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MOVIMENTO SIDEREO

Il pensare un modello geometrico del mondo dove collocare la Terra, la Luna, il Sole e i pianeti, un modello che spieghi il movimento degli astri come noi l'osserviamo in cielo, e uno dei grandi temi su cui hanno dibattuto gli studiosi fin dai tempi antichi dei grandi filosofi e matematici greci. Il sistema tolemaico, che pone la Terra immobile al centro dell'universo mentre gli altri corpi celesti vi girano attorno, fu codificato nella grande opera chiamata Almagesto dall'astronomo e matematico greco- alessandrino Tolomeo nel II secolo dopo Cristo. Questo sistema fu accettato come l'unico proponibile dal punto di vista filosofico e scientifico fino alla pubblicazione nel 1542 del De revolutionibus orbium caelestium di Nicolò Copernico, le cui teorie portarono a quella che ancor oggi gli studiosi chiamano la "rivoluzione copernicana": con essa la Terra era detronizzata dalla sua posizione di privilegio al centro dell'universo, e al suo posto veniva collocato l'astro più importante del sistema planetario, il Sole, mentre tutti i pianeti, compresa la Terra, vi giravano attorno. Il sistema copernicano, come il tolemaico, prevedeva che le orbite dei pianeti fossero circolari, una complicazione notevole nel calcolo esatto del moto dei pianeti. Ma i maggiori ostacoli incontrati dal nuovo modello del mondo non furono di natura matematica; molto più grande fu invece l'ostilità dimostrata da numerosi pensatori e studiosi sia laici sia religiosi, che difficilmente accettavano lo sradicarsi di una credenza vecchia di duemila anni: la centralità e l'immobilità della Terra.
L'astronomo danese Tycho Brahe verso la fine del '500 proponeva allora un sistema alternativo: la Terra era sempre al centro del mondo, mentre tutti gli altri pianeti ruotavano attorno al Sole e questo, col suo corteo, girava attorno alla Terra. In questo modo si spiegavano alcuni movimenti degli astri non altrimenti comprensibili senza toccare le antiche credenze. Questo sistema fu chiamato ticonico dal nome del suo inventore. Nel 1609 l'astronomo tedesco Giovanni Keplero eliminava le incongruenze del sistema copernicano sostituendo alle orbite circolari traiettorie ellittiche, e ricavava cosi le leggi, ancor oggi valide, che regolano il moto dei pianeti attorno al Sole. Nel 1686, con la pubblicazione della sua opera, Isaac Newton comunicava la legge fisica da lui scoperta che tiene insieme in un tutto armonioso i corpi del sistema planetario, la legge di gravitazione universale; essa afferma che i corpi celesti si attraggono con una forza proporzionale alle loro masse, inversamente proporzionale al quadrato delle loro distanze.
Lo sviluppo di nuovi metodi di calcolo matematico nel Settecento forniva lo strumento per analizzare e confermare in termini matematici un sistema del mondo che si era fatto strada tra numerosissimi ostacoli e pregiudizi, basti ricordare per tutti il processo di Galileo del 1633.
Nel Settecento il sistema copernicano, convalidato dalle leggi e dai calcoli dei grandi scienziati qui ricordati, era ormai accettato nel mondo scientifico; ma si trovavano ancora delle resistenze. Lo dimostra quest'operetta di Marco Antonio Giovanni Gianesini da Gallio dal significativo titolo Opinione sopra il movimento della Terra e degli astri, dove egli propone un suo sistema del mondo in sedici proposizioni. L'impianto e quello del sistema tolemaico con una differenza: la Terra e si al centro del mondo, ma non immobile, essa ruota attorno a se stessa in ventiquattro ore. Era infatti più ragionevole pensare che fosse la Terra a ruotare piuttosto che la sfera delle stelle fisse infinitamente lontane; infatti per completare un giro in sole ventiquattr'ore le stelle avrebbero dovuto ruotare ad una velocità inimmaginabile. In questo modo si spiegava, e si spiega, la rotazione giornaliera, il sorgere e il tramontare, degli astri. L'autore fornisce anche un disegno del suo sistema del mondo, un astrolabio. Si tratta dello schizzo di un meccanismo ad orologeria che attraverso vari ingranaggi fa girare l'asse principale su cui e imperniata la Terra al centro; lo stesso meccanismo fa girare l'asse, inclinato di 23° e ½ rispetto a quello della Terra, perpendicolare al piano dell'eclittica, la linea che corrisponde alla fascia dello zodiaco lungo cui si muovono i pianeti. Ognuno di questi e collegato con un braccio a quest'asse, nella supposizione che i pianeti si muovano tutti con la stessa velocità.
Nel presentare il suo astrolabio, l'autore precisa che non ritiene opportuno fornire dettagli sul meccanismo, per non ingenerare confusione nella mente di chi non conosce le leggi della meccanica. L'ultima parte in latino contiene l'annuncio di quelle che egli reputa due grandi "scoperte di Matematica", come annunciato nella dedica, senza peraltro fornire dettagli. Si tratta di un metodo per mettere in movimento le acque stagnanti, come ad esempio quelle dei laghi, per fornire l'acqua agli abitanti di un determinato luogo in periodo di siccità, e dell'invenzione di una macchina adatta allo scopo che si muove di moto perpetuo.
Fu il sogno di molti filosofi del passato quello di creare una macchina che una volta messa in movimento si mantenesse in moto perpetuo senza rifornimento di energia, un concetto contraddetto dai principi della fisica. I biografi dei personaggi illustri del Settecento veneto non riportano il nome del Gianesini. Tuttavia la dedica al padre cassinese Gian-Gualberto Colombo, professore di astronomia e poi di fisica all'Università di Padova dal 1746 al 1777, la trattazione stessa dei temi di quest'operetta, dimostrano che Gianesini era uno studioso, anche se ingenuo, che conosceva l'ambiente della scienza ufficiale, che era attento ai problemi che essa poneva con lo spirito tipico degli scienziati del Settecento che proprio nella scienza vedevano lo strumento per affrancare l'uomo dalla fatica attraverso la costruzione di macchine sempre più perfette, vedevano la scienza al servizio dell'umanità per migliorarne il destino.

Luisa Pigatto
docente di storia dell'astronomia
all'Università di Padova


La dedica

Parte in latino

L'astrolabio

 

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