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HOME PAGE > RETE CIVICA > ORIGINE E POPOLAZIONE > IN OCCASIONE DELLA SOLENNE CONSACRAZIONE DELLA CHIESA ARCIPRETALE DI GALLIO (22-25 SETTEMBRE 1938)


L'INCANTO DEL PAESE NATIO PRIMA DELLA DISTRUZIONE
tratto dal libro "Gallio 1915-18 - Dramma di un paese" edito dall'Amministrazione Comunale di Gallio

Parlare di se stessi, è vanità, esporre il vero, è sincerità d'animo.
Siam nati qui tra i monti di Gallio Vicentino e sentiamo tutta la nostalgia del luogo della prima età e quasi in sogno lo vediamo dinanzi a noi prima della distruzione: Gallio sembrava la rude sentinella avanzata, nella difesa dell'Italico suolo. Ai piedi delle gigantesche montagne di Longara e Meletta, imperturbato viveva nel rigoglio della vita montanara, piena di operosità e tenacità. Poggiato sur le sue vette alpine, era l'ammirazione dei visitatori, che venivano in cerca di svago, di salute e di scienza. Un largo verde di prati fioriti, simbolo di mistica soavità, macchie di abeti vellutati, d'alto fusto, erano il suo ornamento non solo nella valle di Nos, ma alla Covola, Spil, Gastar e Boschetti ecc., dove placidamente si potea sdraiarsi al riparo dal sole estivo, dove si poteano raccogliere i rossi profumati ciclamini, sparsi alle periferie, tra il mormorio dell'acqua cascante, l'eco risonante della valli, il canto degli uccelli e lo stormir delle foglie.
Chi girava poi nelle sere autunnali, sembrava godere altre magnificenze, riservate non solo ai spiriti privilegiati, ma che commovevano e commuovono pur oggi tanti cuori freddi ed indifferenti. Le case del centro, adornate dagli olezzanti garofani, sembravano legate non dico dal bianco sasso, ma da una stretta catena, come consanguinee, dove si congingeva, senza riserbo, amore e fede, nobiltà e pace: scendendo quindi la notte, non s'udiva che la resinosa brezza, che accarezzava il viso e riempiva d'ossigeno i polmoni. In mezzo all'incantevole paese, si vedeva sorgere più in alto, più bello degli altri, un edificio sacro: la Chiesa; accanto ad essa la torre dei padri nostri: il campanile; la prima sembrava una madre osservatrice, il secondo un angelo che vegliavano silenziosi in mezzo ad una famiglia di pargoli addormentati.

Don Giacomo Turra
Sacerdote Galliese

 

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