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VICENDE
STORICHE DELLA CHIESA ARCIPRETALE
tratto dal libro "Gallio 1915-18 - Dramma
di un paese" edito dall'Amministrazione Comunale
di Gallio
a)
Nei tempi antichi
E'
imprecisata e sembra imprecisabile l'epoca in cui
fu costruita, per la prima volta la nostra Chiesa
dedicata a S. Bartolomeo Apostolo sul piccolo colle
denominato Jokle o
Lekle. Certo che l'ubicazione
del massimo monumento religioso paesano fu davvero
indovinata: dalla breve altura infatti la Chiesa maestosamente
domina e protegge tutto l'abitato circostante e sembra
quasi un perenne incitamento alle spirituali ascensioni.
E' sicuro invece che la Chiesa è di origine
antichissima.
Forse essa, come attesta lo storico Dal Pozzo, risale
ai primi tempi del Cristianesimo, quando cioè
S. Prosdocimo primo Vescovo di Padova e Vicenza, percorse
gran parte della Regione Veneta, predicando il Vangelo
di Cristo e distruggendo l'idolatria. S. Prosdocimo
in quell'epoca salì anche sul monte Summano,
ove sorgeva un tempio sacro a Plutone Summano cioè
sovrano degli Dei infernali: vi atterrò l'idolo
e rovesciò l'altare di quella divinità,
sostituendovi l'immagine di Maria SS.. Probabilmente
in quella occasione salì pure sul nostro Altopiano,
predicò ovunque la vera religione, abbattè
gli idoli, eresse nuove chiese e fra queste la tradizione
pone anche quella di Gallio.
Ma queste son notizie pervenuteci dalla tradizione;
però, per testimonianza del già citato
Dal Pozzo, sappiamo che prima del 1000 e più
verosimilmente intorno al 917 d. Cr., sull'Altopiano
esistevano già 4 o 5 Chiese e di queste una
era quella di Gallio. Ne fa cenno anche Mons. Sibicone,
allora Vescovo di Padova, quando dall'Imperatore Rodolfo
di Borgogna con altre terre ebbe confermata la cessione
in feudo di tutta la nostra regione, già fattagli
da Berengario. Pare che in quell'epoca la Chiesa fosse
assai piccola e avesse la forma dell'attuale Oratorio
di S. Maria delle Grazie. Aveva quindi il suo vestibolo,
un unico altare appoggiato al muro del coro e due
grandi e belle finestre gotiche ai lati.
Il Dal Pozzo la dichiara bellissima e vastissima cappella
della Pieve di Caltrano, mentre, per l'amministrazione
dei Sacramenti, era subordinata alla Chiesa di S.
Margherita di Rotzo. Verso la fine del 1300 o, secondo
altri nell'anno 1402, questa Chiesetta si stacca da
Caltrano e Rotzo e prende il titolo di Chiesa Parrocchiale:
vi figura quale primo parroco, un tal Prete Nicolò
Francesco Jermer d'oltralpe. In seguito fu notevolmente
ingrandita così da contenere perfino 1500 persone:
subì poi altre modificazioni e ampliamenti
e nel 1606, per attestazione del Barbarano, possedeva
tre altari soltanto.
Il primo maggio 1762 uno spaventoso incendio la distrusse
completamente insieme con la casa canonica e la maggior
parte delle abitazioni adiacenti così che più
che 100 famiglie si trovarono sul lastrico. Subito
dopo però la Chiesa fu riedificata per cura
del Comune con un sussidio pure della Repubblica Veneta,
sulla scorta di un magnifico disegno preparato dal
valente Ing. Gian Andrea Pertile Rampini. Racchiudeva
sette bellissimi altari, di stile corinzio, in marmo
proveniente dalle cave locali, e un elegante tabernacolo
fiancheggiato dalle statue di S. Bartolomeo e S. Rocco.
Ebbe la consacrazione dal vescovo di Torcello Monsignor
Cornelio a tal uopo debitamente delegato dal Vescovo
di Padova.
Nel 1784 fu insignita del titolo di Chiesa Arcipretale
e il 1° Rettore Arciprete fu il Sacerdote Don
Valentino Strazzabosco di Asiago.
Aveva una lunghezza di metri 43.10 (navata metri 29.50,
coro metri 9.30, retro coro metri 4.30) e una larghezza
di metri 13.35, dimensioni rimaste pressoché
inalterate nel tempio ricostruito.
b)
Prima e dopo il turbine della guerra
Nel
1887 ebbe restauri e abbellimento di pregevoli affreschi
per cura dell'indimenticabile Arciprete di allora
Don Carlo Liviero, poi Vescovo di Città di
Castello. Il furioso uragano della guerra mondiale,
che tante rovine accumulò sopra queste nostre
ridenti contrade, rase al suolo anche la bella Chiesa
innalzata dai nostri padri, lasciandoci, quale unico
glorioso vestigio, la sua austera facciata.
Ma nel breve volger di tre anni )1920-22), essa è
di nuovo risorta, prima fra le Chiese dell'Altopiano;
è risorta là ove fu sempre, bella quanto
prima, anzi con ampliamenti nel coro e con l'aggiunta
di un devoto Oratorio sacro alla Vergine Immacolata.
Fu inaugurata con grandiose e solenni feste, tra l'esultanza
dell'intera popolazione, il 12 Novembre 1922, come
attesta la classica iscrizione latina, sovrapposta
alla porta laterale sinistra, dettata dall'illustre
Prof. Quaglio. Durante il decennio 1923-33, presentandosi
la copertura guasta e pericolante in vari punti, si
dovette procedere per ben due volte alla rinnovazione
totale della medesima, concorrendo a sostenere le
spese l'On. Ministero delle Terre Liberate e il Comune.
Nel 1933 si rese necessario un nuovo rifacimento del
tetto; questa volta si ricorse ad un sistema di copertura
più adatto e più duraturo, essendo le
tegole sostituite da lamiere di ferro zincato,. Per
tale lavoro l'intera e notevole spesa fu affrontata
dalla Fabbriceria.
Era vivo desiderio comune che la Chiesa fosse completata
dei due altari mancanti, cioè quello della
Beata Vergine sul lato sinistro e quello di S. Giuseppe
sul lato destro. Nell'anno 1937 la Provvidenza Divina
parve venire incontro al desiderio di tutti, determinando
un generoso affluire di offerte, che andò accentuandosi
anche per effetto della pubblicazione del Bollettino
Parrocchiale <<La Voce del Pastore>> apparso
per la prima volta, sotto i più lieti auspici,
nel mese di Agosto. Tutto questo permise la erezione
del primo altare dedicato alla B. Vergine Maria; l'opera
fu iniziata nell'Agosto e ultimata per la prima Domenica
di Ottobre del 1937, solennità di Nostra Signora
del S. Rosario.
Il secondo altare in onore di S. Giuseppe, in perfetta
corrispondenza tanto di stile che di materia con l'opposto
della B. Vergine, fu innalzato durante il mese di
Luglio del 1938. Il lavoro di decorazione, assunto
dalla Ditta Fratelli Giacomello di Saonara, fu iniziato,
previo internamento e adatta sistemazione della luce,
alla metà di Luglio e condotto a termine, tra
la generale soddisfazione, per la fine d'Agosto del
1938.
Questo tempio, ora rinnovato e abbellito con semplicità
e buon gusto nel suo interno, sta per ricevere dall'Eccellentissimo
nostro Vescovo la solenne e definitiva consacrazione,
che lo renderà ancora più caro e venerato
al cuore di tutti i Galliesi.
Sac.
Marco Zen
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