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RICORDANDO
(19 MARZO 1922 - 22 SETTEMBRE 1938)
tratto dal libro "Gallio 1915-18 - Dramma
di un paese" edito dall'Amministrazione Comunale
di Gallio
Ricordo
sempre con commozione la data del 19 Marzo 1922. Dopo
tre anni d'intenso lavoro, la Chiesa, per lo zelo
instancabile dell'allora Arciprete Don Francesco Caron,
era finalmente sorta sulle rovine della Grande Guerra.
Dalla Chiesa baracca, in quel giorno abbiamo portato
processionalmente il Santissimo Sacramento ed ebbi
la ventura di celebrare nel nuovo edificio la prima
Santa Messa. Al Vangelo, rievocando i tristi giorni
del profugato, dissi: <<Nel nostro doloroso
pellegrinaggio attraverso a paesi e città non
sempre ospitali, abbiamo veduto ed ammirato chiese
e basiliche, ma benché fossero più ricche,
più belle più sontuose, pure il nostro
pensiero correva a questa nostra, che nella sua semplicità
ci pareva la più bella, la più cara,
perché ci ricollegava con i giorni più
santi della nostra esistenza, perché qui avevamo
lasciato il nostro cuore.
E' ben vero che essa non ci apparisce più con
lo splendore dei suoi marmi, la gaiezza dei suoi dipinti,
non ci sorridono più le belle e soavi immagini
della Vergine e dei Santi, che ne adornavano gli altari
e la cui vista, mentre eccitava le nostre anime ad
una filiale devozione, suscitava in tutti una sentita
confidenza.
E' ben vero che le preziose suppellettili, che le
sacre vesti, che gli ornamenti di valore accumulati
in tanti anni dalla fede dei nostri padri, più
non le contribuiscono quel carattere di solenne maestà
che infondeva nei nostri spiriti quei sentimenti di
profonda venerazione, con i quali seguivamo le care
funzioni liturgiche, che parlavano nel loro muto linguaggio
così soavemente ai nostri cuori; ma questo
squallore, questa austera povertà ce la rende
ancor più cara, perché essa al nostro
occhio apparisce come una grande convalescente appena
uscita da terribile malattia, che le ha fatto perdere
i vivaci colori del volto, i delicati lineamenti e
che spera, per l'amorosa assistenza de' suoi figli,
poter tornare al più presto al pristino stato
di floridezza.
E tornerà, e presto.
Questo lo esige la nostra pietà, il nostro
amore di figli, questo lo vuole la nostra fede radicata
nelle anime come le rocce dei nostri monti nelle viscere
della terra>>.
Ora è veramente tornata all'antico splendore.
La fede profonda, la sentita pietà hanno saputo
vincere tutti gli ostacoli. All'Arciprete anzitutto,
ed a tutti coloro che hanno contribuito a questa resurrezione,
come ambita ricompensa, le più elette benedizioni
del cielo.
Mons.
Giacomo Cav. Gianesini
Sacerdote Galliese
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