ITINERARIO 1
AL LONGARA DAVANTI
A PICCO
SU GALLIO E L'ALTOPIANO
tratto
da: ALTOPIANO DI ASIAGO di Patrizio Rigoni
Itinerari Fuori Porta (Cierre Edizioni)
Tempo di percorrenza
3-4 ore
Dislivello
403 m circa
Le tappe del percorso
Costa di
Gallio (1134 m) - Malga
La Tesa (1242 m) - Croce
di Longara (1527 m) - M.
Longara davanti (1612 m) - Malghe
Tanzer (1344 m) - Pakstall (1109 m)
Interesse prevalente
Paesaggistico (per lo scenario) e naturalistico
(per la flora e la fauna degli ambienti)
Difficoltà
Impegnativa la salita
Come arrivare al percorso
Da Asiago: si vada a Gallio e dal centro del paese
si devii a sinistra per Pakstall e contrà
Costa
Periodo consigliato
Da luglio a settembre
Cartografia essenziale
Kompass 78 (1:50.000)
IGM Asiago (1:50.000)
IGM Asiago (1:25.000)

DESCRIZIONE
AMBIENTALE
Le
falde meridionali del Monte Longara (od Ongara,
1612 m) sono incise nel mezzo dal Pakstall (valle
del torrente) che separa la Costa dall' Hust. La
cima, con le sue due tonde dorsali pascolive, incombe
su Gallio e viene spontaneo salirvi per poter ammirare
il paese dall'alto. Salendo il Longara occorre superare
sin dall'inizio un cospicuo dislivello portandosi
cosi subito molto alti sulla valle. Progressivamente
si apre il panorama che dai dintorni di Gallio si
amplia sino ad estendersi sulla piana di Asiago
e, più oltre ancora, su tutte le montagne
che le fanno corona. Il"Longara davanti",
meta principale del nostro itinerario, e la punta
avanzata di una lunga, ininterrotta dorsale che
da nord viene a protendersi sulla conca centrale.
Il Longara vero e proprio, invece, sebbene leggermente
più alto ma un po' arretrato, è di
fatto meno panoramico del primo e, come tale, di
minor interesse escursionistico. L'intera montagna,
nella Grande Guerra,
fu un punto di grande importanza strategica ed infatti
sulla cima vi sono ancora, oltre alle strade militari,
altre e numerose testimonianze.
IL
PERCORSO
Si
parte dal centro di Gallio per andare poi in via
Fontana di contrà "Costa" situata
sul lato sinistro dell'omonimo residence. II sentiero
si fa subito ripido. Di fianco (ad est) abbiamo
il trampolino
del Pakstal e alle nostre spalle la Chiesa
e il Campanile.
Scavalcata la strada che scende in paese si prosegue
diritti lungo un tracciato che rasenta alcune case.
Oltrepassata una seconda volta la strada della Contrà
si raggiunge un caseggiato tradizionale e, finito
l'asfalto, si punta a nord lungo una larga carrareccia
arginata da una duplice fila di caratteristiche
"laste" di pietra. Davanti a noi abbiamo
la cima tonda e boscosa del "Longara davanti"
e a destra il curvo profilo della Meletta di Gallio.
Proseguiamo su un fondo di ciottoli, di scaglie
di Biancone e di "schidaplatta" grigia
(pietra friabile e di scarso pregio), mentre il
panorama si fa sempre più ampio.
Voltandoci
indietro ad ammirare il paesaggio vedremo, da sinistra
a destra, il Col del Rosso e il Monte Valbella,
la Cima Echar (con gli osservatori) anticipata dal
più vicino Sisemol;
più in là la vetta boscosa dello Sprunch,
il verde "ritaglio" della Fassa attorniata
da "boschi neri", il Kaberlaba e poi il
Lemerle e lo Zovetto. Lontane a sud-ovest, oltre
l' Altopiano, spuntano le cime del Priaforà
e del Pasubio.
Continuando
a salire in linea retta arriviamo a Malga La Tesa,
situata a 1240 metri circa di quota. E' una solida
e semplice casara dagli stipiti di pietra bocciardata,
con i balconi ed il recinto del cortile a "laste"
di pietra. L'adiacente pozza e la baracca di legno
e lamiere (risalenti alla guerra del '15-'18) rappresentano
anch'esse un documento di vita altopianese.
Alla
nostra sinistra, in basso, rivediamo la conca di
contrà Zebbo
con le pozze e le case coloniche. Nella conca di
Asiago possiamo ora distinguere la bianca mole dell'Ossario,
la cupola verdognola del Duomo e la Torre Civica.
Più a destra vediamo Camporovere mentre Canove
è un po' discosta e quasi in linea con le
più lontane Cesuna e Tresche Conca. Alla
pozza accorrono spesso per dissetarsi gruppetti
di fanelli e la leggiadra Ballerina bianca che si
allontana con il suo caratteristico "tcizzick"
di volo.
Arrivati
là dove la carrareccia perde i bordi di "laste"
e comincia a salire serpeggiando verso i boschi,
vediamo spuntare in alto a nord-ovest il bianco
corno del M. Verena (2015 m), una delle vette più
elevate dell'Altopiano. A quota 1277 troviamo a
destra una deviazione che va verso la parte alta
del Pakstall (nome che vuol dire "valle del
torrente" poiché pak in cimbro significa
torrente e tal valle) e quindi alle malghe Tanzer,
situate sul versante opposto. Entriamo nell'abetaia
seguendo una mulattiera detta "plattabek"
che significa strada lastricata (platta vuol dire
lastrone di pietra e bek strada).
Alla
prossima biforcazione ci teniamo sulla sinistra
continuando a salire ripidamente tra gli alti steli
del Cardo lanoso, del Lampone, dei Gambi rossi (Epilobium),
dell'Ebbio e di Senecio nemorensis.
In
questo tipo d'ambiente è quasi di rito udire
i vivaci accordi delle Cince che vagano freneticamente
da un luogo all'altro: li si avverte da voci come
il "cei, cei" della Cincia bigia alpestre
o dal "ciurr, ciurr" della Cincia del
ciuffo.
Rasentata
la recinzione a filo spinato d'un pascolo magro
con massi affioranti e quindi una riserva di caccia,
la mulattiera attraversa poi un pascolo magrissimo
infestato dai cardi e dalle ortiche, col Rosso Ammonitico
a fior di terra che ospita Timo e Sedum. Siamo ormai
prossimi al colmo del versante del Longara e pertanto
il sentiero si fa più erto. Attraversa delle
trincee e sbuca proprio alla base del ripetitore
TV che caratterizza questa parte del monte. Dietro
al ripetitore passa la carrareccia che sale a Malga
Longara davanti. Quest'ultima è visibile
di profilo in alto a nord-ovest, con la stalla e
tre edifici attigui. Giriamo a destra, nel pascolo,
fiancheggiando il bosco ad est, in direzione della
cabina d'arrivo della sciovia del Longara davanti,
accanto a bianche "tavole" di roccia.
Amplissimo
è da qui il panorama. Da nord-ovest (dopo
il Portule) emerge I'inconfondibile Cima XII, la
maggiore delle vette altopianesi, il "venerando"
Ortigara e il netto culmine di Cima della Caldiera.
Al di là della catena conclusiva dell'Altopiano
spuntano le vette del Trentino. Ad est, s'allunga
la poderosa "gobba" delle Melette di Gallio,
con Malga Meletta di mezzo presso cui terminano
gli impianti sciistici risalenti dalla Valle di
Campomulo. Sia il Longara che la Meletta di Gallio
(con lo Zomo) erano importanti capisaldi della linea
italiana a guardia della Valle di Campomulo-Frenzela.
Nell'autunno del '17 furono ambedue teatro di violenti,
ripetuti attacchi austriaci e la loro conquista
permise al nemico di occupare Gallio e di penetrare
in gran parte della zona sud-orientale dell'Altopiano.
Tornati
al ripetitore si costeggia il bosco per una trentina
di metri, si scavalca a sinistra il filo spinato
(dove s'intravede la mulattiera), si scende agevolmente
e si superano poi delle trincee scavate tra rocce
e mughi.
Nel
sottobosco, oltre ai lamponi e alle larghe foglie
del Farfaraccio bianco, troviamo la Cardamine trifogliata
e I'odorosa Asperula. Numerosi i funghi (l'Imbutino,
la Ditola pallida, la Vescia perlata ecc.).
Continuiamo
cosi per un buon tratto (un chilometro più
o meno) fino ad immetterci nella larga mulattiera
che sale dalla Malga Tanzer di Sopra (1344 m). Duecento
metri circa più in basso, ecco Malga Tanzer
di Sotto con la casara sulla strada e la pozza sul
lato destro. Sempre calando di quota lungo il colmo
della dorsale giungeremo in vista di un altro rustico
(Malga Spil,
1238 m) situato sotto di noi a sinistra, appena
sopra la strada per Campomulo.
Di
fronte a noi, in basso, la Val Frenzela curva ad
est e sulla sua sponda sinistra s'affacciano a mezza
costa le ridenti contrade di Schivi, Sambugari
e Campanella
(con la singolare chiesetta sfiorata dalla provinciale
Gallio-Foza). Ad oriente ancora, sullo sfondo del
Grappa, si distingue la contrada Zaibena,
situata dirimpetto al Pübel di Foza ed alla
chiesetta di S. Francesco.
Scendiamo
a serpentina, in linea col Sisemol e con l 'Echar
(su cui brillano le argentee "perle" degli
osservatori) e non appena la strada fa un tornante
si devia a destra passando per il pascolo e puntando
al Trampolino (sicuro punto di riferimento). Passati
accanto ad un bel "baito" sulla sinistra
e poi ad una pozza d'alpeggio si giunge nei pressi
del Trampolino stesso. A questo punto non ci resta
che seguirne la strada d'accesso fino al fondovalle
(oppure tagliare per il pascolo). Giunti in fondovalle
giriamo a sinistra per tornare in breve al luogo
da cui eravamo partiti, cioè il centro di
Gallio.