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HOME PAGE > RETE CIVICA > ORIGINE E POPOLAZIONE > PERSONAGGI ILLUSTRI E RELATIVE BIOGRAFIE


PERSONAGGI ILLUSTRI DI GALLIO E RELATIVE BIOGRAFIE
di Giancarlo Bortoli

Tratto dal Volume "GALLIO VICENDE DI UOMINI E DI PAESE ",
a cura dell'Amministrazione Comunale di Gallio 1990-1995

L'unico storico che si accinse a raccogliere con metodicità le biografie di cittadini illustri dell'altopiano dei Sette Comuni fu, dopo il Maccà e il Dal Pozzo, senz'altro Giuseppe Nalli (Epitome di Nozioni Storiche ecc., - Vicenza 1895). Il suo lavoro andrebbe oggi integrato e corretto con i risultati delle ricerche storiche qua e là prodotte, e soprattutto aggiornato. Tentativo questo che fu fatto da Angelo Costa - Ancos - di Asiago.

1) DALLA BONA GIOVANNI - Gallio - n. 1700 (?) m. 1770 (?)
2) FINCATI ANTONIO - Gallio - n. 1624 (?) m. 1702 (?)
3) FINCO DOMENICO - Gallio - n. 1866 m. 1938
4) FINCO ROCCO - Gallio - n. 7.11.1884 m. 19.04.1930
5) FRACARO GIOVANNI - Gallio - n. 1828 m.1898
6) FRACCARO BONIFACIO - Gallio - n. 24.08.1839 m. 07.08.1906
7) FRACCARO DOMENICO - Gallio - n. 1600 (?) m. 1675 (?)
8) GIANESINI GIACOMO - Gallio - n. 1882 m. 02.11.1966
9) GIANNESINI MARC'ANTONIO - Gallio - n. 1590 m. 14.11.1640
10) GIANNESINI GIOVANNI - Gallio - n. 1720 (?) m. 15.06.1779
11) MARTINI NICOLO - Gallio - n. 1806 m. 05.03.1884
12) MUNARI ANTONIO - Gallio - n.12.09.1860 m. 27.06.1929
13) MUNARI GIOVANNI MARIA - Gallio - n. 1805 m. 1888
14) PACCANARO GIAN DOMENICO - Gallio - n. 1739 (?) m. 11.01.1801
15) PERTILE ANGELO - Gallio - n. 1798 m. 1863
16) PERTILE ANTONIO - Gallio - n. 10.11.1830 m. 04.03.1895
17) PERTILE BARTOLOMEO - Gallio - n.? m.?
18) PERTILE BARTOLOMEO - Gallio - n. 1720 (?) m. 1779 (?)
19) PERTILE GIACOMO - Gallio - n.27.02.1874 m.2.01.1924
20) PERTILE GIOVANNI ANDREA RAMPINI - Gallio - n. 1732 (?) m. 1812 (?)
21) PERTILE GIUSEPPE - Gallio - n. 1828 m. 1859
22) PETERLIN MELCHIORE - Gallio - n. 1841 m. 1870
23) PLEBS DOMENICO - Gallio - n. 1770 (?) m. 1820 (?)
24) ROSSI GIUSEPPE - Gallio - n. 22.04.1850 m. 18.03.1905
25) SAMBUGARO PIETRO - Gallio - n. (1900 circa) m.?
26) SARTORI ANTON DOMENICO - Gallio - n. 07.02.1885 m. 13.11.1953
27) SARTORI CARLO - Gallio - n. 02.06.1838 m. 12.01.1909
28) SARTORI FRANCESCO - Gallio - n. 29.03.1826 m. 09.09.1897
29) SARTORI FRANCESCO - Gallio - n. 01.03.1835 m. 04.07.1903
30) SARTORI LORENZO - Gallio - n. 31.01.1805 m. 13.10.1885
31) SEGAFREDDO GASPARE (fu Matteo) - Gallio - n. 1820 m. 1878
32) SEGAFREDO FRANCESCO - Gallio - n. 22.06.1863 m. 19.02.1917
33) SEGAFREDO GIACOMO - Gallio - n. 18.10.1865 m. 26.03.1938
34) SEGAFREDO MATTEO - Gallio -n. 1825 m. 24.02.1889
35) SEGAFREDO PIETRO - Gallio - n. 14.02.1874 m. 29.06.1936
36) TURA FRANCESCO - Gallio - n. 1840 m. 1931
37) VALENTE G. MARIA - Gallio (?) o Valstagna (?)

BIOGRAFIE


1) DALLA BONA GIOVANNI
di Gallio, nato nel 1700 (?), morto nel 1770 (?). Bella intelligenza: compie i suoi studi in Padova dove fu addottorato in medicina, fece in essa tali progressi che i riformatori dello studio lo elessero presto primo professore di medicina pratica nell'universita di Padova (Storia del Padre Maccà).


2) FINCATI Don ANTONIO
di Gallio, nato nel 1624 (?), morto nel 1702 (?). Terminato con plauso il corso de' suoi studi in Padova, si adottorò in sacra teologia. In breve venne in concetto di ecclesiastico non men dotto che pio, per l'integrità de' suoi costumi. Il Cardinale Vescovo Gregorio Barbarigo volle premiare il suo merito coll'eleggerlo nel 1676 a Canonico Arcidiacono della Colleggiata di Piove di Sacco ove visse con universale edificazione e terminò i suoi giorni (Storia del padre Maccà). La casa dove in Gallio trasse i suoi natali è attualmente in proprieta di altri Fincati, forse in origine di quella stessa famiglia, ed esiste al lato sinistro dove incomincia la strada che dalla piazza di sopra mette al Sisemol (sopra l'architrave in pietra della porta maestra di essa casa leggevasi la seguente iscrizione:


LDOM
A CI>I>CXVI F (1616)


3) FINCO DOMENICO
(salesiano, dottore, sacerdote) nato a Gallio nel 1866, morto a Faenza nel 1938 - Avviato giovanetto alla Casa Madre dei salesiani di Torino per il sacerdozio da lui scelto liberamente, conobbe personalmente e fu anzi uno dei primi allievi del famoso e ora santo D. Giovanni Bosco. Spiccò per virtù e per amore allo studio nell'Oratorio e poi nei corsi classici e teologici, con molto profitto. Raggiunta la meta talare, fu dal Fondatore e grande educatore della gioventù designato all'insegnamento nei collegi dell'Ordine. Presso la Università piemontese fu laureato in lettere e filosofia e per lungo tempo, colle sue doti esimie e direttive resse i Collegi di Faenza, Fossato (Cuneo) di Varazze (Savona) di Macerata e ultimamente a Catania e Palermo, sicchè si puo dire che conobbe tutte le regioni. Difatti come pochi per esperienza seppe l'indole degli abitanti e i dialetti vari, i costumi e l'ambiente, maestro veneratissimo e valente. Di portamento eletto, versatile, un animo fermo e pio sparse il metodo salesiano con intelligenza e amabilita formativa. Legato sempre dal più delicato e forte affetto alla terra natale, non mancò mai di essere utile; ad es. nel numero unico "Gallio ridonato alla sua vita" tip. Antoniana - Padova, dopo vivi sentimenti di pietà e di dolore per la distruzione bellica esclama: "I figli risposero: gloria a Gallio! Dall'alto dei suoi baluardi, coronanti l'orizzonte, torna esso ad affacciarsi all'aure balsamiche, al sole, alla vita; ed io lo saluto così come lo vidi fanciullo nella nostalgia dei ricordi, colle sue aurore dorate, col fulgore dei suoi meriggi, colla luminostà dei suoi tramonti. Sia il mio saluto di figlio auspicio di ogni bene". [Il suo allievo prof. Giacomo Gherzi precisa che l'Amministrazione comunale di Fossano lo chiamò a reggere il Collegio-Convitto Civico, in stima del vescovo Manacorda e per ordine di D.Rua, elevandolo a importanza; fu coltissimo, di dirittura morale esemplare; a Faenza in periodo difficile seppe accattivarsi la simpatia di tutti, anche avversari; organizzò i cooperatori e le cooperatrici, fece eccellere nell'Oratorio la filodrammatica, la Banda e la Soc. Ginnastica "Fert". L'Istituto, anzi, venne scelto a sede del Congresso nazionale degli Oratori salesiani, onorato dal card. Svampa di Bologna. Osservante della regola, fu sereno, pronto direttore spirituale impareggiabile. A Varazze svolse un'attivita meravigliosa. Ritornò a Faenza dove morì ad anni 72, con 56 di professione salesiana, direttore di istituto per 26 anni, proprio l'anno prima delle sue nozze d'oro sacerdotali. ]


4) FINCO ROCCO fu Domenico
e fu Turra Maria (cavaliere, industriale) nato a Gallio il 7 novembre 1884, morto a Dermulo (Trento) il 19 aprile 1930 - Uomo profondamente pio e buono, militante nel solco delle direttive sociali della Chiesa, pioniere della concia delle pelli, fu il maggiore di nove fratelli rimasti senza padre. Esponente del Partito Popolare Italiano e convinto della efficacia dei principi religiosi e civili, armonizzati nel cittadino operaio, fu eletto Consigliere provinciale di Vicenza e come tale difese, propugnò e risolse i problemi della ricostruzione dell'Altopiano invaso. Amico di D. cav. Rebeschini, dell'on. Schiavon di Padova, di altri Uomini politici e sociali ebbe i consensi di tutti i benpensanti. Fu membro del Consiglio di Leva, Giudice Conciliatore e presidente del Corpo musicale di Gallio, nonchè della Commissione per il risarcimento dei danni di guerra. Vero pater familias e integerrimo, aveva elevata la propria azienda tra le piu note e serie del Veneto, ma poi dovette subire il crollo del dopoguerra; e fu rapito dalla Parca purtroppo molto giovane ancora, quando cominciava a raccogliere i primi frutti della sua opera schiva di ogni esteriorità. Buon espositore, pieno di criterio pratico, il suo ricordo è tuttora vivo; fisicamente di prestigio, leale e concreto.


5) FRACARO don GIOVANNI
(1828-1898) da Gallio - fratello dei sacerdoti Domenico e Bonifacio. Arciprete a Merlara. Morto in concetto di santità. Il sac. Bompiari Antonio ne scrisse la vita.


6) FRACCARO BONIFACIO fu Osvaldo
(sacerdote, dottore) nato a Gallio il 24 agosto 1839, morto a Pernumia il 7 agosto 1906 - D'ingegno eletto ebbe soda vocazione e dopo un'eccellente riuscita nelle discipline classiche e moderne, conseguì il dottorato di teologia e morale presso il Collegio Sacro nella Facoltà Pontificia in Padova (1867), di cui fu poi Preside (1879). Fu dal Vescovo voluto alla cattedra della materia dogmatica in Seminario, che svolse con profonda dottrina, tatto formativo, convinzione e pratica. Per le sue spiccate virtù sacerdotali ed i meriti venne nominato Esaminatore prosinodale e Canonico della Cattedrale. Ricordevole sempre delle sue montagne le amò con forte nostalgia, colla sua vita integerrima e feconda di meriti educativi. Penitenziere dal 1891, morì ad anni 67 presso la canonica in Pernumia, essendo in visita il fratello arcip.D. [........]. Stampò saggi teologici e letterari, lascio qualche trattato da repertare.


7) FRACCARO DOMENICO
di Gallio, nato nel 1600 (?), morto nel 1675 (?). Pittore e poeta di molto pregio. Dipinse a fresco il coro, la sagrestia, la navata destra e la cappella di S. Modesto della vecchia chiesa arcipretale di Asiago, e così pure la sala ed un camerone di casa Carli ed altrove. Le sue poesie nella lingua padovana, volgarmente detta pavana, in cui si distinse, furono pubblicate colle stampe in un volume in quarto che e divenuto rarissimo (Storia Bonato).


8) GIACOMO GIANESINI
(monsignore, insegnante, canonico) nacque a Gallio nel 1882 - morì a Padova, il 2 novembre 1966. Sacerdote nel 1905 - fu cooperatore e maestro a Mortisa di Lugo Vicentino fino al 1912 anno in cui fu chiamato dal vescovo mons. Pellizzo a Padova quale segretario della Azione Cattolica diocesana; prestò servizio nella Sanità nella grande guerra; nel 1919 venne eletto Segretario Provinciale del nuovo Partito Popolare Italiano, grande scelta e carica di responsabilità; amico personale di Don Sturzo. Ne attuò le direttive con [molta] competenza sociale e fede per cui ebbe grandi consensi. Colpito dal sorgente fascismo, subì umiliazioni gravi e minacce anche estreme. Il Cardinale Dalla Costa lo nominava assistente ecclesiastico dell'Unione Femminile e nel 1932 assumeva il segretariato dell'Ufficio Catechistico diocesano che espletò fino alla morte: per benemerenze civili fu cavaliere ufficiale del Regno, Cameriere segreto del Papa, nel 1947 canonico onorario. Quindi Presidente dell'Istituto Camerini-Rossi, della Opera Asili Infantili di Padova, dell'Orfanotrofio cardinale Callegari, membro del Patronato scolastico, insegnante di Religione nelle Scuole Statali "Belzoni - Liceo Scientifico" Nievo. Mente acuta, eloquenza robusta, aveva tempra di serietà ed attività sociale e politica, compagno dei Roi, Murlin, Rosa, ing. Sguotti. Alieno da partigianerie provocanti, pieno di zelo e di pietà fattiva: aspetto molto riservato, ma largo di amicizie forti e sincere.


9) GIANNESINI MARC'ANTONIO
di Gallio nato nel 1590, Uomo di alto sapere e di molti meriti: conseguì importanti ed elevati onori. Nel 1637 professore di S. Marco, il quale fu Ambasciatore straordinario a Vienna. Nel 1638 Giudice al Maleficio della Città di Crema: nel 1642 Giudice nella città di Verona: fu quindi creato cittadino e gentiluomo Vicentino in pieno Consiglio Grande della illustre Città: passo Auditore in capo nell'esercito veneto sul Polesine presso l'Ill.mo Co. Marco Giustiniano, Generale delle armi venete in terra ferma. Morì a Vicenza il 14 Nov. 1640 rimpianto dagli amici, dai cittadini e dalla sua patria. La sua salma per cura della moglie e della sorella venne trasportata e sepolta in Gallio nella tomba de' suoi maggiori. (Registro dei morti dell'Arcipretale di Gallio).


10) GIANNESINI Dott. GIOVANNI
di Gallio. nato nel 1720 (?), morto il 15 Giugno 1779. Medico fisico; inventò certo sistema sul movimento sidereo, che veduto ed esaminato da vari letterati di grido fu stimato degno delle stampe, e venne pubblicato in Bassano coi tipi del Remondini, 1771. Morì nella villa di Mure (Storia del Padre Maccà).


11) MARTINI NICOLO'
fu Domenico (sacerdote, arciprete di Asiago) - nato a Gallio nel 1806 - morto ad Asiago il 5 marzo 1884 - Si può dire destinato a priori ad esser dalla Provvidenza Pastore di Asiago, in epoca difficile; ivi per 40 anni dall'8 ottobre 1845 esplicò uno zelo altamente formativo e concreto. Apostolo di carità, completo con sacrifici il Duomo (murature) e fu assertore di patria Indipendenza anche dall'altare, per cui patì dall'Austria persecuzione. Amico dell'avv. Bortoli, Vescovi, Benetti ed altri pionieri patrioti, fu amatissimo dal popolo, buon predicatore. La fabbrica del Duomo, iniziata dal Cristiani, venne da lui compiuta ripetiamo con tenacia, con entusiasmo. Vicario foraneo, la sua figura e la sua opera apostolica sono rimaste proverbiali; profuse tutto il suo patrimonio, soccorse ammalati e tapini, visitava in ore meno appariscenti i bisognosi con generosa elargizione. D'aspetto un po' burbero, invece aveva un cuore grande. Giace nella Tomba dei sacerdoti ad Asiago.


12) MUNARI ANTONIO
fu Domenico e fu Corà Domenica (sacerdote) - nato a Gallio il 12 settembre 1860, morto a Roma il 27 giugno 1929. Carattere mite, ilare come un S. Filippo, fu testimone dei primi passi della Congregazione Salesiana, ove entrò nell'oratorio il 3 agosto 1869, in Torino per percorrervi il ginnasio e il liceo e quindi dei miracoli di San Bosco, in quanto dimorò nella di lui casa madre di fondazione, avendolo come suo direttore e confessore (fatto che sempre ricordò con commozione).; vi fu avviato da giovanetto per la carriera missionaria, cui tendeva. Compì i regolari studi nella capitale piemontese, compagno di Domenico Savio. Il 30 gennaio 1881 cominciò il noviziato dell'ordine di S. Benigno Canavese e il 6 giugno dell'anno dopo formulò voti perpetui, consacrato sacerdote in Firenze il 18 dicembre 1886 da Mons. Velluti-Zasi, dei duchi di S. Clemente, vescovo anzi arcivescovo metropolitano. Eminente per laboriosità e fiducia dei Superiori, gli fu data la direzione spirituale in Roma della Basilica del Sacro Cuore al Castro pretorio il 17 ottobre 1888, dove spese con larga messe di bene la lunga vita, fra la gioventù studiosa, e il popolo. Esemplare nell'osservanza dell'Ordine, nella considerazione di tutti spiegò il suo ministero, specie nell'Oratorio come fra gli ex allievi che trovarono in lui la guida sicura, prudente e sempre superiore. A fine educativo soleva anche rallegrare coi suoi spontanei versi, spesso finemente cesellati. Riandando sovente a episodi della fanciullezza, benediva a Gallio e alle montagne in cui nacque. Lasciando un vasta eredità spirituale a coronamento del suo lavoro di dedizione alla gioventù, spirò in età avanzata in concetto di santità. Ci piace riportare dal Numero Unico "Gallio risorto" tip. Antoniana - Padova un suo brano "Da questa Roma immortale il pensiero vola al paese natio ... faccio voti che il mio popolo emuli in virtù i suoi degni e gloriosi antenati!".


13) MUNARI GIOVANNI MARIA
(sacerdote, professore, dottore) - nato a Gallio l'8 luglio 1805 - morto a Padova il 6 settembre 1889. Di presenza, tatto e istruzione completa; ecco il ritratto del prelato che in Padova, dopo un tirocinio di insegnamento nel Seminario, il 1874 venne dal Vescovo eletto arcidiacono nella Cattedrale, col titolo di D. Gregorio. Buon espositore, di valore accademico, filosofo e moralista fra i primi, era stato precedentemente Parroco a S. Maria dei Fiori, nominato canonico residenziale nel 1859 e successivamente funse da Vicario Generale nel 1870 del Vescovo Manfredini, nella vasta Diocesi. Fu tesoriere della Curia e come Vicario ebbe ad acquistare molte aderenze ed amicizie notevoli; fu confessore di famiglie cospicue e consigliere. Era laureato all'Università e quindi nella Facolta teologica; fu esaminatore presinodale per 51 anni. Amantissimo della natia Gallio, vi passava le vacanze, cooperando umilmente a tutte le iniziative atte a portare il paese ad un rango migliore per l'avvenire. Morì ottantaquattrenne, da tutti compianto.


14) PACCANARO ab. GIAN DOMENICO
di Asiago, nato nel 1739 (?), morto nel 1801 Gennaio 11 a Schiavon. Appartiene a Nob. ed illustre famiglia di Gallio (Storia del Padre Maccà). Fu professore Schiavon pubblico di filosofia in Padova. Pubblicò colle stampe un'opera divisa in tre tomi col titolo:"Elementi di Matematica", la quale meritò ultimamente una seconda edizione. Morì a Schiavon nel Vicentino.


15) PERTILE Dott. ANGELO
di Gallio nato nel 1799, morto nel 1863. Medico distinto, di robusta coltura. Molto intelligente nell'arte della sua professione: fu sepolto nel Cimitero monumentale di Vicenza. dove una lapide sepolcrale degnamente lo ricorda con la seguente iscrizione latina:

ANGELO PERTILE

MEDICO
QUI SALUTI PUBBLICAE PRIUS BELLUNENSIS
DEIN VICENTINAE PROVINCIA PRAEFECTUS
PATER FAMILIAS AMANTISSIMUS SOLER FRUGI
LITTERIS NON MODICE IMBUTUS
MEDICA ARTE PERITISSIME USUS
IN MAGISTRATU GERENDO MITIS
IUSTITIAE ET PUBBLICO BONO MAXIME STUDUIT


NATUS GALLII VII. ID. MART. MDCCXCVIII
OBIIT IN DOMINO XII KAI. FEBR. MDCCCLXIII
FILIUS POSUIT CUM LACRYMIS

16) PERTILE ANTONIO
fu Angelo (professore, dottore, docente universitario fondatore della Storia del diritto civile It.) - nato a Gallio il 10 novembre 1830, morto a Padova il 4 marzo 1895 - Figlio di padre medico (biografato questi dal Nalli) sortì una mente geniale negli studi del diritto, da tutti i giuristi ritenuto insuperabile e celebratissimo anche all'Estero. Si formò insegnando - docendo discitur - un patrimonio spettacoloso, un acume straordinario, scrisse il Polacco, e irradiò dalla cattedra l'opera sostanziosa. Dopo il massimo esito nei corsi classici in Padova, riuscito primo e vinta una borsa per l'università di Vienna, ivi nel 1852 e aggiunto di concetto al Ministero dell'Istruzione e consegue il dottorato nella capitale austriaca, perfezionandosi poi in quella di Gratz. Appena ventisettenne, il Thun lo assegna per l'insegnamento della nuova materia - storia del Diritto - secondo le direttive del Savigny - all'Ateneo patavino. Improvvisato maestro di fiducia, in breve assimila le nozioni più profonde del ramo, in relazione a tutta la congerie dei Codici e dei documenti del passato, sulle tracce del Walter e inizia il suo improbo compito fra l'invidia e la lotta sorda di attempati colleghi. La sua tesi di laurea in Padova, il 15 novembre 1855, circa il pegno legale sugli "illata et invecta" pubblicata in Venezia (tip. Merlo, 1895) fu come un lampo precursore del suo metodo e del suo ingegno superiore (Eco dei Tribunali - Sez. II - anno VI - 1896).
La sua squisita affabilità e la potenza del suo intelletto finiranno ben presto a disarmare tutti i ripicchi, salendo in seria fama per il vasto disegno che solo dopo tre lustri di indagini e di applicazione scientifica decide di mettere alla luce e che poi in un triennio complessivo di ricerche e di pensiero completerà, dando nel 1887 i sei volumi "Storia del Diritto Italiano dalla caduta dell'Impero alla codificazione" . Il primo volume usci dalla tip. Salmin, Padova 1880, edizione completa II° Utet, Torino 1896. Concepimento e realizzazione senza precedenti, l'oggetto e talmente esteso e difficile da far tremare le vene e i polsi - dichiarerà il suo discepolo il sen. Tammasia Nino - poichè riguarda tutte le fonti del diritto pubblico, privato, giudiziario, penale nelle secolari loro vicende, nell'intreccio delle modifiche di istituti e di leggi positive, in un paese frazionato come il nostro con norme di ceppo diverso d'importazione, spesso antitetiche; e il tutto su documenti indecifrabili, talora apocrifi, tratti da archivi polverosi e tarmati; era come trar seta da una arruffata matassa, specie per il periodo labirintico del nostro diritto intermedio; canonico, germanico, barbarico.
Stoffa quindi di organizzatore e di critico costruttivo, non avendo labili indirizzi nell'Albini (Torino) nello Sclopis, nel Capone (Due Sicilie) e nel Forti. Collabora intanto nel Digesto italiano e nella Nuova Antologia (Utet, 1895 Torino vol. XXII° - parte II^) trattando degli Statuti municipali e della loro influenza sul diritto privato. Mirabile lo stile chiaro e classico, installatogli da mons. Dalla Vecchia, quando fu nel collegio di S. Caterina in Venezia allievo studiosissimo, tanto da sapere a memoria tutto Orazio e comporre distici latini. Sino al 1889 per incarico insegnò anche il diritto ecclesiastico, sicché fu suo merito se colla scomparsa del suo esimio cugino, l'ab. G. Batta Pertile, tale corso regolarmente continuò nell'Universita. Nel 1865-66 sostituì il Dalluske nell'insegnare il diritto commerciale, bancario e marittimo e per ben 16 anni tenne la scuola di istituzioni, allora detta di enciclopedia giuridica, attendendo nel contempo a un corso libero di esegesi sulle fonti medioevali. Attività miracolosa, vastità e sicurezza che strabiliano!
E poiché per lui la storia esce ammonitrice anche dai piu minuti frammenti delle dissepolte reliquie, pubblicò studi di minore mole, ma di somma importanza:"Sugli ordinamenti politici amministrativi di Padova, nel sec. XII°" Randi, 1883 "I laudi del Cadore" 1889; "I laudi di Vallesella" tip. Seminario - Padova 1888 "Gli animali in giudizio", monografia sul "Codex Longobardiae", l'istituto dell'assenza, il fondaco dei Tedeschi ecc. in Relazioni accademiche (30 maggio 1886 - vol. II° e IV° Nuova serie - Archivio Veneto). Paladino in perfetta comprensione della scuola naturale e storica "II diritto della Dalmazia - scrisse - fu un riverbero della civiltà italiana, la quale e per natura espansiva e per la veneta dominazione stampò larga orma come nella lingua cosi nel diritto" (Archivio Giur. 1881); ebbe estimatori e amici di prima grandezza, quali il Ficker, il Flak, il De Rosire, il Drilandi, la Manta, il Bollati, lo Exver; lo riverirono fra i massimi e pubblicamente il Cantù, che fu recensore del primo volume della sua Storia, il Lampertico alla Academia dei Lincei, lo Sclopis che lo ritenne una competenza inarrivabile. Eppure fu di una umiltà francescana, consigliere eletto in piu Comuni rurali e solerte sindaco di Strà dove soleva godere i suoi scarsi ozi autunnali, fondò la Cassa Rurale e vi venne sepolto. Revisore dello Statuto dell'Università di Padova, ed anzi relatore, ebbe uno stuolo di allievi degni, quali il Polacco, il Tamassia e altri futuri maestri. Conciliò sempre la convinzione religiosa e praticata colle conquiste della scienza e delle più alte idealità educative, concependo la vita come una somma di doveri e l'insegnamento un apostolato come Contardo Ferrini. L'elogio migliore fu steso dal sen. prof. Polacco, in un'orazione tenuta nell'Istituto Veneto, 25 aprile 1897 e pubblicata (Tipolito Ferrari - Venezia). L'ab. Pertile G.B. rivolse, commemorando il di lui padre dott. Angelo in "Memorie funebri antiche e recenti" vol. VII°" - Padova ed. Prosperini 1863 pag. 45-57 questo presagio appieno avverato: "Spiega, tu o Antonio, chiara luce la dove quei del tuo sangue che ti precedettero non hanno potuto mandare che raggi languidi e fia che per te gli alpestri Sette Comuni da cui traendo origine, si aggiunga anche dal nostro nome qualche retaggio di onore!" Venticinque anni dopo nella grande Aula comunale di Asiago, precisamente il 25 agosto 1889, in persona il grande Maestro ripagava l'illustre cugino con una splendida commemorazione, data alle stampe in Padova tip. Seminario 1890. Cupido di sapere, fuggiva i ritrovi, s'immergeva in una biblioteca sua privata, cospicua ed ordinatissima: preferiva la famiglia; sposò Anna d'Amberg, fu padre modello (il figlio Gino fondò a Singapore un'importantissima casa commerciale), forte nei dolori e nelle traversie della vita logorato da intensa produzione e da sciagure, volse in vecchiaia precoce, perdendo la vista e l'udito per cui dovette abbandonare la scuola che parve riprendere nel 1895. Invece ricadde per sempre.
Il 19 novembre 1895 nell'Università di Padova ne tesse l'elogio il prof. Tamassia, suo successore (tip. Randi, Padova 1895); il 7 aprile 1895 per primo l'on. Attilio Brunialti (tip. Alpina - Asiago 1895) e alla Academia di Torino il prof. Cesare Nani - seduta I marzo 1896, Atti estr. Clausen. Nell'aula B dell'Università di Padova, una lapide dedicatagli dice: "Qui interrogati con severe discipline i monumenti del nostro antico diritto - da ANTONIO PERTILE dissero all'Italia nuova - le glorie del passato - le promesse dell'avvenire". Basta tale Nome, o alpigiani, per immortalare davvero il nostro Popolo!


17) PERTILE BARTOLOMEO
(sacerdote salesiano, professore) nato a Gallio il [....], morto a Sondrio il [....]. Sotto la paternità di D. Bosco agli Artigianelli di Torino, raggiunse giovanissimo la meta sacerdotale; disceso da Gallio nel 1879 per finirvi il ginnasio a Torino nella congregazione salesiana, fu il primo dell'Altopiano - scrive il Direttore del collegio Manfredini in Este - padre Ghibaudo, ad entrare nelle schiere dei salesiani e a far conoscere l'opera loro, suscitando numerose vocazioni. In S. Benigno fece il noviziato e i corsi filosofici, dando le prime prove apostoliche a Varazze; Don Bosco in persona lo destinò in Spagna nelle case di Sarrià, Siviglia e Utrera dove trascorse 15 anni; fu fatto sacerdote a Barcellona nel dicembre 1886. Era dello stampo originario di D. Bosco, paterno, gioviale e coraggioso; tornato in Italia fu segretario dell'Ispettore D. Mose Veronesi a Mogliano Veneto e poi confessore negli istituti di Sondrio, Conegliano, Verona, Chioggia e infine ad Este. Ebbe incarichi spirituali dal Vescovo di Padova; fu l'uomo della Regola, simplex et rectus, pieno di bontà operosa nei 52 anni di professione e 46 di sacerdozio. Mentre stava facendo la solita visita ai malati del Collegio in Este e interrogando un fanciullo nel catechismo fu colpito da paralisi, purtroppo durò dieci giorni di agonia, spirando la festa di S. Giuseppe, settantenne.


18) PERTILE BARTOLOMEO
di Gallio, nato nel 1720 (?), morto nel 1779 (?). Ingegnere ed Agronomo distinto. Nel giornale d'Italia di Francesco Greselini, scrisse intorno al sistema di rinnovare i prati vecchi, descrisse un nuovo utilissimo istrumento da applicarsi all'aratro (Storia del Padre Maccà).


19) PERTILE GIACOMO
fu Domenico e fu Finco Maria - (commendatore, avvocato, dottore, console, diplomatico emigr.) - nato a Gallio il 27 febbraio 1874, morto a Colonia il 2 gennaio 1924. Uomo di bell'aspetto, alto, profilo marcato, capelli neri, portava il pizzetto. Di condizioni assai povere per esser figlio di un boscaiolo, d'intelligenza spiccata e cuore d'oro, vincendo borse di studio, potè fare i corsi classici a stento e poi conseguire in Padova la laurea in giurisprudenza; esempio da classificare nel "Volere e potere" del Lessorsa! Aveva un'innata passione per i libri e, per procurarseli, fece il manovale; si diede ai problemi sociologici, si avviò nella carriera diplomatica, apprese parecchie lingue e specie la tedesca. Sodo conferenziere, articolista di vaglia, portò nell'azione emigratoria criteri e indirizzi sani, emulo del Loria, dell'Ottolenghi e del Totomianz. Così diede al torchi lavori e studi importanti, anzi basilari sulla politica della emigrazione lavorativa operaia, di cui rimane pioniere tecnico e pratico. Visitò vari paesi esteri vivendo coi connazionali pei cantieri, sempre ardente di amor patrio a fatti; così riassunse con una preparazione giuridico-economica e storica veramente profonda e completa i risultati della esperienza e le direttive, in un grosso volume edito dalla casa Bocca di Torino "La rivoluzione nelle leggi dell'emigrazione" vera enciclopedia di quanto si sia mai detto, risolto o proposto in oggetto per trarne solide norme moderne. Inserito nella biblioteca delle Scienze sociali (vol. LXVII°) è un trattato documentale di primo ordine. Altro lavoro gli valse precedentemente lodi: "I nostri emigranti in Germania" ed. Nerbini - Milano. Per poco esercitò l'avvocatura, fu alcun tempo in Milano, poi in Svizzera e coprì quale funzionario di alto consiglio cariche centrali di Governo presso il Ministero degli Esteri in Roma; fu alcun tempo direttore generale per l'emigrazione. Fu insignito del cavalierato della Corona, dei S. Maurizio e Lazzaro e quindi commendatore dell'Ordine di Nassau. Nel periodo del profugato tutelò gli interessi dell'Altopiano per il risarcimento dei danni bellici, sostenne l'Unione 7 Comuni, gioì per la rinascita "or risorgi - dettava nel Numero Unico - Gallio ridonato alla sua vita" - "al mio cuore due volte sacra o patria mia!" Amico del dotto vescovo di Vicenza, mons. Rodolfi, fu Vice-Console a Dusseldorf, Console poi a Colonia e consigliere presso l'Ambasciata d'Italia a Berlino. Nella piena maturità, colla certezza di un avanzamento superiore, la Morte lo ghermì cinquantenne, mecenate generoso degli operai. Giace nel Cimitero di Gallio, come di sua ultima volontà.


20) PERTILE GIOVANNI ANDREA RAMPINI

di Gallio. Nato nel 1732 (?), morto nel 1812 (?). Perito agrimensore; eccellente meccanico ingegnere ed architetto civile, era stato discepolo del famoso Bartolomeo Ferracino. Nel citato giornale del Greselini pubblicò varie lettere indirizzate al chiarissimo Signor Giovanni Arduino, allora sopraintendente delle cose d'economia rusticale, nel quale svolse maestrevolmente e tratto sul modo di abbrucciare i terreni innanzi la semina, su vari oggetti di agricoltura e su vari effetti della neve. Produzioni di sua architettura, civile, fra altro, sono i disegni delle chiese di Gallio e di Canove (Storia del Padre Maccà).


21) PERTILE GIUSEPPE
di Gallio, nato nel 1828, morto nel 1859. Un giovine pallido dai capelli neri, dall'occhio grande, fisso, severo. Lo sguardo lungo ed intento lo palesava osservatore acuto. Parlava poco e sommesso. Balenavano nel suo volto sorrisi sdegnosi, Viveva solitario, era povero. La madre gli era morta, e la aveva pianta tanto! Disceso dalle Alpi dei Sette Comuni si era recato alla scuola in città (Vicenza) (Testuali parole del chiariss. ed illustre scienziato Commend. Paolo Lioy, il quale nobile e gentile d'animo com'è volle al compianto suo amico Pertile rendere gli ultimi cittadini onori col tessere e quindi leggere nell'Accademia Olimpica di Vicenza la sua biografia. Veggasi giornale della Provincia di Vicenza 17 febbraio 1878 N. 41). Passò quindi agli studi di legge nell'Università di Padova. Quivi, come a Vicenza, amico, fido compagno e collega a Paolo Lioy, ad Emilio Boschetti, a Pietro Ellero, a Ettore Scipione Righi, a Marchetti, a Cobbe, a Gamba. Il Pertile era poeta; un unico bel saggio de' suoi versi uscì stampato nel 1854. Era fervido patriota: volontario prese le armi per la indipendenza italiana; ma affranto dalle insuete fatiche militari, morì tisico, lontano dai suoi e dagli amici nell'Ospitale di Modena in sul fior della gioventù e delle piu belle speranze.


22) PETERLIN MELCHIORRE
Dottore di Gallio nato nel 1841...., morto nel 1870. Caro giovine, gentile, di belle speranze, di nobili e generosi sentimenti. Era appena laureato in legge nella università di Padova, quando nel 1866 venne additato e scelto, siccome giovine di versatile ingegno, a segretario particolare del Commissario del Re a Padova, Gioachino Pepoli. Nel tempo di quel suo breve pubblico servigio scrisse in appendice della Gazzetta di Venezia un'importante memoria di interesse economico intorno a questi Sette Comuni, cui portava caldo affetto e dei quali era ben degno figlio. Presto prese moglie e presto sventuratamente questa gli morì, per la qual cosa desolato ed affranto dall'immenso, dolore, nella stessa fossa rorida ancor di pianto e non ben rimarginata ei pure poco dopo vi cadde, e così ricaddero in nuovo lutto i parenti, i molti amici e la patria.


23) PLEBS DOMENICO

di Gallio, nato nel 1770 (?), morto nel 1820 (?). Sorti i natali in contrada Pozzo di Gallio. Ancor giovanetto artigianello manifestò inclinazione all'intaglio nel legno. Si istruì da se nell'arte; presto abbandonò il natio paese, si trasferì ed aperse negozio in Verona a cui accorreano gli intelligenti da tutte le parti ad ammirare que' di lui stupendi lavori. Ricercato da un Principe tedesco si recò a Vienna, dove morì ancora in fresca età, lasciando colà molti e pregevolissimi lavori di sua professione. Qualche saggio delle prime sue prove nell'arte trovasi tuttora in Gallio nella chiesa Arcipretale, e fors'ancora nella sua casa paterna (Ebbi alcun estremo della vita di quest'artista dalla gentilezza del Signor Pietro Cappellari Segretario di Gallio. Veggasi all'uopo anche storia del Maccà).


24) ROSSI don GIUSEPPE
nato a Gallio il 22.4.1850 e morto a Sarcedo il 18.3.1905 - Insegnante stimatissimo in Seminario di Padova. Nel 1861 [passò] alla cattedra di filosofia e morale. Nel 1861 pubblicò una grammatica della lingua latina ad uso del Seminario. Nel 1869 eletto parroco a Grumolo di Pedemonte ivi rimase fino alla morte, oltremodo onorato e ricordato come ottimo Pastore e tutto amante delle lettere classiche.


25) SAMBUGARO PIETRO
(pubblicista) fu Giacomo e Maria Lunardi, nato a Gallio il 23 dicembre 1844, morto a [.....] nel 1929 (?). Penna agile, cuore sensibile, buona cultura moderna ne fecero un giornalista spontaneo e di vaglia, sempre conscio della sua missione di pensiero e di educazione civile. Troviamo suoi scritti sotto i pseudonimi "Cimbro" e "Actesio" in "Scintilla" di Vicenza, nel "Corriere della Sera", sulla "Domenica" [nel 1805], nel "Berico", circa vari argomenti anche folcloristici e storici dell'Altopiano: cosi in "Filologia moderna" sul sistema numerale dei 7 Comuni (Venezia 1901) ecc. E' da ricercare la sua vasta e dotta produzione, come anche tutti i dati biografici che vanno intorno al 1900. Un cenno sta anche nel numero unico per l'inaugurazione del Ponte di Roana (1906). Collaboratore degli [Scotton] nella "Riscossa" di Breganze. Studiosissimo, colla tenacia di un Alfieri.


26) SARTORI ANTON DOMENICO
(sacerdote, professore). Nato a Gallio il 7.02.1885 e morto a Padova il 13.11.1953. Esplicò il sacerdozio ad Agna, Alano di Piave e Quero. Si laureò in teologia con grande successo in Roma presso l'Accademia di S. Tomaso. Cappellano sul fronte, venne scelto segretario dal vescovo mons. Beccegato di Ceneda. Tornato a Padova, fu consigliere della Accademia universitaria di filosofia, e vinse nel 1943 il premio "Marzotto". Docente della Università di storia e filosofia pubblicò parecchi volumi edit. Mariotti di Torino, sia sociali che di profondo pensiero, fra i quali segnaliamo: "Propedeutica della storia del Dogma" - 1926; "Il Dogma della Trinità" - 1924 "Gaetano di Thiene e gli avverroisti" 1936 "Concetto di ipostasi e l'eunesi" - 1927 - Mariotti - Torino: "Il Dogma della Didachè" nel corpus dionisiace e "La visione beatifica" - 1927. Ma il suo capolavoro e "La Storia della Federazione dei 7 Comuni" edita a spese del Comune di Gallio, documentatissima, integra e di uno stile limpido. E' per la tesi anticimbra, come gia l'ab. Costa .


27) SARTORI CARLO
di Gallio (sacerdote, teologo, cancelliere) - nato il 2 giugno 1838, morto a Padova il 12 gennaio 1909 - Pure ingegno scelto, di meta in meta raggiunse la carriera ecclesiastica in Padova fra generale edificazione. Si affermò tosto nel trattare problemi anche sociali, superiore dell'Azione Cattolica diocesana, predicatore fervido, ottimo latinista e poeta latino ("distici" pubblicati in varie occasioni). Direttore spirituale della [.....], fu nominato Protonotario apostolico da Papa Leone. Fu redattore del Bollettino ufficiale per la celebrazione del II° centenario del Beato Barbarigo (1897), stretto in amicizia con l'ab. Poletto, il Bonato, il Grasselli e mons. Augusto Colpi. Elevato a Canonico residenziale della Cattedrale dal Card. Callegari nel 1903 e vicario poi nel 1889 venne nominato dal Papa Protonotario apostolico. Tutta la sua vita fu azione instancabile, intelligente, pastorale. Fondò cogli abati Selmi e Perin e diresse il "Foglietto della Domenica", Bollettino diocesano, durato 82 anni (maggio 1867 al 1948). Amatissimo della terra avita e benefattore.


28) SARTORI FRANCESCO fu Carlo
nato a Gallio il 29 marzo 1826, morto il 9 settembre 1897 - Di vivace intelligenza, studioso e zelante, per oltre 40 anni funse da parroco a Campese (Bassano) acquistando meriti e stima generale; raccolse e pubblicò le "Iscrizioni Merliniane" (1887) cioè di Merlin Cocai, il poeta burlesco [di Polengo, 1546] che ivi ha la tomba. Per la sua opera altamente patriottica ebbe le insegne di cavaliere di S. Maurizio e Lazzaro.


29) SARTORI FRANCESCO fu Lorenzo
di Gallio (abate, sacerdote, professore di Seminario), [nato il 1° marzo 1835, morto a Mandriola il 4 luglio 1903] - Versatile, facile ad apprendere quando leggeva, fu in relazioni letterarie e scientifiche col Balan, il De Vit, il Gloria; amico ed ammirato dal Bonato, diede ai torchi parecchi suoi temi ben presentati e sviscerati; ricercatore e divulgatore storico fece le cronistorie di Mandria, Carbonara, Voltabarozzo, Selvazzano, Roncagliette, Boccon, [Mestrino], Villa del Bosco, Sarmeola, Monteortone, Creola ecc. nel padovano, molto consultate ancor oggi nonchè le biografie di D. Luca Passi, "Fondatore delle [Dorotee], tip. [Seminario] 1883" del sindaco di Bartolomea, delle famiglie Piacentini di Creola, dei Pellizzari di Rotzo (1902), dell'ab. Paccanaro di Gallio, cenni su Jacopo da Ponte e albero genealogico. Ancora una memoria sul santuario di Monte Ortone, ed una guida delle chiese della diocesi di Padova (tip. Giammartini - Padova 1884), "Capellano a Selvazzano, pellegrino moltissimo in [....] relatore dei [campeggi marittimi] dell'Azione Cattolica" . Ingegno come si capisce vasto, intuitivo. Da notarsi di lui i cenni sugli uomini notevoli di Gallio e sul santuario del Buso. Le sue opere son elencate nel dizionario di mons. Rumor (Vicenza). Queste sue cure elette non distrassero mai dalla più zelante cura di anime, in vari posti. Pubblicò "Cerimoniale per la Prima Comunione" tip. Seminario 1871 e [ "Gallio e le sue Chiese" Tip. Seminario, Padova 1879].


30) SARTORI LORENZO
nato a Gallio il 31 gennaio 1805, morto a Padova il 13 ottobre 1885 (monsignore, cancelliere) - Eminente per senno e per dottrina, instancabile nell'esercizio del suo ministero. Dal 1856 al 1858 fu direttore spirituale del Seminario e Rettore dal 1858 al 1865. Fu installato Decano nel 1874 presso la Cattedrale di Padova col titolo di S. Fidenzio. Canonico nel 1860 nel periodo delle leggi eversive e di incameramento dei beni ecclesistici, dimostrò grande capacità e preparazione tecnica in delicate mansioni. Nominato Vicario generale della diocesi, seppe tutto riorganizzare, a tutto riparare, salvando patrimoni in pericolo; fu perciò il braccio destro dei vescovi patavini dell'epoca. Benemerito confessore delle Eremite, economo del Seminario. cappellano a Gallio, per 20 anni fu parroco a S. Giorgio in Perlena.


31) SEGAFREDDO GASPARE fu MATTEO
di Gallio nato nel 1820, morto nel 1878. Uomo di geniale presenza, di colorito traente al fulvo, la fisionomia del quale a primo intuito palesava mitezza di animo e bontà di cuore; fornito di censo fu industriale d'importanza nelle concerie; utile a se e molto al paese; onesto, anche talvolta sino al sacrificio, per l'altrui poco delicata coscienza. In qualità di Sindaco resse per più lustri con molta abilità e saviezza il nativo suo paese: in difficili tempi mantenne l'ordine che minacciava rompersi, con soddisfazione del pubblico e dalle preposte magistrature nazionali politico-amministrative. Da solo seppe disarmare una turba di suoi compaesani riottosi agli agenti di pubblica forza (tant'era la potenza delle nobili sue prerogative!); in altra ricorrenza pronto ed efficacemente contribuì a frenare l'ingordigia degli abitanti di alcune contrade, i quali sobillati da altri interessati, prossimi vicini, tentarono a frotte ed in massa di invadere i boschi del Consorzio dei Sette Comuni (ex Reggenza) nella parte di Galmarara, dove furono colti, in atto di taglio, da un Battaglione dei reali bersaglieri che li arrestarono in numero di 173. Da ultimo accasciato per la morte dell'amata sedicenne sua figlia di rara bellezza e virtù, si chiuse nel dolore, ammalò e dopo vari anni di infermità morì nella sua villa di Campese, colla coscienza del giusto, fra le braccia dell'adorata sua sposa, confortato colla presenza dei diletti suoi figli, fra i quali Francesco (Il Ch. Prof. Francesco emerse negli studi classici, tanto che dopo terminati gli anni dell'Università, il nazionale governo gli accordò per meriti una pensione, acciò potesse continuare gli studi di perfezionamento presso qualsiasi Università di Europa fra le quali prescelse le suole ordinate e severe di Germania) attuale distinto professore e direttore delle scuole ginnasiali pareggiate di Bassano.


32) SEGAFREDO FRANCESCO fu Gaspare
(dottore, professore, cavaliere) nato a Gallio il 22 giugno 1863 - morto a Rosà il 19 febbraio 1917 - Fratello del citato Augusto, fu plasmato dai genitori (l'industriale della concerie) a virtù domestiche e cittadine; vivace e tenace d'ingegno, vinse i coetanei nell'apprendere e nel ritenere. Dal collegio di Bassano, fu alunno esterno del Seminario in Padova e nel 1881 fu licenziato dal Liceo Tito Livio per passare all'Università che gli diede il lauro di dottore in lettere il 13 luglio 1885 sulla tesi greca "Dionigi d'Alicarnasso e le sue opere teoriche" , con premio. Cupido di approfondirsi nelle filologia comparata e negli idiomi neolatini, vinse un concorso di perfezionamento all'estero (borsa governativa) e scelse la severa Germania dove a Monaco ebbe per maestro lo storico Ludovico Pastor, del quale raccolse a penna 45 quaderni di lezioni. Poco dopo e a Innsbruck (1887) per studiare il Cervantes, il Goethe, lo Shakespeare, indi a Zurigo ove conobbe il Beloch. Con viaggi in remote contrade continentali e marittime, completò il suo gia vasto sapere geografico e storico. Fecondò i suoi continui rapporti scientifici e letterari con Lampertico, lo Scholl, Steyman, e l'Hartling nonchè di pensiero e insegnamento con Tullio Gnesotto, i prof.ri Roncato, Marzarotto, Serena, Crispolti e ab. Poletto. Volle esser figlio morale e letterario del Manzoni che su tutti prediligeva, imitatore nel celibato per la scienza con convinzione e pratica aperta di religione di Contardo Ferrini. Mancatogli il padre in tenera età, fu a capo di tredici fratelli orfani che lo adoravano. Insegnò dapprima anche nel collegio Vida di Cremona (dove eccelse padre Ferrazzi!) e successore al prof. Brentari Ottone, per ben 26 anni resse la cattedra nel ginnasio Brocchi di Bassano. Compose, inedito dal 1895, un diario con quotidiane meditazioni sulla vita, poi un'antologia tutt'ora manoscritta. Presidente del Patronato scolastico, membro del Consiglio provinciale della Istruzione e dell'amministrazione comunale di Rosà, deputato al Museo civico di Bassano, non trascurò mai gli interessi dell'Altopiano, amò il paese natale. Principalmente per i suoi meriti il ginnasio di Bassano fu elevato a Liceo; il 4 aprile 1943 1'istituto, dove spese la sua vita di formazione della gioventù studiosa, gli dedicava una lapide nell'atrio con effigie a mezzo busto (dovuta al prof. Strazzabosco) splendidamente incorniciata. Traduciamo la bella epigrafe: "Francesco Segafredo in questo Ginnasio compì opera egregia di insegnamento per profondo sapere nelle lettere greche, latine ed estere - peritissimo nella storia e nella geografia anche per viaggi e ricerche di luoghi, costumi e monumenti - mirabile per modestia e pietà a Dio - alla Patria - alla Famiglia - sapeva infondere con paterna bontà entusiasmo negli allievi per i tesori veri della istruzione". Ancora e da menzionare che pubblicò una biografia su D. Francesco Sartori di Gallio, parroco a Campese; istituì a Gallio la scuola privata preparatoria al ginnasio e restaurò il sepolcro del Folengo (Martin Cocai) a Campese. Figura incisiva, faccia serena, occhio puro e penetrante, parola franca e dotta "attinse sapienza, amore e virtù onde fu consolata la sua morte e fregiata la sua vita", cosi l'epigrafe dei Colleghi, mentre il prof. Marzarotto riassumeva il generale tributo di commozione dinanzi alla sua fossa, definendolo "homo sapiens et mitis".


33) SEGAFREDO GIACOMO
fu Gaspare e Vittoria Bortoli (cavaliere ufficiale, dottore, professore) nato a Gallio il 18 ottobre 1865 - morto a Padova il 26 marzo 1938 - Fin si può dire dalla infanzia amante del sapere, d'indole molto osservatrice speditamente iniziò gli studi; prese la laurea in lettere all'Ateneo di Padova con massimi punti. Con vincite nei vari concorsi, coperse successivamente le cattedre di materie classiche a Feltre, Moncalvo, Mortara, Rovigo e Lucera, portando ovunque luminose prove di chiarezza, perspicacia e zelo nell'insegnamento. Fu un esempio vivente di probità e di attività. Promosso a Lodi, ove rimase per il maggior periodo della sua carriera, esplicò rare doti di educatore per cui pervenne in grande estimazione. Specialmente l'amabilità francescana che aveva abituale, affine per questa sua virtu al Ferrini, e un insito amore alla natura - eran suoi piccoli amici i fiori e gli uccelli - lo resero assai caro a tutti quelli che ebbero la fortuna di conoscerlo. Compose un inedito testo di storia per i Licei, ma data la sua modestia non pubblicò suoi lavori su importanti argomenti letterari, latini ed italiani. Socio dell'Accademia Olimpica, tenne magnifiche conferenze come quella su Dante, altra sul viaggio di Magellano tenuta nel palazzo della Deputazione provinciale di Vicenza, dove ultimamente insegnò in quel Liceo. Buon epigrafista, è molto nota la sua dedica al Pigafetta, nella lapide scoperta nel centenario commemorativo. Incombenzato dalla deputazione di storia patria a continuare quella dei Sette Comuni per l'epoca moderna e in specie il ruolo del Consorzio, i suoi appunti non restarono che tracce del disegno, intorno al quale tenne alcuni discorsi presso l'istituto di Cultura popolare in Asiago, in cui, dopo la lunga carriera, s'era ritirato. Distinto, agile nel portamento, aperto e cordiale con tutti, fece della scuola una famiglia e della famiglia un tempio; bastano a figurare il cittadino le parole colle quali salutava la ricostruzione di Gallio (in "Gallio ridonato alla sua vita" tip. Seminario - Padova - 1922): "Urge restaurare e rafforzare quei valori che la guerra sconvolse e senza i quali non può essere e fiorire la Patria, poiché essi - di base morale soprattutto - ne sono il fondamento e il presidio".


34) SEGAFREDO MATTEO
fu Cristiano (monsignore, dottore) nato a Gallio nel 1825, morto a Quero il 24 febbraio 1889 - Spirito profondamente onesto, di ingegno pronto ed attivo, abbracciò da giovanetto il ministero ecclesiastico con ardore apostolico e costanza. Ben presto si fe' notare per le sue qualità eminenti e, superati i corsi teologici, si addottorò in belle lettere nell'Università padovana. Quindi per lunghissimi anni fu pastore d'anime e vicario foraneo a Quero di Piave, zelante e di alta considerazione a tutti. Studiava assai e riuscì predicatore affascinante, ma sovratutto la sua illibatezza morale gli acquistò venerazione. Venne per due volte, per massima stima e dottrina, proposto per la porpora vescovile dai presuli Farina e card. Callegari, ma rifiutò umilmente. Generoso e fiero del paese natio, incoraggiò protesse e amò i conterranei ovunque li incontrasse, esaltandone le virtù in ogni occasione; per antiveggenza predisse la grande guerra e la distruzione della parrocchia sua e di Gallio. Morì a 64 anni in Quero, dove era padre di tutti e lasciò il profumo dei suoi indelebili insegnamenti.


35) SEGAFREDO PIETRO
fu Gaspare (dottore, cavaliere) - Pure fratello dei precedenti Francesco e Giacomo, nato a Gallio il 14 febbraio 1874, morto a Rosà il 29 giugno 1936 - Animo angelico, colmo di affettuosità familiari, fu idolatrato dagli altri consanguinei come aveva già ripagato di gioia amorosa i genitori. Primo alle Elementari in Bassano, studiò a Padova con impegno e fu dottore presso l'Università in scienze naturali nel 1897. Subito entrò a lavorare nella direzione della cartiera Nodari a Lugo Vicentino, padre agli operai, maestro tecnico e morale insieme, vera competenza nel ramo. Rigoroso nella disciplina, fu altrettanto giudice di meriti. Fu assessore, consigliere e quindi Sindaco di Rosà, attese alla pubblica cosa con senso alto del dovere e della educazione cittadina come privata. Ebbe gusto dell'arte e tentò qualche non indegno saggio, viaggiò si puo dire l'Europa intera, pellegrino in terra santa e parte ciò in America col card. Pacelli, poi Pontefice, al Congresso di Buenos Aires (Eucaristico internazionale). Chimico perito fu assai caro alle maestranze, principale benefattore dell'Asilo di Rosà e di quello della Cartiera di Lugo che gli dedicò una lapide memore. Per benemerenze sociali fu fatto cavaliere della Corona, ma ben più fu cavaliere di Cristo, non bigotto ma esemplare. Ascrisse alla devozione a Pio X la guarigione da un insopportabile mal di gola, ne diffuse le lodi; teneva con se il Rosario, il Crocifisso e la Imitazione del Kempis. Perla di credente e di lavoratore silenzioso, di uomo caritatevole, onora i Suoi, Gallio e l'Altopiano.


36) TURA FRANCESCO
fu Giacomo - nato a Gallio nel 1840, morto a Padova nel 1931 - Lasciati a malincuore i monti, passò alla coltivazione nel padovano dei poderi dei conti Papafava, s'istrui nell'arte agricola, divenendo presto un tecnico da parecchi consultato. Da gastaldo ebbe funzioni direttive in molte campagne e potè costruirsi un patrimonio immobiliare per ritirarsi vecchio in città. Vedovo e senza figli, pur vivamente coltivò per diletto in spontaneità d'estro, la pittura. Si conserva qualche saggio di stile classico e di tema religioso (es. la Madonna di Lourdes) e paesistico. Morendo lasciò tutta la rilevante sostanza all'Istituto delle Missioni Africane. Tarchiato, era di taglia alta, d'apparenza rude ebbe cuore sensibilissimo; fu sempre orgoglioso e memore del paese natio.


37) VALENTE G. MARIA
(di Gallio? o Valstagna?). Capitano della Milizia dei Sette Comuni, sostenne a Venezia (1797 Pace di Campoformio) i privilegi dell'Altopiano; accorse a Venezia nel 1802 dove pare sia deceduto. Il galliese Munari Bonifacio raccolse i suoi dati.

 

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