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LA TOPONOMASTICA CIMBRA DI GALLIO

Le parole più vere e profonde, testimoni a Gallio di una storia millenaria, non sono scritte su libri o su monumenti: sono quelle scritte nei suoi luoghi, nelle sue contrade e nei suoi boschi, parole sospese nella memoria di anziani o perdute in documenti dimenticati, parole appartenenti in gran parte a una lingua quasi estinta, una lingua di origine germanica denominata "cimbra".

Oggi a Gallio non si parla più questa lingua, ma restano e sono usati tanti nomi di luoghi, in gran parte non compresi nei loro significati originari, nomi che condensano il rapporto più profondo tra gli abitanti di Gallio e il loro territorio, nomi che costituiscono i tratti più significativi dell'identità culturale dei galliesi.

In genere l'insieme dei toponimi costituisce un segno delle secolari trasformazioni del paesaggio agrario e dello sviluppo degli insediamenti abitativi nell'area di Gallio, delle sue contrade e dell'ampio territorio comunale; è quindi una testimonianza della presenza e dell'aspra fatica della comunità galliese per sopravvivere e migliorare le proprie condizioni di vita. Anche la comunità di Gallio si è aggrappata fin dai primi secoli della sua presenza a ogni singolo luogo in cui si è trovata ad operare, dandogli un nome, perché un luogo senza nome è quasi inesistente; ha così dato attuazione al bisogno di definire e delimitare lo spazio in cui viveva e lavorava, quasi illuminandolo con un nome significativo. La comunità galliese ha in tal modo creato una serie sempre più ampia e articolata di nomi di luogo, quasi sempre microtoponimi, ma mano che abbattendo i boschi e bonificando il territorio formava insediamenti abitativi sparsi e nuovi poderi agricoli.

A poco a poco ogni campo, ogni prato, i boschi, i declivi, i monti, ogni sentiero e contrada, le sorgenti, i ruscelli e tutti gli altri significativi aspetti del paesaggio ebbero un nome che li individuava e li circoscriveva.

Questo ricchissimo patrimonio di nomi di luogo sta purtroppo rapidamente scomparendo. Molti furono già perduti in passato, altri ebbero una vita incredibilmente lunga e arrivarono fino a noi. Ma gran parte di essi sta cadendo in un inarrestabile oblio, alcuni vivi soltanto nel ricordo delle persone anziane, altri ancora conservati nella memoria comune e nella toponomastica ufficiale, non si sa però ancora per quanto tempo.

Circa l'interpretazione dei nomi di luogo non sempre si riesce ad arrivare ad una definizione precisa e universalmente accolta. A volte il nome appare impenetrabile, altre volte fa chiaramente riferimento alla lingua altotedesca, in altre ancora appare evidente la sua collocazione in area veneta; il quadro complessivo mostra comunque una comunità impegnata in un accanito lavoro di trasformazione del territorio per renderlo coltivabile e fertile e nella costruzione di piccoli agglomerati di case.

Alcuni toponimi di Gallio

Bertigo: contrada a sud di Gallio, ai piedi del Monte Sisemol. Il nome è interessante perché getta luce sull'Altopiano del VI o VII secolo, nel periodo gotico o iniziale longobardo, agli albori del Medioevo. Il toponimo appare per la prima volta in due documenti del 1250 nella forma Bertivo. Il nome Bertigo è costituito dal nome personale germanico, gotico o longobardo, Berto, o più probabilmente Bèrtilo, più il suffisso prediale gallo-romano -ico, divenuto -igo. Indica un possesso fondiario ("fondo di Berto").
Chemplen: località fra la contrada Leghen e Bertigo. Il toponimo sembra un prestito dall'italiano col significato di "campo", che nella forma diminutiva ha Kemple: campetto.
Ferragh: monte a sud di Gallio su cui si eleva una cappelletta denominata Sacello. Il toponimo è documentato ancora nel 1500 ed è richiamato nel catasto napoleonico. Come attestano le citazioni del '500 il toponimo deriva da un originario cimbro fere-eck: "collina" o "costa degli abeti", in cui fere- deriva dall'a.a.t. FORHA, m.a.t. VORHE, da cui vengono il sud-tirolese forch(en), f.: "conifera-pino silvestre".Quindi Ferragh significherebbe "la collina del bosco di abeti", ricordo di remote boscaglie nelle ondulate colline a sud di Gallio, dove oggi trionfano ordinate praterie.
Echle: il toponimo è usato per designare i fianchi più o meno ripidi delle colline. Nel caso fa riferimento alla collina su cui sorge la chiesa parrocchiale di Gallio. Esso deriva da ecke, egge, n., plur. eckar, eckardar: "poggio, collina, costa, dosso".

 

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