
Da Gallio si prenda la strada di Campomulo fino
alla Malga omonima, sulla sinistra
Periodo consigliato
Da luglio a settembre
Cartografia essenziale
Kompass 78 (1:50.000)
IGM Asiago (1:50.000)
IGM Cima XII (1:25.000)

DESCRIZIONE
AMBIENTALE
II
territorio interessato da questo itinerario e compreso
fra l'alta Valle di Campomulo ed il ramo superiore
della Val di Nos. E' un'oasi tranquilla ed ospitale,
contraddistinta da radure pascolive e giovani boschi.
Quasi tutto il percorso e dominato dalle presenze
"solenni" dello Scoglio Bianco e del Colombara,
entrambi contraddistinti da belle pareti di calcare
grigio-chiaro che incombono quasi minacciose sul
sentiero. Ben visibili durante tutta l'escursione
sono anche le altre montagne dell'Altopiano e, in
particolare, la cosiddetta "zona alta",
confinante con la catena dei "duemila".
E se poco più oltre si apre il falso-piano
arido e pietroso, estremamente carsico, abitato
dai mughi e dai rododendri, qui invece la vita naturale
e ancora fervida e multiforme, fors'anche per il
perdurare dell'alpeggio che, seppur ridotto rispetto
al passato per l'abbandono di molte malghe, rappresenta
indubbiamente un elemento essenziale per la buona
conservazione del territorio. Anche in questa zona
non mancano i segni della guerra '15-'18 costituiti
da strade, anzitutto, sia principali che di raccordo,
e da innumerevoli resti di fortificazioni militari
tanto italiane quanto austriache.
IL
PERCORSO
L'itinerario
inizia, senza particolari segnalazioni, dietro il
Rifugio di Malga Campomulo, a destra della grande
pozza. Si sale a zig-zag, tra la cima boscosa del
Baldo a sinistra, le pendici del Fiara a destra
e il Cimon di Fiara di fronte. Alle nostre spalle,
sul versante opposto della Valle di Campomulo, abbiamo
il Monte Sbarbatal coperto anch'esso di foreste
d'abete e faggio.
II
pascolo, nonostante le rocce affioranti, trabocca
letteralmente della flora consueta delle praterie
prealpine. Numerose specie sono presenti e, mentre
saliamo, ne possiamo osservare alcune: il Timo e
la Menta ad esempio e poi il Senecio alpino in vistosi
gruppi, la Ginestrina, l' Alchemilla e l 'Iperico.
Qui, dove un tempo c'era un cimitero di guerra,
sui Cardi lanosi si avvicendano, per cibarsi di
semi, gruppetti di Cardellini, magari in famigliole:
la voce esigente degli immaturi può definirsi
in un insistente "ci, bepepè".
Sui massi affioranti dall'erba emerge solitamente
il Culbianco, facile a riconoscersi per la posizione
eretta o per il verso, uno squillante "huit,
ciak, ciak".
Anziché
seguire la serpentina della mulattiera si prende
la scorciatoia e si entra cosi nei boschi. Ci troviamo
a quota 1560 m. Ad un tornante c' è una diramazione
sulla sinistra: la ignoriamo e continuiamo sulla
stessa strada di prima per trovare, a quota 1640
circa, uno slargo con dei ruderi di fortificazioni.
Passiamo quindi una strettoia per scendere in costa
ad altre radure luminose, adibite non molto tempo
fa a pascolo ed ora in via di rimboschimento. Ai
lati notiamo che qualche tronco reca i fori del
Picchio. A sinistra si apre una dolina un po' nascosta
dagli abeti e a destra, sul ciglio della carrareccia,
una trincea con galleria. Si scende ancora sin sul
fondo dell'avvallamento da cui si dirama sulla sinistra
una seconda carrareccia diretta in Val di Nos. Noi
proseguiamo diritti, mentre va schiudendosi ad ovest
lo scenario delle montagne della "zona alta"
dell'Altopiano.
Ecco
da sinistra l' arida prominenza dello Zebio, distinto
per la stele della cima. Vengono poi le pareti dello
Scoglio Bianco quasi in linea con i successivi costoni
del Colombara. La Val di Nos scorre sotto di essi.
Alla nostra destra si vedono i ripidi versanti del
Fiara, prima, e del Fiaretta poi, mentre un po'
più lontano si distingue il Colle di Fiara.
Procediamo
un po' a saliscendi e, prima di Malga Fiaretta,
presso uno slargo sulla destra notiamo, attirati
dal biancore della roccia, alcuni "campi solcati"
(o "carreggiati") molto lavorati dall'azione
corrosiva dell'acqua. Più avanti, ecco Malga
Fiaretta, da tempo inattiva, costituita da tre edifici.
Ci passiamo in mezzo e saliamo per un breve tratto
giungendo quindi ad un vasto pianoro in vista dell'arco
montuoso sommitale dell'Altopiano. Attraversiamo
rapidamente il pianoro, tra fioriture di Jeracio
villoso, di Vulneraria, di Caglio bianco, di Pepe
di montagna (Mezereo). Allo sbocco della radura
c' è la Fontana degli Alpini. II filo spinato
che troviamo sul colmo segna il confine territoriale
tra Asiago e Gallio e da qui la carrareccia si fa
sentiero erboso, attraversando una seconda conca
pascoliva segnata da crateri di granate e da bancate
affioranti di roccia. Da quassù la vista
della "zona alta" e delle vette dei "Duemila"
e veramente interessante e vale la pena di sostare
ad osservarla attentamente.
Guardiamo
da nord ad ovest. Anzitutto spicca la bella piramide
bianca di Cima della Caldiera, seguita dal dorso
dell'Ortigara. Viene quindi il Castelnovo, Cima
XI e Cima XII (detto anche Ferozzo e che con i suoi
2336 m è la maggiore vetta dell'Altopiano).
Le nuvole spesso appannano il profilo della catena
settentrionale ma, con un po' di pazienza, tra i
monti intermedi (come lo Zingarella, il Corno di
Campo Bianco e il Colombarone) e possibile intravedere
a nord-ovest anche la lunga dorsale di Cima Portule.
Al di la della Val di Nos rivediamo le biancheggianti
stratificazioni del Colombara e, quasi un prolungamento
di esse, quelle del più arretrato Scoglio
della Botte.
Risaliamo
ora in vista d'un capanno in muratura poco distante
dal sentiero. Raggiunto il colmo scendiamo ancora
per una cinquantina di metri oltrepassando sulla
sinistra una modesta "busa" sommariamente
recintata, fino a trovare una biforcazione. Il sentiero
di sinistra devia subito ad angolo retto lungo un
costone roccioso alto 5-6 metri (con galleria bellica),
mentre I'altro scende in linea verso Malga Fiara.
Deviamo anche noi a sinistra, superando la galleria
e continuando a costeggiare l'alta bancata di roccia
grigia in cui vanno via via ad aprirsi altre gallerie
di guerra. Dopo il tratto sotto roccia si procede
quasi in linea retta in mezzo a larici, mughi, abeti,
faggi e salici ed ancora a resti di manufatti bellici.
Tutta la zona, d'altronde, è fittamente segnata
dalle innumerevoli testimonianze della "guerra
di posizione" che fu, qui come altrove, la
caratteristica strategica precipua della prima guerra
mondiale.
Osservata
bene, qualche pietra rivela un fossile particolare
di cui ancora non si conosce perfettamente l'origine:
la Lithiotis problematica, riconoscibile per le
linee sinuose od arcuate.
Sempre
rivolti a nord-ovest camminiamo un po' a saliscendi
mentre, di tanto in tanto, a nord spunta il profilo
del Caldiera. A quota 1590 circa ci si imbatte in
una mulattiera che scende da sinistra verso la Malga
Bosco Secco: la seguiamo attraversando un ambiente
pressoché incontaminato ed assai suggestivo.
Oltrepassiamo un masso vagamente piramidale (con
le scanalature dell'erosione) e qualche rupe ammantata
di rododendri ed eriche e, finalmente, giungiamo
a Malga Bosco Secco, dove conviene sostare.
L'avvallamento
è ospitale, raccolto tra le propaggini del
Monte Cucco e la Costa delle Buse Magre. Fra i rilievi
intorno rivediamo a sud-ovest il Colombara, con
i suoi costoni scabrosi denominati "Assalto
degli Alpini" e, a nord-ovest sopra le Buse
Magre, l' impervio Scoglio della Botte. La malga,
benché ben tenuta, non e più utilizzata
(cosi come quella incontrata in precedenza) a causa
degli oneri eccessivi della manutenzione oltre che
della necessità di avere moderne attrezzature
tecnologiche ed igienico-sanitarie i cui costi sono
sproporzionati al reddito che ne deriva. Scelte
politiche in campo nazionale e regionale hanno favorito
in genere il rimboschimento di nuove aree piuttosto
che il mantenimento dei pascoli tradizionali. II
pascolo, una volta abbandonato, viene invaso dal
bosco che ne restringe la superficie, rendendo improduttiva
la malga.
Ci
allontaniamo dalla malga diretti a sud fiancheggiando
poco dopo le Buse Magre di Busette. Dopo un tratto
angusto ecco, in anticipo sulla malga, la stalla
della Casara delle Busette che troviamo più
avanti sulla sinistra, al centro di una conca ad
anfiteatro chiamata Prà della Chiara e quotata
1537 m. Proseguiamo tra due ali d'erbe alte fino
ad un importante incrocio: a destra si sale alla
Tabela; al centro si segue la Val di Nos; a sinistra
si ritorna a Malga di Campomulo. Noi optiamo per
quest'ultima soluzione salendo per stretti tornanti
che ci fanno rapidamente guadagnare quota. Oltre
la strada della Val di Nos rivediamo il Colombara,
affiancato dallo Scoglio Bianco.
Abeti
rossi ed abeti bianchi carichi di pigne (pendenti
nei primi, erette nei secondi), caprifogli e sorbi,
faggi e sambuchi, ci fanno ala, mentre si rivedono
un po' alla volta i monti del settore più
elevato dell'Altopiano, con il Caldiera bene in
mostra a destra dell'Ortigara.
A
quota 1620 circa, dopo l'ultimo tornante segue un
lungo tratto diritto con radure pianeggianti ricche
di alberi imponenti. Presso il cartello recante
la scritta "Chi ama la montagna, ecc..."
a quota 1642, si torna sulla carrareccia già
percorsa all'andata. Si va quindi a destra verso
la Malga di Campomulo che raggiungiamo dopo circa
altri due chilometri di cammino.