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PERSONAGGI
ILLUSTRI DI GALLIO E RELATIVE BIOGRAFIE
di
Giancarlo Bortoli
Tratto
dal Volume "GALLIO VICENDE DI UOMINI E DI PAESE
",
a cura dell'Amministrazione Comunale di Gallio 1990-1995
L'unico
storico che si accinse a raccogliere con metodicità
le biografie di cittadini illustri dell'altopiano
dei Sette Comuni fu, dopo il Maccà e il Dal
Pozzo, senz'altro Giuseppe Nalli (Epitome di Nozioni
Storiche ecc., - Vicenza 1895). Il suo lavoro andrebbe
oggi integrato e corretto con i risultati delle ricerche
storiche qua e là prodotte, e soprattutto aggiornato.
Tentativo questo che fu fatto da Angelo Costa - Ancos
- di Asiago.
1)
DALLA BONA GIOVANNI - Gallio - n. 1700 (?) m.
1770 (?)
2) FINCATI ANTONIO - Gallio - n.
1624 (?) m. 1702 (?)
3) FINCO DOMENICO - Gallio - n. 1866
m. 1938
4) FINCO ROCCO - Gallio - n. 7.11.1884
m. 19.04.1930
5) FRACARO GIOVANNI - Gallio - n.
1828 m.1898
6) FRACCARO BONIFACIO - Gallio -
n. 24.08.1839 m. 07.08.1906
7) FRACCARO DOMENICO - Gallio - n.
1600 (?) m. 1675 (?)
8) GIANESINI GIACOMO - Gallio - n.
1882 m. 02.11.1966
9) GIANNESINI MARC'ANTONIO - Gallio
- n. 1590 m. 14.11.1640
10) GIANNESINI GIOVANNI - Gallio
- n. 1720 (?) m. 15.06.1779
11) MARTINI NICOLO - Gallio - n.
1806 m. 05.03.1884
12) MUNARI ANTONIO - Gallio - n.12.09.1860
m. 27.06.1929
13) MUNARI GIOVANNI MARIA - Gallio
- n. 1805 m. 1888
14) PACCANARO GIAN DOMENICO - Gallio
- n. 1739 (?) m. 11.01.1801
15) PERTILE ANGELO - Gallio - n.
1798 m. 1863
16) PERTILE ANTONIO - Gallio - n.
10.11.1830 m. 04.03.1895
17) PERTILE BARTOLOMEO - Gallio
- n.? m.?
18) PERTILE BARTOLOMEO - Gallio
- n. 1720 (?) m. 1779 (?)
19) PERTILE GIACOMO - Gallio - n.27.02.1874
m.2.01.1924
20) PERTILE GIOVANNI ANDREA RAMPINI
- Gallio - n. 1732 (?) m. 1812 (?)
21) PERTILE GIUSEPPE - Gallio -
n. 1828 m. 1859
22) PETERLIN MELCHIORE - Gallio
- n. 1841 m. 1870
23) PLEBS DOMENICO - Gallio - n.
1770 (?) m. 1820 (?)
24) ROSSI GIUSEPPE - Gallio - n.
22.04.1850 m. 18.03.1905
25) SAMBUGARO PIETRO - Gallio -
n. (1900 circa) m.?
26) SARTORI ANTON DOMENICO - Gallio
- n. 07.02.1885 m. 13.11.1953
27) SARTORI CARLO - Gallio - n.
02.06.1838 m. 12.01.1909
28) SARTORI FRANCESCO - Gallio -
n. 29.03.1826 m. 09.09.1897
29) SARTORI FRANCESCO - Gallio -
n. 01.03.1835 m. 04.07.1903
30) SARTORI LORENZO - Gallio - n.
31.01.1805 m. 13.10.1885
31) SEGAFREDDO GASPARE (fu Matteo)
- Gallio - n. 1820 m. 1878
32) SEGAFREDO FRANCESCO - Gallio
- n. 22.06.1863 m. 19.02.1917
33) SEGAFREDO GIACOMO - Gallio -
n. 18.10.1865 m. 26.03.1938
34) SEGAFREDO MATTEO - Gallio -n.
1825 m. 24.02.1889
35) SEGAFREDO PIETRO - Gallio -
n. 14.02.1874 m. 29.06.1936
36) TURA FRANCESCO - Gallio - n.
1840 m. 1931
37) VALENTE G. MARIA - Gallio (?)
o Valstagna (?)
BIOGRAFIE
1) DALLA BONA GIOVANNI
di Gallio, nato nel 1700 (?), morto nel 1770 (?).
Bella intelligenza: compie i suoi studi in Padova
dove fu addottorato in medicina, fece in essa tali
progressi che i riformatori dello studio lo elessero
presto primo professore di medicina pratica nell'universita
di Padova (Storia del Padre Maccà).
2) FINCATI Don ANTONIO
di Gallio, nato nel 1624 (?), morto nel 1702 (?).
Terminato con plauso il corso de' suoi studi in Padova,
si adottorò in sacra teologia. In breve venne
in concetto di ecclesiastico non men dotto che pio,
per l'integrità de' suoi costumi. Il Cardinale
Vescovo Gregorio Barbarigo volle premiare il suo merito
coll'eleggerlo nel 1676 a Canonico Arcidiacono della
Colleggiata di Piove di Sacco ove visse con universale
edificazione e terminò i suoi giorni (Storia
del padre Maccà). La casa dove in Gallio trasse
i suoi natali è attualmente in proprieta di
altri Fincati, forse in origine di quella stessa famiglia,
ed esiste al lato sinistro dove incomincia la strada
che dalla piazza di sopra mette al Sisemol (sopra
l'architrave in pietra della porta maestra di essa
casa leggevasi la seguente iscrizione:
LDOM
A CI>I>CXVI F (1616)
3) FINCO DOMENICO
(salesiano, dottore, sacerdote) nato a Gallio nel
1866, morto a Faenza nel 1938 - Avviato giovanetto
alla Casa Madre dei salesiani di Torino per il sacerdozio
da lui scelto liberamente, conobbe personalmente e
fu anzi uno dei primi allievi del famoso e ora santo
D. Giovanni Bosco. Spiccò per virtù
e per amore allo studio nell'Oratorio e poi nei corsi
classici e teologici, con molto profitto. Raggiunta
la meta talare, fu dal Fondatore e grande educatore
della gioventù designato all'insegnamento nei
collegi dell'Ordine. Presso la Università piemontese
fu laureato in lettere e filosofia e per lungo tempo,
colle sue doti esimie e direttive resse i Collegi
di Faenza, Fossato (Cuneo) di Varazze (Savona) di
Macerata e ultimamente a Catania e Palermo, sicchè
si puo dire che conobbe tutte le regioni. Difatti
come pochi per esperienza seppe l'indole degli abitanti
e i dialetti vari, i costumi e l'ambiente, maestro
veneratissimo e valente. Di portamento eletto, versatile,
un animo fermo e pio sparse il metodo salesiano con
intelligenza e amabilita formativa. Legato sempre
dal più delicato e forte affetto alla terra
natale, non mancò mai di essere utile; ad es.
nel numero unico "Gallio ridonato alla sua
vita" tip. Antoniana - Padova, dopo vivi
sentimenti di pietà e di dolore per la distruzione
bellica esclama: "I figli risposero: gloria
a Gallio! Dall'alto dei suoi baluardi, coronanti l'orizzonte,
torna esso ad affacciarsi all'aure balsamiche, al
sole, alla vita; ed io lo saluto così come
lo vidi fanciullo nella nostalgia dei ricordi, colle
sue aurore dorate, col fulgore dei suoi meriggi, colla
luminostà dei suoi tramonti. Sia il mio saluto
di figlio auspicio di ogni bene". [Il suo
allievo prof. Giacomo Gherzi precisa che l'Amministrazione
comunale di Fossano lo chiamò a reggere il
Collegio-Convitto Civico, in stima del vescovo Manacorda
e per ordine di D.Rua, elevandolo a importanza; fu
coltissimo, di dirittura morale esemplare; a Faenza
in periodo difficile seppe accattivarsi la simpatia
di tutti, anche avversari; organizzò i cooperatori
e le cooperatrici, fece eccellere nell'Oratorio la
filodrammatica, la Banda e la Soc. Ginnastica "Fert".
L'Istituto, anzi, venne scelto a sede del Congresso
nazionale degli Oratori salesiani, onorato dal card.
Svampa di Bologna. Osservante della regola, fu sereno,
pronto direttore spirituale impareggiabile. A Varazze
svolse un'attivita meravigliosa. Ritornò a
Faenza dove morì ad anni 72, con 56 di professione
salesiana, direttore di istituto per 26 anni, proprio
l'anno prima delle sue nozze d'oro sacerdotali. ]
4) FINCO ROCCO fu Domenico
e fu Turra Maria (cavaliere, industriale) nato a Gallio
il 7 novembre 1884, morto a Dermulo (Trento) il 19
aprile 1930 - Uomo profondamente pio e buono, militante
nel solco delle direttive sociali della Chiesa, pioniere
della concia delle pelli, fu il maggiore di nove fratelli
rimasti senza padre. Esponente del Partito Popolare
Italiano e convinto della efficacia dei principi religiosi
e civili, armonizzati nel cittadino operaio, fu eletto
Consigliere provinciale di Vicenza e come tale difese,
propugnò e risolse i problemi della ricostruzione
dell'Altopiano invaso. Amico di D. cav. Rebeschini,
dell'on. Schiavon di Padova, di altri Uomini politici
e sociali ebbe i consensi di tutti i benpensanti.
Fu membro del Consiglio di Leva, Giudice Conciliatore
e presidente del Corpo musicale di Gallio, nonchè
della Commissione per il risarcimento dei danni di
guerra. Vero pater familias e integerrimo, aveva elevata
la propria azienda tra le piu note e serie del Veneto,
ma poi dovette subire il crollo del dopoguerra; e
fu rapito dalla Parca purtroppo molto giovane ancora,
quando cominciava a raccogliere i primi frutti della
sua opera schiva di ogni esteriorità. Buon
espositore, pieno di criterio pratico, il suo ricordo
è tuttora vivo; fisicamente di prestigio, leale
e concreto.
5) FRACARO don GIOVANNI
(1828-1898)
da Gallio - fratello dei sacerdoti Domenico e Bonifacio.
Arciprete a Merlara. Morto in concetto di santità.
Il sac. Bompiari Antonio ne scrisse la vita.
6) FRACCARO BONIFACIO fu Osvaldo
(sacerdote, dottore) nato a Gallio il 24 agosto 1839,
morto a Pernumia il 7 agosto 1906 - D'ingegno eletto
ebbe soda vocazione e dopo un'eccellente riuscita
nelle discipline classiche e moderne, conseguì
il dottorato di teologia e morale presso il Collegio
Sacro nella Facoltà Pontificia in Padova (1867),
di cui fu poi Preside (1879). Fu dal Vescovo voluto
alla cattedra della materia dogmatica in Seminario,
che svolse con profonda dottrina, tatto formativo,
convinzione e pratica. Per le sue spiccate virtù
sacerdotali ed i meriti venne nominato Esaminatore
prosinodale e Canonico della Cattedrale. Ricordevole
sempre delle sue montagne le amò con forte
nostalgia, colla sua vita integerrima e feconda di
meriti educativi. Penitenziere dal 1891, morì
ad anni 67 presso la canonica in Pernumia, essendo
in visita il fratello arcip.D. [........]. Stampò
saggi teologici e letterari, lascio qualche trattato
da repertare.
7) FRACCARO DOMENICO
di Gallio, nato nel 1600 (?), morto nel 1675 (?).
Pittore e poeta di molto pregio. Dipinse a fresco
il coro, la sagrestia, la navata destra e la cappella
di S. Modesto della vecchia chiesa arcipretale di
Asiago, e così pure la sala ed un camerone
di casa Carli ed altrove. Le sue poesie nella lingua
padovana, volgarmente detta pavana, in cui si distinse,
furono pubblicate colle stampe in un volume in quarto
che e divenuto rarissimo (Storia Bonato).
8) GIACOMO GIANESINI
(monsignore, insegnante, canonico) nacque a Gallio
nel 1882 - morì a Padova, il 2 novembre 1966.
Sacerdote nel 1905 - fu cooperatore e maestro a Mortisa
di Lugo Vicentino fino al 1912 anno in cui fu chiamato
dal vescovo mons. Pellizzo a Padova quale segretario
della Azione Cattolica diocesana; prestò servizio
nella Sanità nella grande guerra; nel 1919
venne eletto Segretario Provinciale del nuovo Partito
Popolare Italiano, grande scelta e carica di responsabilità;
amico personale di Don Sturzo. Ne attuò le
direttive con [molta] competenza sociale e fede per
cui ebbe grandi consensi. Colpito dal sorgente fascismo,
subì umiliazioni gravi e minacce anche estreme.
Il Cardinale Dalla Costa lo nominava assistente ecclesiastico
dell'Unione Femminile e nel 1932 assumeva il segretariato
dell'Ufficio Catechistico diocesano che espletò
fino alla morte: per benemerenze civili fu cavaliere
ufficiale del Regno, Cameriere segreto del Papa, nel
1947 canonico onorario. Quindi Presidente dell'Istituto
Camerini-Rossi, della Opera Asili Infantili di Padova,
dell'Orfanotrofio cardinale Callegari, membro del
Patronato scolastico, insegnante di Religione nelle
Scuole Statali "Belzoni - Liceo Scientifico"
Nievo. Mente acuta, eloquenza robusta, aveva tempra
di serietà ed attività sociale e politica,
compagno dei Roi, Murlin, Rosa, ing. Sguotti. Alieno
da partigianerie provocanti, pieno di zelo e di pietà
fattiva: aspetto molto riservato, ma largo di amicizie
forti e sincere.
9) GIANNESINI MARC'ANTONIO
di Gallio nato nel 1590, Uomo di alto sapere e di
molti meriti: conseguì importanti ed elevati
onori. Nel 1637 professore di S. Marco, il quale fu
Ambasciatore straordinario a Vienna. Nel 1638 Giudice
al Maleficio della Città di Crema: nel 1642
Giudice nella città di Verona: fu quindi creato
cittadino e gentiluomo Vicentino in pieno Consiglio
Grande della illustre Città: passo Auditore
in capo nell'esercito veneto sul Polesine presso l'Ill.mo
Co. Marco Giustiniano, Generale delle armi venete
in terra ferma. Morì a Vicenza il 14 Nov. 1640
rimpianto dagli amici, dai cittadini e dalla sua patria.
La sua salma per cura della moglie e della sorella
venne trasportata e sepolta in Gallio nella tomba
de' suoi maggiori. (Registro dei morti dell'Arcipretale
di Gallio).
10) GIANNESINI Dott. GIOVANNI
di Gallio. nato nel 1720 (?), morto il 15 Giugno 1779.
Medico fisico; inventò certo sistema sul movimento
sidereo, che veduto ed esaminato da vari letterati
di grido fu stimato degno delle stampe, e venne pubblicato
in Bassano coi tipi del Remondini, 1771. Morì
nella villa di Mure (Storia del Padre Maccà).
11) MARTINI NICOLO'
fu Domenico (sacerdote, arciprete di Asiago) - nato
a Gallio nel 1806 - morto ad Asiago il 5 marzo 1884
- Si può dire destinato a priori ad esser dalla
Provvidenza Pastore di Asiago, in epoca difficile;
ivi per 40 anni dall'8 ottobre 1845 esplicò
uno zelo altamente formativo e concreto. Apostolo
di carità, completo con sacrifici il Duomo
(murature) e fu assertore di patria Indipendenza anche
dall'altare, per cui patì dall'Austria persecuzione.
Amico dell'avv. Bortoli, Vescovi, Benetti ed altri
pionieri patrioti, fu amatissimo dal popolo, buon
predicatore. La fabbrica del Duomo, iniziata dal Cristiani,
venne da lui compiuta ripetiamo con tenacia, con entusiasmo.
Vicario foraneo, la sua figura e la sua opera apostolica
sono rimaste proverbiali; profuse tutto il suo patrimonio,
soccorse ammalati e tapini, visitava in ore meno appariscenti
i bisognosi con generosa elargizione. D'aspetto un
po' burbero, invece aveva un cuore grande. Giace nella
Tomba dei sacerdoti ad Asiago.
12) MUNARI ANTONIO
fu Domenico e fu Corà Domenica (sacerdote)
- nato a Gallio il 12 settembre 1860, morto a Roma
il 27 giugno 1929. Carattere mite, ilare come un S.
Filippo, fu testimone dei primi passi della Congregazione
Salesiana, ove entrò nell'oratorio il 3 agosto
1869, in Torino per percorrervi il ginnasio e il liceo
e quindi dei miracoli di San Bosco, in quanto dimorò
nella di lui casa madre di fondazione, avendolo come
suo direttore e confessore (fatto che sempre ricordò
con commozione).; vi fu avviato da giovanetto per
la carriera missionaria, cui tendeva. Compì
i regolari studi nella capitale piemontese, compagno
di Domenico Savio. Il 30 gennaio 1881 cominciò
il noviziato dell'ordine di S. Benigno Canavese e
il 6 giugno dell'anno dopo formulò voti perpetui,
consacrato sacerdote in Firenze il 18 dicembre 1886
da Mons. Velluti-Zasi, dei duchi di S. Clemente, vescovo
anzi arcivescovo metropolitano. Eminente per laboriosità
e fiducia dei Superiori, gli fu data la direzione
spirituale in Roma della Basilica del Sacro Cuore
al Castro pretorio il 17 ottobre 1888, dove spese
con larga messe di bene la lunga vita, fra la gioventù
studiosa, e il popolo. Esemplare nell'osservanza dell'Ordine,
nella considerazione di tutti spiegò il suo
ministero, specie nell'Oratorio come fra gli ex allievi
che trovarono in lui la guida sicura, prudente e sempre
superiore. A fine educativo soleva anche rallegrare
coi suoi spontanei versi, spesso finemente cesellati.
Riandando sovente a episodi della fanciullezza, benediva
a Gallio e alle montagne in cui nacque. Lasciando
un vasta eredità spirituale a coronamento del
suo lavoro di dedizione alla gioventù, spirò
in età avanzata in concetto di santità.
Ci piace riportare dal Numero Unico "Gallio
risorto" tip. Antoniana - Padova un suo brano
"Da questa Roma immortale il pensiero vola al
paese natio ... faccio voti che il mio popolo emuli
in virtù i suoi degni e gloriosi antenati!".
13) MUNARI GIOVANNI MARIA
(sacerdote, professore, dottore) - nato a Gallio l'8
luglio 1805 - morto a Padova il 6 settembre 1889.
Di presenza, tatto e istruzione completa; ecco il
ritratto del prelato che in Padova, dopo un tirocinio
di insegnamento nel Seminario, il 1874 venne dal Vescovo
eletto arcidiacono nella Cattedrale, col titolo di
D. Gregorio. Buon espositore, di valore accademico,
filosofo e moralista fra i primi, era stato precedentemente
Parroco a S. Maria dei Fiori, nominato canonico residenziale
nel 1859 e successivamente funse da Vicario Generale
nel 1870 del Vescovo Manfredini, nella vasta Diocesi.
Fu tesoriere della Curia e come Vicario ebbe ad acquistare
molte aderenze ed amicizie notevoli; fu confessore
di famiglie cospicue e consigliere. Era laureato all'Università
e quindi nella Facolta teologica; fu esaminatore presinodale
per 51 anni. Amantissimo della natia Gallio, vi passava
le vacanze, cooperando umilmente a tutte le iniziative
atte a portare il paese ad un rango migliore per l'avvenire.
Morì ottantaquattrenne, da tutti compianto.
14) PACCANARO ab. GIAN DOMENICO
di Asiago, nato nel 1739 (?), morto nel 1801 Gennaio
11 a Schiavon. Appartiene a Nob. ed illustre famiglia
di Gallio (Storia del Padre Maccà). Fu professore
Schiavon pubblico di filosofia in Padova. Pubblicò
colle stampe un'opera divisa in tre tomi col titolo:"Elementi
di Matematica", la quale meritò ultimamente
una seconda edizione. Morì a Schiavon nel Vicentino.
15) PERTILE Dott. ANGELO
di Gallio nato nel 1799, morto nel 1863. Medico distinto,
di robusta coltura. Molto intelligente nell'arte della
sua professione: fu sepolto nel Cimitero monumentale
di Vicenza. dove una lapide sepolcrale degnamente
lo ricorda con la seguente iscrizione latina:
ANGELO
PERTILE
MEDICO
QUI SALUTI PUBBLICAE PRIUS BELLUNENSIS
DEIN VICENTINAE PROVINCIA PRAEFECTUS
PATER FAMILIAS AMANTISSIMUS SOLER FRUGI
LITTERIS NON MODICE IMBUTUS
MEDICA ARTE PERITISSIME USUS
IN MAGISTRATU GERENDO MITIS
IUSTITIAE ET PUBBLICO BONO MAXIME STUDUIT
NATUS GALLII VII. ID. MART. MDCCXCVIII
OBIIT IN DOMINO XII KAI. FEBR. MDCCCLXIII
FILIUS POSUIT CUM LACRYMIS
16)
PERTILE ANTONIO
fu Angelo (professore, dottore, docente universitario
fondatore della Storia del diritto civile It.) - nato
a Gallio il 10 novembre 1830, morto a Padova il 4
marzo 1895 - Figlio di padre medico (biografato questi
dal Nalli) sortì una mente geniale negli studi
del diritto, da tutti i giuristi ritenuto insuperabile
e celebratissimo anche all'Estero. Si formò
insegnando - docendo discitur - un patrimonio spettacoloso,
un acume straordinario, scrisse il Polacco, e irradiò
dalla cattedra l'opera sostanziosa. Dopo il massimo
esito nei corsi classici in Padova, riuscito primo
e vinta una borsa per l'università di Vienna,
ivi nel 1852 e aggiunto di concetto al Ministero dell'Istruzione
e consegue il dottorato nella capitale austriaca,
perfezionandosi poi in quella di Gratz. Appena ventisettenne,
il Thun lo assegna per l'insegnamento della nuova
materia - storia del Diritto - secondo le direttive
del Savigny - all'Ateneo patavino. Improvvisato maestro
di fiducia, in breve assimila le nozioni più
profonde del ramo, in relazione a tutta la congerie
dei Codici e dei documenti del passato, sulle tracce
del Walter e inizia il suo improbo compito fra l'invidia
e la lotta sorda di attempati colleghi. La sua tesi
di laurea in Padova, il 15 novembre 1855, circa il
pegno legale sugli "illata et invecta"
pubblicata in Venezia (tip. Merlo, 1895) fu come un
lampo precursore del suo metodo e del suo ingegno
superiore (Eco dei Tribunali - Sez. II - anno VI -
1896).
La sua squisita affabilità e la potenza del
suo intelletto finiranno ben presto a disarmare tutti
i ripicchi, salendo in seria fama per il vasto disegno
che solo dopo tre lustri di indagini e di applicazione
scientifica decide di mettere alla luce e che poi
in un triennio complessivo di ricerche e di pensiero
completerà, dando nel 1887 i sei volumi "Storia
del Diritto Italiano dalla caduta dell'Impero alla
codificazione" . Il primo volume usci dalla
tip. Salmin, Padova 1880, edizione completa II°
Utet, Torino 1896. Concepimento e realizzazione senza
precedenti, l'oggetto e talmente esteso e difficile
da far tremare le vene e i polsi - dichiarerà
il suo discepolo il sen. Tammasia Nino - poichè
riguarda tutte le fonti del diritto pubblico, privato,
giudiziario, penale nelle secolari loro vicende, nell'intreccio
delle modifiche di istituti e di leggi positive, in
un paese frazionato come il nostro con norme di ceppo
diverso d'importazione, spesso antitetiche; e il tutto
su documenti indecifrabili, talora apocrifi, tratti
da archivi polverosi e tarmati; era come trar seta
da una arruffata matassa, specie per il periodo labirintico
del nostro diritto intermedio; canonico, germanico,
barbarico.
Stoffa quindi di organizzatore e di critico costruttivo,
non avendo labili indirizzi nell'Albini (Torino) nello
Sclopis, nel Capone (Due Sicilie) e nel Forti. Collabora
intanto nel Digesto italiano e nella Nuova Antologia
(Utet, 1895 Torino vol. XXII° - parte II^) trattando
degli Statuti municipali e della loro influenza sul
diritto privato. Mirabile lo stile chiaro e classico,
installatogli da mons. Dalla Vecchia, quando fu nel
collegio di S. Caterina in Venezia allievo studiosissimo,
tanto da sapere a memoria tutto Orazio e comporre
distici latini. Sino al 1889 per incarico insegnò
anche il diritto ecclesiastico, sicché fu suo
merito se colla scomparsa del suo esimio cugino, l'ab.
G. Batta Pertile, tale corso regolarmente continuò
nell'Universita. Nel 1865-66 sostituì il Dalluske
nell'insegnare il diritto commerciale, bancario e
marittimo e per ben 16 anni tenne la scuola di istituzioni,
allora detta di enciclopedia giuridica, attendendo
nel contempo a un corso libero di esegesi sulle fonti
medioevali. Attività miracolosa, vastità
e sicurezza che strabiliano!
E poiché per lui la storia esce ammonitrice
anche dai piu minuti frammenti delle dissepolte reliquie,
pubblicò studi di minore mole, ma di somma
importanza:"Sugli ordinamenti politici amministrativi
di Padova, nel sec. XII°" Randi, 1883
"I laudi del Cadore" 1889; "I
laudi di Vallesella" tip. Seminario - Padova
1888 "Gli animali in giudizio", monografia
sul "Codex Longobardiae", l'istituto
dell'assenza, il fondaco dei Tedeschi ecc. in Relazioni
accademiche (30 maggio 1886 - vol. II° e IV°
Nuova serie - Archivio Veneto). Paladino in perfetta
comprensione della scuola naturale e storica "II
diritto della Dalmazia - scrisse - fu un riverbero
della civiltà italiana, la quale e per natura
espansiva e per la veneta dominazione stampò
larga orma come nella lingua cosi nel diritto"
(Archivio Giur. 1881); ebbe estimatori e amici di
prima grandezza, quali il Ficker, il Flak, il De Rosire,
il Drilandi, la Manta, il Bollati, lo Exver; lo riverirono
fra i massimi e pubblicamente il Cantù, che
fu recensore del primo volume della sua Storia, il
Lampertico alla Academia dei Lincei, lo Sclopis che
lo ritenne una competenza inarrivabile. Eppure fu
di una umiltà francescana, consigliere eletto
in piu Comuni rurali e solerte sindaco di Strà
dove soleva godere i suoi scarsi ozi autunnali, fondò
la Cassa Rurale e vi venne sepolto. Revisore dello
Statuto dell'Università di Padova, ed anzi
relatore, ebbe uno stuolo di allievi degni, quali
il Polacco, il Tamassia e altri futuri maestri. Conciliò
sempre la convinzione religiosa e praticata colle
conquiste della scienza e delle più alte idealità
educative, concependo la vita come una somma di doveri
e l'insegnamento un apostolato come Contardo Ferrini.
L'elogio migliore fu steso dal sen. prof. Polacco,
in un'orazione tenuta nell'Istituto Veneto, 25 aprile
1897 e pubblicata (Tipolito Ferrari - Venezia). L'ab.
Pertile G.B. rivolse, commemorando il di lui padre
dott. Angelo in "Memorie funebri antiche e
recenti" vol. VII°" - Padova ed.
Prosperini 1863 pag. 45-57 questo presagio appieno
avverato: "Spiega, tu o Antonio, chiara luce
la dove quei del tuo sangue che ti precedettero non
hanno potuto mandare che raggi languidi e fia che
per te gli alpestri Sette Comuni da cui traendo origine,
si aggiunga anche dal nostro nome qualche retaggio
di onore!" Venticinque anni dopo nella grande
Aula comunale di Asiago, precisamente il 25 agosto
1889, in persona il grande Maestro ripagava l'illustre
cugino con una splendida commemorazione, data alle
stampe in Padova tip. Seminario 1890. Cupido di sapere,
fuggiva i ritrovi, s'immergeva in una biblioteca sua
privata, cospicua ed ordinatissima: preferiva la famiglia;
sposò Anna d'Amberg, fu padre modello (il figlio
Gino fondò a Singapore un'importantissima casa
commerciale), forte nei dolori e nelle traversie della
vita logorato da intensa produzione e da sciagure,
volse in vecchiaia precoce, perdendo la vista e l'udito
per cui dovette abbandonare la scuola che parve riprendere
nel 1895. Invece ricadde per sempre.
Il 19 novembre 1895 nell'Università di Padova
ne tesse l'elogio il prof. Tamassia, suo successore
(tip. Randi, Padova 1895); il 7 aprile 1895 per primo
l'on. Attilio Brunialti (tip. Alpina - Asiago 1895)
e alla Academia di Torino il prof. Cesare Nani - seduta
I marzo 1896, Atti estr. Clausen. Nell'aula B dell'Università
di Padova, una lapide dedicatagli dice: "Qui
interrogati con severe discipline i monumenti del
nostro antico diritto - da ANTONIO PERTILE dissero
all'Italia nuova - le glorie del passato - le promesse
dell'avvenire". Basta tale Nome, o alpigiani,
per immortalare davvero il nostro Popolo!
17) PERTILE BARTOLOMEO
(sacerdote salesiano, professore) nato a Gallio il
[....], morto a Sondrio il [....]. Sotto la paternità
di D. Bosco agli Artigianelli di Torino, raggiunse
giovanissimo la meta sacerdotale; disceso da Gallio
nel 1879 per finirvi il ginnasio a Torino nella congregazione
salesiana, fu il primo dell'Altopiano - scrive il
Direttore del collegio Manfredini in Este - padre
Ghibaudo, ad entrare nelle schiere dei salesiani e
a far conoscere l'opera loro, suscitando numerose
vocazioni. In S. Benigno fece il noviziato e i corsi
filosofici, dando le prime prove apostoliche a Varazze;
Don Bosco in persona lo destinò in Spagna nelle
case di Sarrià, Siviglia e Utrera dove trascorse
15 anni; fu fatto sacerdote a Barcellona nel dicembre
1886. Era dello stampo originario di D. Bosco, paterno,
gioviale e coraggioso; tornato in Italia fu segretario
dell'Ispettore D. Mose Veronesi a Mogliano Veneto
e poi confessore negli istituti di Sondrio, Conegliano,
Verona, Chioggia e infine ad Este. Ebbe incarichi
spirituali dal Vescovo di Padova; fu l'uomo della
Regola, simplex et rectus, pieno di bontà operosa
nei 52 anni di professione e 46 di sacerdozio. Mentre
stava facendo la solita visita ai malati del Collegio
in Este e interrogando un fanciullo nel catechismo
fu colpito da paralisi, purtroppo durò dieci
giorni di agonia, spirando la festa di S. Giuseppe,
settantenne.
18) PERTILE BARTOLOMEO
di Gallio, nato nel 1720 (?), morto nel 1779 (?).
Ingegnere ed Agronomo distinto. Nel giornale d'Italia
di Francesco Greselini, scrisse intorno al sistema
di rinnovare i prati vecchi, descrisse un nuovo utilissimo
istrumento da applicarsi all'aratro (Storia del Padre
Maccà).
19) PERTILE GIACOMO
fu Domenico e fu Finco Maria - (commendatore, avvocato,
dottore, console, diplomatico emigr.) - nato a Gallio
il 27 febbraio 1874, morto a Colonia il 2 gennaio
1924. Uomo di bell'aspetto, alto, profilo marcato,
capelli neri, portava il pizzetto. Di condizioni assai
povere per esser figlio di un boscaiolo, d'intelligenza
spiccata e cuore d'oro, vincendo borse di studio,
potè fare i corsi classici a stento e poi conseguire
in Padova la laurea in giurisprudenza; esempio da
classificare nel "Volere e potere"
del Lessorsa! Aveva un'innata passione per i libri
e, per procurarseli, fece il manovale; si diede ai
problemi sociologici, si avviò nella carriera
diplomatica, apprese parecchie lingue e specie la
tedesca. Sodo conferenziere, articolista di vaglia,
portò nell'azione emigratoria criteri e indirizzi
sani, emulo del Loria, dell'Ottolenghi e del Totomianz.
Così diede al torchi lavori e studi importanti,
anzi basilari sulla politica della emigrazione lavorativa
operaia, di cui rimane pioniere tecnico e pratico.
Visitò vari paesi esteri vivendo coi connazionali
pei cantieri, sempre ardente di amor patrio a fatti;
così riassunse con una preparazione giuridico-economica
e storica veramente profonda e completa i risultati
della esperienza e le direttive, in un grosso volume
edito dalla casa Bocca di Torino "La rivoluzione
nelle leggi dell'emigrazione" vera enciclopedia
di quanto si sia mai detto, risolto o proposto in
oggetto per trarne solide norme moderne. Inserito
nella biblioteca delle Scienze sociali (vol. LXVII°)
è un trattato documentale di primo ordine.
Altro lavoro gli valse precedentemente lodi: "I
nostri emigranti in Germania" ed. Nerbini
- Milano. Per poco esercitò l'avvocatura, fu
alcun tempo in Milano, poi in Svizzera e coprì
quale funzionario di alto consiglio cariche centrali
di Governo presso il Ministero degli Esteri in Roma;
fu alcun tempo direttore generale per l'emigrazione.
Fu insignito del cavalierato della Corona, dei S.
Maurizio e Lazzaro e quindi commendatore dell'Ordine
di Nassau. Nel periodo del profugato tutelò
gli interessi dell'Altopiano per il risarcimento dei
danni bellici, sostenne l'Unione 7 Comuni, gioì
per la rinascita "or risorgi - dettava
nel Numero Unico - Gallio ridonato alla sua vita"
- "al mio cuore due volte sacra o patria mia!"
Amico del dotto vescovo di Vicenza, mons. Rodolfi,
fu Vice-Console a Dusseldorf, Console poi a Colonia
e consigliere presso l'Ambasciata d'Italia a Berlino.
Nella piena maturità, colla certezza di un
avanzamento superiore, la Morte lo ghermì cinquantenne,
mecenate generoso degli operai. Giace nel Cimitero
di Gallio, come di sua ultima volontà.
20) PERTILE GIOVANNI ANDREA RAMPINI
di Gallio. Nato nel 1732 (?), morto nel 1812 (?).
Perito agrimensore; eccellente meccanico ingegnere
ed architetto civile, era stato discepolo del famoso
Bartolomeo Ferracino. Nel citato giornale del Greselini
pubblicò varie lettere indirizzate al chiarissimo
Signor Giovanni Arduino, allora sopraintendente delle
cose d'economia rusticale, nel quale svolse maestrevolmente
e tratto sul modo di abbrucciare i terreni innanzi
la semina, su vari oggetti di agricoltura e su vari
effetti della neve. Produzioni di sua architettura,
civile, fra altro, sono i disegni delle chiese di
Gallio e di Canove (Storia del Padre Maccà).
21) PERTILE GIUSEPPE
di Gallio, nato nel 1828, morto nel 1859. Un giovine
pallido dai capelli neri, dall'occhio grande, fisso,
severo. Lo sguardo lungo ed intento lo palesava osservatore
acuto. Parlava poco e sommesso. Balenavano nel suo
volto sorrisi sdegnosi, Viveva solitario, era povero.
La madre gli era morta, e la aveva pianta tanto! Disceso
dalle Alpi dei Sette Comuni si era recato alla scuola
in città (Vicenza) (Testuali parole del chiariss.
ed illustre scienziato Commend. Paolo Lioy, il quale
nobile e gentile d'animo com'è volle al compianto
suo amico Pertile rendere gli ultimi cittadini onori
col tessere e quindi leggere nell'Accademia Olimpica
di Vicenza la sua biografia. Veggasi giornale della
Provincia di Vicenza 17 febbraio 1878 N. 41). Passò
quindi agli studi di legge nell'Università
di Padova. Quivi, come a Vicenza, amico, fido compagno
e collega a Paolo Lioy, ad Emilio Boschetti, a Pietro
Ellero, a Ettore Scipione Righi, a Marchetti, a Cobbe,
a Gamba. Il Pertile era poeta; un unico bel saggio
de' suoi versi uscì stampato nel 1854. Era
fervido patriota: volontario prese le armi per la
indipendenza italiana; ma affranto dalle insuete fatiche
militari, morì tisico, lontano dai suoi e dagli
amici nell'Ospitale di Modena in sul fior della gioventù
e delle piu belle speranze.
22) PETERLIN MELCHIORRE
Dottore di Gallio nato nel 1841...., morto nel 1870.
Caro giovine, gentile, di belle speranze, di nobili
e generosi sentimenti. Era appena laureato in legge
nella università di Padova, quando nel 1866
venne additato e scelto, siccome giovine di versatile
ingegno, a segretario particolare del Commissario
del Re a Padova, Gioachino Pepoli. Nel tempo di quel
suo breve pubblico servigio scrisse in appendice della
Gazzetta di Venezia un'importante memoria di interesse
economico intorno a questi Sette Comuni, cui portava
caldo affetto e dei quali era ben degno figlio. Presto
prese moglie e presto sventuratamente questa gli morì,
per la qual cosa desolato ed affranto dall'immenso,
dolore, nella stessa fossa rorida ancor di pianto
e non ben rimarginata ei pure poco dopo vi cadde,
e così ricaddero in nuovo lutto i parenti,
i molti amici e la patria.
23) PLEBS DOMENICO
di Gallio, nato nel 1770 (?), morto nel 1820 (?).
Sorti i natali in contrada Pozzo di Gallio. Ancor
giovanetto artigianello manifestò inclinazione
all'intaglio nel legno. Si istruì da se nell'arte;
presto abbandonò il natio paese, si trasferì
ed aperse negozio in Verona a cui accorreano gli intelligenti
da tutte le parti ad ammirare que' di lui stupendi
lavori. Ricercato da un Principe tedesco si recò
a Vienna, dove morì ancora in fresca età,
lasciando colà molti e pregevolissimi lavori
di sua professione. Qualche saggio delle prime sue
prove nell'arte trovasi tuttora in Gallio nella chiesa
Arcipretale, e fors'ancora nella sua casa paterna
(Ebbi alcun estremo della vita di quest'artista dalla
gentilezza del Signor Pietro Cappellari Segretario
di Gallio. Veggasi all'uopo anche storia del Maccà).
24) ROSSI don GIUSEPPE
nato a Gallio il 22.4.1850 e morto a Sarcedo il 18.3.1905
- Insegnante stimatissimo in Seminario di Padova.
Nel 1861 [passò] alla cattedra di filosofia
e morale. Nel 1861 pubblicò una grammatica
della lingua latina ad uso del Seminario. Nel 1869
eletto parroco a Grumolo di Pedemonte ivi rimase fino
alla morte, oltremodo onorato e ricordato come ottimo
Pastore e tutto amante delle lettere classiche.
25) SAMBUGARO PIETRO
(pubblicista) fu Giacomo e Maria Lunardi, nato a Gallio
il 23 dicembre 1844, morto a [.....] nel 1929 (?).
Penna agile, cuore sensibile, buona cultura moderna
ne fecero un giornalista spontaneo e di vaglia, sempre
conscio della sua missione di pensiero e di educazione
civile. Troviamo suoi scritti sotto i pseudonimi "Cimbro"
e "Actesio" in "Scintilla" di
Vicenza, nel "Corriere della Sera", sulla
"Domenica" [nel 1805], nel "Berico",
circa vari argomenti anche folcloristici e storici
dell'Altopiano: cosi in "Filologia moderna"
sul sistema numerale dei 7 Comuni (Venezia 1901) ecc.
E' da ricercare la sua vasta e dotta produzione, come
anche tutti i dati biografici che vanno intorno al
1900. Un cenno sta anche nel numero unico per l'inaugurazione
del Ponte di Roana (1906). Collaboratore degli [Scotton]
nella "Riscossa" di Breganze. Studiosissimo,
colla tenacia di un Alfieri.
26) SARTORI ANTON DOMENICO
(sacerdote, professore). Nato a Gallio il 7.02.1885
e morto a Padova il 13.11.1953. Esplicò il
sacerdozio ad Agna, Alano di Piave e Quero. Si laureò
in teologia con grande successo in Roma presso l'Accademia
di S. Tomaso. Cappellano sul fronte, venne scelto
segretario dal vescovo mons. Beccegato di Ceneda.
Tornato a Padova, fu consigliere della Accademia universitaria
di filosofia, e vinse nel 1943 il premio "Marzotto".
Docente della Università di storia e filosofia
pubblicò parecchi volumi edit. Mariotti di
Torino, sia sociali che di profondo pensiero, fra
i quali segnaliamo: "Propedeutica della storia
del Dogma" - 1926; "Il Dogma della
Trinità" - 1924 "Gaetano di
Thiene e gli avverroisti" 1936 "Concetto
di ipostasi e l'eunesi" - 1927 - Mariotti
- Torino: "Il Dogma della Didachè"
nel corpus dionisiace e "La visione beatifica"
- 1927. Ma il suo capolavoro e "La Storia
della Federazione dei 7 Comuni" edita a spese
del Comune di Gallio, documentatissima, integra e
di uno stile limpido. E' per la tesi anticimbra, come
gia l'ab. Costa .
27) SARTORI CARLO
di Gallio (sacerdote, teologo, cancelliere) - nato
il 2 giugno 1838, morto a Padova il 12 gennaio 1909
- Pure ingegno scelto, di meta in meta raggiunse la
carriera ecclesiastica in Padova fra generale edificazione.
Si affermò tosto nel trattare problemi anche
sociali, superiore dell'Azione Cattolica diocesana,
predicatore fervido, ottimo latinista e poeta latino
("distici" pubblicati in varie occasioni).
Direttore spirituale della [.....], fu nominato Protonotario
apostolico da Papa Leone. Fu redattore del Bollettino
ufficiale per la celebrazione del II° centenario
del Beato Barbarigo (1897), stretto in amicizia con
l'ab. Poletto, il Bonato, il Grasselli e mons. Augusto
Colpi. Elevato a Canonico residenziale della Cattedrale
dal Card. Callegari nel 1903 e vicario poi nel 1889
venne nominato dal Papa Protonotario apostolico. Tutta
la sua vita fu azione instancabile, intelligente,
pastorale. Fondò cogli abati Selmi e Perin
e diresse il "Foglietto della Domenica",
Bollettino diocesano, durato 82 anni (maggio 1867
al 1948). Amatissimo della terra avita e benefattore.
28) SARTORI FRANCESCO fu Carlo
nato a Gallio il 29 marzo 1826, morto il 9 settembre
1897 - Di vivace intelligenza, studioso e zelante,
per oltre 40 anni funse da parroco a Campese (Bassano)
acquistando meriti e stima generale; raccolse e pubblicò
le "Iscrizioni Merliniane" (1887)
cioè di Merlin Cocai, il poeta burlesco [di
Polengo, 1546] che ivi ha la tomba. Per la sua opera
altamente patriottica ebbe le insegne di cavaliere
di S. Maurizio e Lazzaro.
29) SARTORI FRANCESCO fu Lorenzo
di Gallio (abate, sacerdote, professore di Seminario),
[nato il 1° marzo 1835, morto a Mandriola il 4
luglio 1903] - Versatile, facile ad apprendere quando
leggeva, fu in relazioni letterarie e scientifiche
col Balan, il De Vit, il Gloria; amico ed ammirato
dal Bonato, diede ai torchi parecchi suoi temi ben
presentati e sviscerati; ricercatore e divulgatore
storico fece le cronistorie di Mandria, Carbonara,
Voltabarozzo, Selvazzano, Roncagliette, Boccon, [Mestrino],
Villa del Bosco, Sarmeola, Monteortone, Creola ecc.
nel padovano, molto consultate ancor oggi nonchè
le biografie di D. Luca Passi, "Fondatore
delle [Dorotee], tip. [Seminario] 1883" del
sindaco di Bartolomea, delle famiglie Piacentini
di Creola, dei Pellizzari di Rotzo (1902), dell'ab.
Paccanaro di Gallio, cenni su Jacopo da Ponte e albero
genealogico. Ancora una memoria sul santuario
di Monte Ortone, ed una guida delle chiese della
diocesi di Padova (tip. Giammartini - Padova 1884),
"Capellano a Selvazzano, pellegrino moltissimo
in [....] relatore dei [campeggi marittimi] dell'Azione
Cattolica" . Ingegno come si capisce vasto,
intuitivo. Da notarsi di lui i cenni sugli uomini
notevoli di Gallio e sul santuario del Buso. Le
sue opere son elencate nel dizionario di mons. Rumor
(Vicenza). Queste sue cure elette non distrassero
mai dalla più zelante cura di anime, in vari
posti. Pubblicò "Cerimoniale per la
Prima Comunione" tip. Seminario 1871 e [
"Gallio e le sue Chiese" Tip. Seminario,
Padova 1879].
30) SARTORI LORENZO
nato a Gallio il 31 gennaio 1805, morto a Padova il
13 ottobre 1885 (monsignore, cancelliere) - Eminente
per senno e per dottrina, instancabile nell'esercizio
del suo ministero. Dal 1856 al 1858 fu direttore spirituale
del Seminario e Rettore dal 1858 al 1865. Fu installato
Decano nel 1874 presso la Cattedrale di Padova col
titolo di S. Fidenzio. Canonico nel 1860 nel periodo
delle leggi eversive e di incameramento dei beni ecclesistici,
dimostrò grande capacità e preparazione
tecnica in delicate mansioni. Nominato Vicario generale
della diocesi, seppe tutto riorganizzare, a tutto
riparare, salvando patrimoni in pericolo; fu perciò
il braccio destro dei vescovi patavini dell'epoca.
Benemerito confessore delle Eremite, economo del Seminario.
cappellano a Gallio, per 20 anni fu parroco a S. Giorgio
in Perlena.
31) SEGAFREDDO GASPARE fu MATTEO
di Gallio nato nel 1820, morto nel 1878. Uomo di geniale
presenza, di colorito traente al fulvo, la fisionomia
del quale a primo intuito palesava mitezza di animo
e bontà di cuore; fornito di censo fu industriale
d'importanza nelle concerie; utile a se e molto al
paese; onesto, anche talvolta sino al sacrificio,
per l'altrui poco delicata coscienza. In qualità
di Sindaco resse per più lustri con molta abilità
e saviezza il nativo suo paese: in difficili tempi
mantenne l'ordine che minacciava rompersi, con soddisfazione
del pubblico e dalle preposte magistrature nazionali
politico-amministrative. Da solo seppe disarmare una
turba di suoi compaesani riottosi agli agenti di pubblica
forza (tant'era la potenza delle nobili sue prerogative!);
in altra ricorrenza pronto ed efficacemente contribuì
a frenare l'ingordigia degli abitanti di alcune contrade,
i quali sobillati da altri interessati, prossimi vicini,
tentarono a frotte ed in massa di invadere i boschi
del Consorzio dei Sette Comuni (ex Reggenza) nella
parte di Galmarara, dove furono colti, in atto di
taglio, da un Battaglione dei reali bersaglieri che
li arrestarono in numero di 173. Da ultimo accasciato
per la morte dell'amata sedicenne sua figlia di rara
bellezza e virtù, si chiuse nel dolore, ammalò
e dopo vari anni di infermità morì nella
sua villa di Campese, colla coscienza del giusto,
fra le braccia dell'adorata sua sposa, confortato
colla presenza dei diletti suoi figli, fra i quali
Francesco (Il Ch. Prof. Francesco emerse negli studi
classici, tanto che dopo terminati gli anni dell'Università,
il nazionale governo gli accordò per meriti
una pensione, acciò potesse continuare gli
studi di perfezionamento presso qualsiasi Università
di Europa fra le quali prescelse le suole ordinate
e severe di Germania) attuale distinto professore
e direttore delle scuole ginnasiali pareggiate di
Bassano.
32) SEGAFREDO FRANCESCO fu Gaspare
(dottore, professore, cavaliere) nato a Gallio il
22 giugno 1863 - morto a Rosà il 19 febbraio
1917 - Fratello del citato Augusto, fu plasmato dai
genitori (l'industriale della concerie) a virtù
domestiche e cittadine; vivace e tenace d'ingegno,
vinse i coetanei nell'apprendere e nel ritenere. Dal
collegio di Bassano, fu alunno esterno del Seminario
in Padova e nel 1881 fu licenziato dal Liceo Tito
Livio per passare all'Università che gli diede
il lauro di dottore in lettere il 13 luglio 1885 sulla
tesi greca "Dionigi d'Alicarnasso e le sue
opere teoriche" , con premio. Cupido di approfondirsi
nelle filologia comparata e negli idiomi neolatini,
vinse un concorso di perfezionamento all'estero (borsa
governativa) e scelse la severa Germania dove a Monaco
ebbe per maestro lo storico Ludovico Pastor, del quale
raccolse a penna 45 quaderni di lezioni. Poco dopo
e a Innsbruck (1887) per studiare il Cervantes, il
Goethe, lo Shakespeare, indi a Zurigo ove conobbe
il Beloch. Con viaggi in remote contrade continentali
e marittime, completò il suo gia vasto sapere
geografico e storico. Fecondò i suoi continui
rapporti scientifici e letterari con Lampertico, lo
Scholl, Steyman, e l'Hartling nonchè di pensiero
e insegnamento con Tullio Gnesotto, i prof.ri Roncato,
Marzarotto, Serena, Crispolti e ab. Poletto. Volle
esser figlio morale e letterario del Manzoni che su
tutti prediligeva, imitatore nel celibato per la scienza
con convinzione e pratica aperta di religione di Contardo
Ferrini. Mancatogli il padre in tenera età,
fu a capo di tredici fratelli orfani che lo adoravano.
Insegnò dapprima anche nel collegio Vida di
Cremona (dove eccelse padre Ferrazzi!) e successore
al prof. Brentari Ottone, per ben 26 anni resse la
cattedra nel ginnasio Brocchi di Bassano. Compose,
inedito dal 1895, un diario con quotidiane meditazioni
sulla vita, poi un'antologia tutt'ora manoscritta.
Presidente del Patronato scolastico, membro del Consiglio
provinciale della Istruzione e dell'amministrazione
comunale di Rosà, deputato al Museo civico
di Bassano, non trascurò mai gli interessi
dell'Altopiano, amò il paese natale. Principalmente
per i suoi meriti il ginnasio di Bassano fu elevato
a Liceo; il 4 aprile 1943 1'istituto, dove spese la
sua vita di formazione della gioventù studiosa,
gli dedicava una lapide nell'atrio con effigie a mezzo
busto (dovuta al prof. Strazzabosco) splendidamente
incorniciata. Traduciamo la bella epigrafe: "Francesco
Segafredo in questo Ginnasio compì opera egregia
di insegnamento per profondo sapere nelle lettere
greche, latine ed estere - peritissimo nella storia
e nella geografia anche per viaggi e ricerche di luoghi,
costumi e monumenti - mirabile per modestia e pietà
a Dio - alla Patria - alla Famiglia - sapeva infondere
con paterna bontà entusiasmo negli allievi
per i tesori veri della istruzione". Ancora e
da menzionare che pubblicò una biografia su
D. Francesco Sartori di Gallio, parroco a Campese;
istituì a Gallio la scuola privata preparatoria
al ginnasio e restaurò il sepolcro del Folengo
(Martin Cocai) a Campese. Figura incisiva, faccia
serena, occhio puro e penetrante, parola franca e
dotta "attinse sapienza, amore e virtù
onde fu consolata la sua morte e fregiata la sua vita",
cosi l'epigrafe dei Colleghi, mentre il prof. Marzarotto
riassumeva il generale tributo di commozione dinanzi
alla sua fossa, definendolo "homo sapiens
et mitis".
33) SEGAFREDO GIACOMO
fu Gaspare e Vittoria Bortoli (cavaliere ufficiale,
dottore, professore) nato a Gallio il 18 ottobre 1865
- morto a Padova il 26 marzo 1938 - Fin si può
dire dalla infanzia amante del sapere, d'indole molto
osservatrice speditamente iniziò gli studi;
prese la laurea in lettere all'Ateneo di Padova con
massimi punti. Con vincite nei vari concorsi, coperse
successivamente le cattedre di materie classiche a
Feltre, Moncalvo, Mortara, Rovigo e Lucera, portando
ovunque luminose prove di chiarezza, perspicacia e
zelo nell'insegnamento. Fu un esempio vivente di probità
e di attività. Promosso a Lodi, ove rimase
per il maggior periodo della sua carriera, esplicò
rare doti di educatore per cui pervenne in grande
estimazione. Specialmente l'amabilità francescana
che aveva abituale, affine per questa sua virtu al
Ferrini, e un insito amore alla natura - eran suoi
piccoli amici i fiori e gli uccelli - lo resero assai
caro a tutti quelli che ebbero la fortuna di conoscerlo.
Compose un inedito testo di storia per i Licei,
ma data la sua modestia non pubblicò suoi lavori
su importanti argomenti letterari, latini ed italiani.
Socio dell'Accademia Olimpica, tenne magnifiche conferenze
come quella su Dante, altra sul viaggio di Magellano
tenuta nel palazzo della Deputazione provinciale di
Vicenza, dove ultimamente insegnò in quel Liceo.
Buon epigrafista, è molto nota la sua dedica
al Pigafetta, nella lapide scoperta nel centenario
commemorativo. Incombenzato dalla deputazione di storia
patria a continuare quella dei Sette Comuni per l'epoca
moderna e in specie il ruolo del Consorzio, i suoi
appunti non restarono che tracce del disegno, intorno
al quale tenne alcuni discorsi presso l'istituto di
Cultura popolare in Asiago, in cui, dopo la lunga
carriera, s'era ritirato. Distinto, agile nel portamento,
aperto e cordiale con tutti, fece della scuola una
famiglia e della famiglia un tempio; bastano a figurare
il cittadino le parole colle quali salutava la ricostruzione
di Gallio (in "Gallio ridonato alla sua vita"
tip. Seminario - Padova - 1922): "Urge restaurare
e rafforzare quei valori che la guerra sconvolse e
senza i quali non può essere e fiorire la Patria,
poiché essi - di base morale soprattutto -
ne sono il fondamento e il presidio".
34) SEGAFREDO MATTEO
fu Cristiano (monsignore, dottore) nato a Gallio nel
1825, morto a Quero il 24 febbraio 1889 - Spirito
profondamente onesto, di ingegno pronto ed attivo,
abbracciò da giovanetto il ministero ecclesiastico
con ardore apostolico e costanza. Ben presto si fe'
notare per le sue qualità eminenti e, superati
i corsi teologici, si addottorò in belle lettere
nell'Università padovana. Quindi per lunghissimi
anni fu pastore d'anime e vicario foraneo a Quero
di Piave, zelante e di alta considerazione a tutti.
Studiava assai e riuscì predicatore affascinante,
ma sovratutto la sua illibatezza morale gli acquistò
venerazione. Venne per due volte, per massima stima
e dottrina, proposto per la porpora vescovile dai
presuli Farina e card. Callegari, ma rifiutò
umilmente. Generoso e fiero del paese natio, incoraggiò
protesse e amò i conterranei ovunque li incontrasse,
esaltandone le virtù in ogni occasione; per
antiveggenza predisse la grande guerra e la distruzione
della parrocchia sua e di Gallio. Morì a 64
anni in Quero, dove era padre di tutti e lasciò
il profumo dei suoi indelebili insegnamenti.
35) SEGAFREDO PIETRO
fu Gaspare (dottore, cavaliere) - Pure fratello dei
precedenti Francesco e Giacomo, nato a Gallio il 14
febbraio 1874, morto a Rosà il 29 giugno 1936
- Animo angelico, colmo di affettuosità familiari,
fu idolatrato dagli altri consanguinei come aveva
già ripagato di gioia amorosa i genitori. Primo
alle Elementari in Bassano, studiò a Padova
con impegno e fu dottore presso l'Università
in scienze naturali nel 1897. Subito entrò
a lavorare nella direzione della cartiera Nodari a
Lugo Vicentino, padre agli operai, maestro tecnico
e morale insieme, vera competenza nel ramo. Rigoroso
nella disciplina, fu altrettanto giudice di meriti.
Fu assessore, consigliere e quindi Sindaco di Rosà,
attese alla pubblica cosa con senso alto del dovere
e della educazione cittadina come privata. Ebbe gusto
dell'arte e tentò qualche non indegno saggio,
viaggiò si puo dire l'Europa intera, pellegrino
in terra santa e parte ciò in America col card.
Pacelli, poi Pontefice, al Congresso di Buenos Aires
(Eucaristico internazionale). Chimico perito fu assai
caro alle maestranze, principale benefattore dell'Asilo
di Rosà e di quello della Cartiera di Lugo
che gli dedicò una lapide memore. Per benemerenze
sociali fu fatto cavaliere della Corona, ma ben più
fu cavaliere di Cristo, non bigotto ma esemplare.
Ascrisse alla devozione a Pio X la guarigione da un
insopportabile mal di gola, ne diffuse le lodi; teneva
con se il Rosario, il Crocifisso e la Imitazione del
Kempis. Perla di credente e di lavoratore silenzioso,
di uomo caritatevole, onora i Suoi, Gallio e l'Altopiano.
36) TURA FRANCESCO
fu Giacomo - nato a Gallio nel 1840, morto a Padova
nel 1931 - Lasciati a malincuore i monti, passò
alla coltivazione nel padovano dei poderi dei conti
Papafava, s'istrui nell'arte agricola, divenendo presto
un tecnico da parecchi consultato. Da gastaldo ebbe
funzioni direttive in molte campagne e potè
costruirsi un patrimonio immobiliare per ritirarsi
vecchio in città. Vedovo e senza figli, pur
vivamente coltivò per diletto in spontaneità
d'estro, la pittura. Si conserva qualche saggio di
stile classico e di tema religioso (es. la Madonna
di Lourdes) e paesistico. Morendo lasciò tutta
la rilevante sostanza all'Istituto delle Missioni
Africane. Tarchiato, era di taglia alta, d'apparenza
rude ebbe cuore sensibilissimo; fu sempre orgoglioso
e memore del paese natio.
37) VALENTE G. MARIA
(di Gallio? o Valstagna?). Capitano della Milizia
dei Sette Comuni, sostenne a Venezia (1797 Pace di
Campoformio) i privilegi dell'Altopiano; accorse a
Venezia nel 1802 dove pare sia deceduto. Il galliese
Munari Bonifacio raccolse i suoi dati.
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