ITINERARIO 2
DA MALGA RONCO DI CARBON AL COL DEL ROSSO
FRA PASCOLI
E BOSCHI, UN TEMPO TEATRO DI GUERRA
tratto
da: ALTOPIANO DI ASIAGO di Patrizio Rigoni
Itinerari Fuori Porta (Cierre Edizioni)
Tempo di percorrenza
3-4 ore
Dislivello
124 m
Le tappe del percorso
Malga Ronco di
Carbon (l157 m) - Malga Stenfle (1158 m) - Bivio
quota 1187-Zaibena
(1066 m) - Cippo alla Brigata Liguria (1131 m) -
Col del Rosso (1281 m) - Val Melago (1153 m) - Malga
Melaghetto (pozza, 1187 m) - M. Valbella, quota
1232 - Malga Ronco di Carbon (1157 m)
Interesse prevalente
Paesaggistico (per i panorami); storico (per le
testimonianze della guerra '15-'18) e naturalistico-ambientale
in genere
Difficoltà
Nessuna
Come arrivare alla partenza
Da Asiago: si vada a Gallio e dal centro si giri
a destra proseguendo fino alla contrà Bertigo:
qui si devii a sinistra per un paio di km (la malga
è a destra)
Periodo consigliato
Da luglio a settembre
Cartografia essenziale
Kompass 78 (1:50.000)
IGM Asiago (1:50.000)
IGM Asiago, Valstagna (1:25.000)

DESCRIZIONE
AMBIENTALE
Ad
est di Gallio, appena al di là del paese,
s'apre la Val Frenzela
che, assieme alla Valle di Campomulo, incide inizialmente
il basso versante del Monte Zomo e della Meletta
di Gallio, da un lato, e quello del Sisemol
e del Valbella dall'altro, proseguendo poi verso
il Canale del Brenta. Sulla sponda destra, la più
selvosa ed anche la più tormentata, il percorso
è intersecato da una serie di "vaj"
che precipitano nel fondovalle. La sponda sinistra,
invece, degrada in genere morbidamente, segnata
da pieghe sinuose e da pittoreschi avvallamenti
(come ad esempio la Val
di Ronchi e la Valle
del Buso) su cui sorgono alcune contrade. La
zona interessata dal nostro itinerario comprende
anche l'alta Val Melago che devia verso sud rinserrata
dal Valbella (1314 m) a destra e dal Col del Rosso
(1281 m) a sinistra. L'area considerata dal nostro
itinerario, oltre che per la serenità tipica
dei luoghi d'alpeggio e per l' incantevole scenario
sul versante sud-orientale dell'Altopiano, e ricca
di interesse storico in quanto vi si combatté
la cosiddetta Battaglia dei Tre Monti che nel 1918
smorzò gli ultimi sforzi bellici dell'esercito
austro-ungarico.
IL
PERCORSO
Si
parte dalla "stanga" della Malga Ronco
di Carbon (che si presenta di lato con una singolare
scaletta esterna di legno e tettuccio di lamiera),
e ci si dirige lungo la strada bianca rivolta ad
est, rasentando una pozza d'alpeggio attigua alla
Fattoria Laben (1138 m). La strada curva subito
a destra per correre poi sopra ad una valletta scendente
dal Monte Valbella.
Ai
lati i fiori tipici dei pascoli quali l'Achillea,
il ben noto ed aromatico Cumino, la Vulneraria,
la Genziana crociata e la Carlina acaulis, il "bisachese"
per gli asiaghesi (termine che significa formaggio
di prato).
Si
cammina agevolmente all'interno della valletta fino
ad un'ampia curva. Si supera un boschetto d'abeti
radi ed una volta giunti sul colmo, a quota 1150
m circa, passati due paracarri laterali con i segnavia
bianco-rossi del CAI, entriamo nei pascoli di Malga
Stenfle che scorgiamo oltre la pozza sottostrada.
II
pascolo mostra ancora le buche delle granate (gli
"shrapnell" austriaci) dalle quali e stato
crivellato nella fase finale della guerra '15-'18.
Appare anche spesso infestato da piante spinose
quali il Cardo palustre, lo Stoppione e il Cardo
dei lanaioli. Un rauco "cra, cra" sulle
nostre teste ci permetterà di fare conoscenza
con la Cornacchia grigia la "Kra" appunto),
una delle presenze più tipiche dell'Altopiano.
Continuiamo
direttamente e, sulla sinistra, appare Gallio preannunciato
dai pilastroni bianchi del Trampolino.
Ci avviciniamo poi alla nuova malga, o meglio alla
sua stalla, appena sottostrada, a quota 1158.
II
panorama è eccezionale. All'orizzonte settentrionale
si profilano le vette maggiori dell' Altopiano,
tutte superiori ai duemila metri, dalla punta del
Verena (2019 m) fino al Caldiera (2123 m), quest'ultimo
pressoché di fronte a noi. Al centro dello
schieramento vediamo Cima Portule, poco più
bassa di Cima XII, massima elevazione dell'Altopiano
(2336 m). L'Ortigara s'inserisce tra questo e la
Cima della Caldiera brullo e "svettato",
abbassato cioè dagli apocalittici cannoneggiamenti
di cui è stato bersaglio nel luglio del 1916
e nel giugno del 1917.
La
curva successiva, che prelude ad un rettilineo di
circa mezzo chilometro, offre un panorama ancor
più ampio di quello osservato precedentemente
in quanto lo completa allargandolo ad oriente.
Si
presentano in basso la Valle dei Ronchi e la Val
Frenzela, con le contrade di Schivi, Sambugari,
Campanella, Ronchi, Dalla
Bona ecc. distribuite più o meno in linea
lungo la provinciale Gallio-Foza, alle pendici della
massiccia Meletta di Gallio. All'estremità
orientale vediamo Foza sulla dorsale del Pübel.
Proseguendo
per il rettilineo si nota il versante di destra
della Val Frenzela, singolarmente solcato da una
serie di vallecole parallele che confluiscono tutte
nel greto del torrente di fondovalle. Quest'area
e chiamata "Le Portecche". A cinquecento
metri circa da Malga Stenfle, comincia il bosco.
Noi si prosegue in quota, a svolte frequenti, superando
una deviazione da esbosco che cala a sinistra verso
Val Fonda (il "vajo" più marcato
del versante). A quota 1150 circa il versante s'addolcisce
e proseguiamo in agevole salita, protetti da imponenti
abeti rossi ai cui piedi compaiono ciclamini e snelle
orchidee del genere Epipactis (E. atrorubens ed
E. elleborine). Superiamo un'altra diramazione con
divieto sulla sinistra e quindi, a quota 1190 circa,
si esce dal bosco per affacciarci ai luminosi pascoli
di Val Melaghetto.
Siamo
accolti dal garrulo gridio delle rondini e dei balestrucci
in volo e dal rasserenante tintinnio dei campanacci
delle mandrie al pascolo. E' interessante notare,
osservando i pascoli, come l'erba venga via via
brucata a tappeto e cresca in folti ciuffi solo
laddove è ipernutrita dalle deiezioni. Le
piante inappetite (come i cardi) diventano infestanti
e devono essere estirpate artificialmente.
Davanti
al cartello della Malga Melaghetto deviamo a sinistra
rasente la pozza che si trova alla confluenza di
ben tre carrarecce simili. Scegliamo quella di sinistra
che corre di fianco ad una compatta barriera di
abeti. II pascolo anche qui mostra tuttora chiaramente
i crateri provocati dalle granate del '15-'18, concavità
dove ristagna solitamente l'acqua piovana e quindi
nascono i giunchi. Camminiamo incontro alle Melette
sia di Gallio che di Foza, precedute dalla Val Miela
che raggiunge Bonur (contrada di Foza) e finisce
poi nella Val Frenzela (al Buso). Si fa sempre più
distinta Foza alle falde della Meletta. Più
in la sorge il Monte Badenecche. La carrareccia
scende tra piantagioni e pascoli fino a raggiungere
la Zaibena,
ardita contrada di Gallio rivolta ad est sopra la
Val Frenzela.
Ci
fermiamo a quota 1160 circa poco distanti da un
vecchio roccolo. Da qui si vedono bene le contrade
di Bonur, di Ribenach e Costalta (al di la del baratro
sottostante) e, sopra di loro a nord, la Val Miela,
i Frattoni e la Malga Montagna Nova, quest'ultima
appollaiata sulla cima della Meletta di Foza. Risalita
la china torniamo al bivio con il segnale di divieto
e qui prendiamo la carrareccia successiva girando
subito a sinistra. Ci aspetta un cippo marmoreo
a ricordo della battaglia dei "Tre Monti"
(Col
del Rosso, Col d'Ecchele e Monte
Valbella) del 30 gennaio 1918. Dal cippo saliamo
ancora verso sud lungo una carrareccia dal fondo
di Biancone scaglioso dove affiorano qua e la schegge
e pallottole arrugginite. In un quarto d'ora siamo
sul Col del Rosso, là dove termina un impianto
di sciovie. Più oltre, in linea, si profila
la cima boscosa del Monte Melago.
Quassù
la vista è panoramica: da est a sud rivediamo
Foza - dal Pübel allo Spitz di S. Francesco
- e, al di sotto, distinguiamo la Val Piana, i bastioni
finali della Val Frenzela ed i tornanti della rotabile
Valstagna-Foza. Sotto di noi, vicinissime, le contrade
di Cotti e Caporai; più in basso il cimitero
di Sasso, la sua chiesa e il campanile. Alla sinistra
di Cotti c'è il Col d'Ecchele, uno dei tre
monti su cui si svolsero accaniti combattimenti
tra il '17 e il '18. Al di la di Sasso si aprono
la Val Scausse, il Col d'Astiago (con la cisterna
dell'acquedotto sulla cima) e via via gli altri
"colli" (Col del Vento, Col dei Noselari
ecc.). Anche qui, tutt'attorno, i pascoli sono "martoriati"
dalle buche di granata. Ma cosa è successo
quassù? Dopo il drammatico sfondamento del
fronte a Caporetto (novembre '17) gli sforzi degli
austriaci, vanificati e bloccati sul fronte del
Piave, si concentrarono sul Grappa e sull'Altopiano.
II fronte italiano, arretrato su di una linea meno
estesa, passava anche per la zona dei Tre Monti,
dove ci troviamo ora. E proprio qui l'avversario
venne arrestato, pur con alterne fortune ed a prezzo
di ingenti perdite umane, dalle brigate Sassari,
Regina e Liguria.
Scendiamo
di fronte al Valbella lungo un tratto della sciovia,
per immetterci sulla carrareccia di fondovalle,
lasciando quindi a mezza costa (sulla sinistra)
la Casara di Melago e risalendo a destra fino all'accesso
di Casara Melaghetto (a 750 metri circa). Alla tabella
della casara deviamo a sinistra non verso la malga
ma puntando ad ovest, liberamente, attraverso il
pascolo, badando pero a mantenerci ad una cinquantina
di metri dal bosco esteso alla nostra destra. Ben
presto raggiungiamo una bella e grande pozza poco
distante dalla malga. Da questa riprendiamo la salita
e, dopo altre pozze sulla sinistra, puntiamo decisi
verso l'alto (sempre tendendo ad ovest e mantenendoci
a 50-100 metri dal bosco). Superiamo un capanno
di caccia e, a quota 1232 m, raggiungiamo finalmente
il colmo del versante che scavalchiamo per dirigerci
alla bianca carrareccia che viene (da sinistra)
dal Valbella. Continuiamo poi direttamente fino
alla Malga Ronco di Carbon che già vediamo
in basso, 1 km circa sotto di noi, e che raggiungeremo
in circa un quarto d'ora concludendo così
il nostro itinerario.