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ORIGINI
STORICHE DELLE POPOLAZIONI DELL'ALTOPIANO
Verso
il 1350 alcuni studiosi vicentini si resero conto
che le zone montagnose a nord di Vicenza erano abitate
da popolazioni che parlavano la lingua tedesca. Essi
pensarono che quelle popolazioni fossero discendenti
dall'antico popolo germanico dei Cimbri, che invasero
l'Italia e furono sconfitti e dispersi nella battaglia
presso I Campi Raudi dal console romano Caio Mario
nell'anno 102 A.C..
Da
allora i montanari dei Sette Comuni vicentini fecero
propria questa interpretazione e si aggrapparono ad
essa tenacemente per costruire una propria identità
e affermare la propria dignità di popolo e
vollero chiamarsi con fierezza "cimbri".
Il nome restò vivo ed è usato ancora
oggi ad indicare gli abitanti di origine tedesca della
montagna vicentina, benché l'ipotesi dei suddetti
studiosi non possa più reggere di fronte ai
risultati di una rigorosa analisi storica e linguistica.
Furono
proprio due illustri figli dell'Altopiano, per primo
l'abate Agostino Dal Pozzo di Rotzo e, dopo di lui,
l'abate Modesto Bonato di Asiago, che dimostrarono
l'insostenibilità dell'ipotesi di una derivazione
dall'antico popolo germanico dei Cimbri.
Il
mistero delle origini, dunque, non può essere
risolto utilizzando le fonti storiche attualmente
disponibili; il problema può essere, invece,
risolto in modo notevolmente sicuro utilizzando gli
strumenti dell'analisi storico-linguistica. La lingua
dei Cimbri, rimasta isolata per circa 800 anni, ha
conservato in modo sorprendente molte delle caratteristiche
originarie e arcaiche, che all'esame linguistico appaiono
storicamente databili e anche geograficamente collocabili
nelle zone di provenienza. E' quindi dagli studiosi
dello sviluppo storico delle parlate tedesche che
possiamo aspettarci una risposta riguardante l'epoca
dell'insediamento e la provenienza delle popolazioni
cosiddette cimbre.
Sulla
base di tali considerazioni l'insediamento di popolazioni
tedesche sull'Altopiano è avvenuto in due successivi
momenti:
-
"intorno
alla seconda metà del secolo VIII popolazioni
longobarde, per non soggiacere al dominio dei
Franchi dopo la sconfitta dell'ultimo Re Desiderio,
si sarebbero rifugiate nelle parti più
inaccessibili e remote del Veneto, dando vita
a delle isole rimaste per secoli chiuse nella
loro fede ariana e nei costumi aviti" (da
"I cippi della Marcesina" di Ivone Cacciavillani
- Ed. Signumpadova);
-
verso
il 1150 l'Altopiano fu meta di un massiccio flusso
migratorio di coloni dalle zone di confine alemanno-bavarese
occidentale. In tale periodo è ipotizzabile
con ragionevole certezza, anche in analogia con
le restanti zone montagnose dell'Italia settentrionale,
che l'Altopiano sia stato completamente coperto
da fitte boscaglie con scarsi nuclei insediativi.
Anche sull'Altopiano, pertanto, doveva essere
in atto una intensa opera di sboscamento e dissodamento
motivata dal forte incremento demografico che
stava interessando tutta l'Europa occidentale.
Le popolazioni rurali indigene, pur totalmente
impegnate nel disboscamento e nel dissodamento,
non erano però in grado di sostenere da
sole tali lavori per cui emerse la necessità
di reclutare coloni da territori anche lontani,
quali quelli della Baviera e della Germania in
genere. Le popolazioni contadine bavaresi vennero
favorite nel loro spostamento verso sud dall'interessamento
dei vescovi di Padova che in notevole parte erano
di origine tedesca ed erano altresì interessati
a mettere a coltura l'ampio territorio montagnoso
dell'Altopiano che era stato loro assegnato nel
lontano 917 dall'Imperatore e Re d'Italia Berengario
I con un atto di donazione. Con tale atto si era
trasferito ai vescovi di Padova ogni dominio,
vale a dire il totale diritto di proprietà
sui territori che costituivano l'Altopiano.
Quali potevano essere i motivi che spinsero i
coloni bavaresi a lasciare le loro regioni e ad
avventurarsi in terre lontane, per di più
montagnose e quasi inospitali quali erano allora
quelle dell'Altipiano?
I motivi sono molteplici e precisamente:
1) l'interesse dei vescovi patavini al dissodamento
delle terre altopianesi, che li indusse ad offrire
condizioni estremamente vantaggiose ai coloni
per invogliarli a immigrare nelle terre incolte:
"... i nuovi abitanti e i loro successori
beneficiano di privilegi ed esenzioni fiscali,
oltre che di canoni fondiari molto bassi"
(da "Medioevo" di G. Tabacco, G. Merlo,
Medioevo). Appare evidente che la lontana origine
delle autonomie e dei privilegi rivendicati più
tardi dai Sette Comuni è da far risalire,
almento in parte, ai contratti di immigrazione
e di colonizzazione stipulati dai vescovi di Padova
con le comunità di villaggio cimbre all'atto
dell'insediamento.
2) L'imponente sviluppo demografico diffuso in
tutta l'Europa, iniziato in forme ancora lievi
durante gli ultimi decenni del secolo X, ma con
un vero e proprio scatto durante i secoli XI e
XII e prolungatosi fino ai primi decenni del secolo
XIV, incremento che richiedeva un aumento della
produzione agricola, soprattutto cerealicola,
per far fronte all'aumento della domanda di mercato.
3) Le catastrofiche carestie verificatesi in terra
bavarese e nel nord Europa in genere, che costrinsero
intere famiglie a fuggire dai propri paesi per
cercare sicurezza nelle regioni del sud, dove
la terra da dissodare e da coltivare era ancora
abbondante.
Si può ragionevolmente supporre che gli
insediamenti sull'Altopiano furono conseguenza
di fenomeni di sovrappopolamento delle regioni
nordiche bavaresi, di rifiuto di intollerabili
vincoli di subordinazione servile, di miraggio
di condizioni di colonizzazione assai vantaggiose
e di richiamo di parenti già emigrati.
Concludendo si può affermare che l'analisi
del contesto storico, l'esame degli scarsi, ma significativi
documenti a disposizione e soprattutto i risultati
dell'indagine storico-linguistica inducono ad ipotizzare
con un elevato grado di probabilità un insediamento
tedesco sull'Altopiano prima nel secolo VIII poi
nei secoli XI, XII e XIII. Si può affermare
con altrettanta elevata probabilità che l'insediamento
avvenuto agli inizi del secondo millennio sia stato
promosso e organizzato dai vescovi di Padova o,
per loro conto, dai loro feudatari.
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