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IL NOME
di Giancarlo Bortoli

Tratto dal Volume "GALLIO VICENDE DI UOMINI E DI PAESE ",
a cura dell'Amministrazione Comunale di Gallio 1990-1995.


Galade, Galao, Galedum, Galeum, Galeo, Ghelle... queste le versioni più antiche che si conoscono del nome di Gallio, a proposito delle quali alcuni storici, per trovarne il significato, non mancarono di dar spazio alla fantasia, più che ai documenti d'archivio o ai reperti archeologici.
Così A. Domenico Sartori, storico galliese ed autore della Storia della Federazione dei Sette Comuni Vicentini, e il Nalli si lasciano trarre dall'incanto fonetico che fa pensare al celebre popolo dei Galli, per stabilire che Gallio senz'altro deriva da Galedunum, che significa fortezza dei Galli.
Lo stesso dicasi per l'altra interpretazione proposta nel passato, secondo la quale non ai Galli deve farsi discendere l'origine di questo popolo, ma ai Galati antichissimo ramo dei Celti insediatisi in quella Regione che da loro prese il nome di Galazia (parte dell'attuale Turchia). Più ragionevole invece la derivazione latina ipotizzata da Bernardino Frescura e condivisa dal Pellegrini, che fa derivare il termine da "Gagium", "Gazium", cioè selva; cosi anche l'Ab. Agostino Dal Pozzo che in un proprio appunto scrive: "Gallio forse cosi detto dalla voce longobarda Gaium, Gagium che significa selva ma non manca la spiegazione religiosa, fatta sulla base del toponimo cimbro: Ghell sarebbe stato infatti un idolo pagano che si venerava sul colle Jochel, su cui ora sorge la Chiesa. Quest'ultima opinione e di un altro galliese, Don Domenico Sartori (non è lo stesso sopra citato!), autore di "Cenni storici di Gallio e delle sue Chiese", il quale, addirittura, cita, quale primo documento in cui si parlerebbe di Gallio, l'atto di donazione fatto nel 917 dall'Imperatore Berengario al Vescovo di Padova Sibicone dei territori compresi tra l'Astico ed il Brenta. In realtà il documento non nomina alcuna località dell'Altopiano, borgo o monte che si voglia, ma parla della sola Valle del Brenta con le sue pertinenze!
Ne molto aiuta la versione cimbra "Ghell", circa la quale non siamo certi se rappresenti una "cimbrizzazione" del termine latino Galeum o se invece non sia capitato il contrario.
Francesco Sartori, autore anche di un'inedita storia di Gallio della quale sinora però non ho trovato traccia, fa provenire la popolazione locale, non si sa in base a quale documentazione, dal Ducato "...Gheldrense della Germania inferiore al di la del Reno ..." (forse Geldern, vicino a Duisburg), abitato dal ceppo dei Celti - Galli - Sicambri. Dal nome del Ducato deriverebbe appunto il toponimo Ghell.
La vicinanza con l'antica contrada o Colonnello (ma come si vedrà più oltre, fu persino Comune autonomo!) dei Ronchi, il cui toponimo senz'altro si può far derivare dal verbo roncare, e cioè sboscare, pulire da alberi e cespugli una data area per ridurla a coltura (cosi come per la contrada Roncalto di Gallio in località Valbella e Roncalto di Asiago, poste ambedue su alture da cui la derivazione appunto, di Ronco alto), lascerebbe supporre che vi fosse un'unica grande boscaglia, ridotta poi a pascoli e luoghi abitati, tra la Val Frenzela e la Val Miela (che separa il territorio di Gallio da quello di Foza) che ospitò dapprima un insediamento umano nella parte alta della Val Frenzela, chiamato Gallio da Gagium, selva, e poi quello dei Ronchi; si può naturalmente obiettare che potrebbe esser capitato il contrario: e cioè che prima venne messo a coltura una parte del Gagium, selva, cioè il territorio dei Ronchi, più vicino alla pianura e di minor altitudine; poi i coloni (cimbri?) occuparono i boschi e i pascoli più alti, lasciandone per cosi dire residualmente, il nome di Gagium, che nel primo documento nel quale si trova nominata Gallio, diventa Galade. Secondo quest'ultima opinione, che so ancor oggi esser diffusa in quel di Ronchi, questa comunità sarebbe la più antica e avrebbe consentito la nascita, successiva, di Gallio. I primi documenti che menzionano questi territori (dal 1100 al 1200), nominano però solo Gallio.
Ronchi appare per la prima volta in una pergamena del 26 febbraio 1284 ove si cita una "hora de Runchis", località chiaramente riferita ai Ronchi di Gallio (il toponimo Ronchi e diffuso in vari territori della nostra Provincia, e non solo in essa), ove si cita il vicino buscum Sancti Felicis, probabile oggetto del disboscamento di cui si accennava più sopra.

 

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