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GALLIO
ESTREMA TRINCEA DELL'ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI NELLA
GUERRA MONDIALE
tratto dal libro "Gallio 1915-18 - Dramma
di un paese" edito dall'Amministrazione Comunale
di Gallio
Salvo
Lusiana, tutti i capoluoghi dell'Altopiano dei Sette
Comuni subirono nella guerra mondiale, egual sorte
di rovina e di distruzione. Ma ciascuno ebbe la sua
parte distinta nelle varie vicende della tormenta
di fuoco e di sangue, che, per quattro anni, sconvolse
l'Altopiano Vicentino. E Gallio, che divise con Asiago
il saccrificio come pernio di manovra su tutto il
primo gradone dell'acrocoro, può vantare per
se l'incontestato onore di essere stato l'estrema
trincea dell'Altopiano dei Sette Comuni sulla Brenta,
per la quale si sbarro al nemico la calata su Bassano.
Dalle Melette come dal Sisemol, dal Val Bella come
dal Col del Rosso e dal Col d'Echele, e sempre Gallio
che tiene la chiave dell'alta Val Frenzela, che scende
a Valstagna e pilastra quindi il Canal di Brenta dall'Altopiano
dei Sette Comuni, come Col Moschin lo sbarra dal versante
del Grappa. E Gallio et stato, nei momenti più
aspri delle successive battaglie, trincea di prima
linea e caposaldo di tutto il campo di battaglia del
margine occidentale dell'Altopiano Asiaghese.
Il primo anno di guerra
Nel primo anno di guerra, in verità, anche
Gallio, benché vivesse ai margini della guerra
e i suoi monti si fossero trasformati in un immenso
campo trincerato popolato di soldati, tuttavia dalla
guerra non ebbe a patire grave danno, per cui ci si
abituo presto, pago di soddisfare al suo dovere patriottico
d'una delle avanguardie della Nazione, facendo vita
comune coi soldati e dividendo con loro il latte e
il pane. Salvo le evoluzioni aeree e qualche raro
combattimento tra aeroplani, Gallio non vide altro
spettacolo di guerra. Sentiva ruggire il cannone verso
settentrione nella conca fortificata di Vezzena, ma
tutti i suoi monti erano sgombri dal nemico e il suo
abitato era fuori della portata delle bocche da fuoco.
Anzi l'esser appollaiato nella gola di Val dei Ronchi,
pareva metterlo anche a più sicuro riparo di
Asiago, esposto alle offese di Val d'Assa. Ma il brusco
risveglio venne con lo scatenarsi della Strafe expedition
del 15 Maggio 1916. Asiago incomincio il suo martirio.
I grossi calibri austriaci iniziarono l'opera di distruzione
e d'incendio, cui si aggiunsero le offese del cielo.
Il Sottoprefetto Rizzatti, trasporto la Sottoprefettura
da Asiago a Gallio, per cercar di metterla al riparo
dalle offese del nemico; e il Comandante della 34ª
Divisione, Gen. Angeli, trasferì il comando
dell'Albergo Venezia alla Villa Rossi, nel pittoresco
bosco di Gallio. Appunto perché Gallio era
meno esposto, pareva che dovesse servire di rifugio
immediato ad Asiago. Ma non tardo' a subirne la sorte.
La Spedizione punitiva del 1916
Il 18 Maggio il III Corpo d'Armata Austriaco incomincio
un furioso bombardamento per rompere le linee italiane
sull'Altopiano di Vezzena e aprirsi la via della Val
d'Assa che sbocca nel cuore dell'Altopiano. I 380
piovevano abbondantemente su Asiago, ma i proiettili
incominciarono anche ad ampliar raggio verso Gallio,
finche un primo proiettile, verso il tramonto di quel
tragico giovedì, cadde vicino alla Chiesa,
la dove la strada di Asiago entra in Gallio. Altri
proiettili si susseguirono qua e la, per le varie
contrade, quasi a far comprendere che ormai tutto
l'abitato era sotto il fuoco nemico. Incomincio cosi
il triste esodo della popolazione, che doveva durare
per tre lunghi amarissimi anni. Il Vicario Parrocchiale
Don Francesco Caron, che per ultimo abbandono il paese
diletto, assistette con pochi altri, il 21 Maggio
dal Sisemol, all'incendio di Asiago. In quel giorno
le linee di Vezzena erano rotte e le vie dell'invasione
aperte attraverso la Val d'Assa e sul versante orientale
verso l'Astico. Pareva che il versante occidentale
verso la Brenta, dovesse rimanere intatto, tanto più
che Cadorna il 19 aveva segnalato "l'urgente
necessita che fosse organizzato il caposaldo della
Bocchetta Portule". Ma anche il Portule cadde
il 23 Maggio e le infiltrazioni austriache incominciarono
a calare su Gallio da tutte le sue valli settentrionali,
da Cima Undici, da Porta Manazzo, da Val di Nos e
da Valle di Campomulo.
L'invasione austriaca e la controffensiva
Il 27 cadeva anche il Mosciag, che proteggeva ad un
tempo, Asiago ed Arsiero e il Bollettino Austriaco
del 31 Maggio, dopo aver annunciata l'occupazione
di Arsiero e di Asiago, soggiungeva: "Le nostre
truppe hanno scacciato il nemico da Gallio ed hanno
preso d'assalto questa posizione". Il paese in
quei giorni divenne trincea di combattimento, ogni
casa trasformata in ridotta, ogni cantina in rifugio,
ogni granaio in osservatorio. Ma i monti sovrastanti
resistevano; resistevano le Melette, resisteva il
Sisemol, resisteva lo Stenfle: e cosi dopo vari giorni
di aspri combattimenti, il nemico fu potuto contenere
nell'alta Val dei Ronchi e gli fu sbarrata la stretta
del Buso, da cui ormai si riteneva sicuro di poter
scendere a Valstagna e a Bassano. Fin dal 2 Giugno
Cadorna, arrestato ormai il nemico, sui margini meridionali
dell'Altopiano, diede i primi ordini della controffensiva,
che aveva per ala marciante tutta la zona occidentale
dell'Altopiano, appunto dalla Val Frenzela ai Castelloni
di S. Marco, con direttrice la riconquista del Portule.
La zona di Gallio fu particolarmente affidata al XXII
Corpo d'Armata, allora comandato dal Gen. Caviglia,
ora Maresciallo d'Italia. Il 23 Giugno la 29ª
Divisione incominci a risalire la Valle dei Ronchi
e il 26 i fanti intrepidi della Brigata "Sassari",
in testa alle truppe liberatrici, oltrepassarono Gallio
e ributtarono il nemico verso Monte Zebio. La controffensiva
duro ancora fino al 24 Luglio, ma non fu possibile
snidare il nemico dal suo formidabile allineamento,
che andava dall'Ortigara allo Zebio, al Mosciag e
al Monte Interrotto, cosi da tenere tutta la riva
occidentale della Val d'Assa.
L'olocausto dell'Ortigara
Il 5 Settembre si approvo la operazione K, ideata
fin dal 29 Agosto, dalla I Armata che aveva per obbiettivo
la riconquista di Cima Portule, onde dare maggiore
respiro e consistenza alle nostre difese sovrastanti
a Gallio. Le operazioni avrebbero dovuto incominciare
a fine Settembre, ma il precoce inverno costrinse
a sospenderle, finche la VI Armata penso di riprenderle
il 28 Maggio 1917. L'azione doveva iniziarsi il 9
Giugno, ma fu impedita dal maltempo, e il giorno 8
era scoppiata la grossa mina dello Zebio, che ci aveva
arrecato notevole danno. Alle 19.30 del 9 Giugno un
colpo grosso calibro nemico fece scoppiare il deposito
di munizioni delle bombarde da 240, ch'era poco più
a nord della Crocetta di Gallio. Pareva proprio che
l'operazione s'iniziasse sotto cattivi auspici. Difatti
nel pomeriggio del 10 Giugno, quando le fanterie scattarono
dai monti di Asiago e di Gallio fino a Cima Caldiera,
si scateno un violentissimo temporale, che gareggio
con il furore della battaglia, in cui erano impegnati
trecentomila uomini con tremila cannoni. Malgrado
lo slancio incomparabile dei nostri soldati, alla
sera del 10 Giugno dovettero ritornare alle trincee
di partenza, salvo che sull'Ortigara, conquistata
in parte dai prodi Alpini. Incomincio da quella tragica
notte il calvario dell'Ortigara, che duro fino al
30 Giugno, quando anche gli Alpini dovettero abbandonare
le aspre carsiche pendici della truce Ortigara, lasciandovi
il fior fiore di 22 battaglioni Alpini.
L'epica battaglia sulle Melette
La
ripresa dei combattimenti sul versante nord-occidentale
dell'Altopiano, non si ebbe che all'indomani di Caporetto,
purtroppo col volontario, ma dolorosissimo abbandono
di quasi tutte le posizioni avanzate verso l'Ortigara,
per restringersi al campo trincerato delle Melette
di Gallio. L'epica lotta di difesa del Canal di Brenta,
dai monti di Gallio e di Foza, incomincio il 9 Novembre,
quando noi arretrammo le nostre linee al di qua di
Asiago e Gallio, divenne linea di collegamento fra
le Melette e il Sisemol. Il 10 Novembre Gallio fu
perduto e ripreso più volte: e i combattimenti
nell'abitato si rinnovarono anche nei giorni successivi,
finche, caduto anche Monte Longara, nella notte dal
12 al 13 Novembre, i nostri si ritirarono da Gallio
sul Sisemol. Durante tutto Novembre, asperrimi combattimenti
si svolsero fino al 4 Dicembre sul massiccio delle
Melette, fino allo Xomo di Gallio; e quando ogni nostra
resistenza fu esaurita, per il sovverchiare delle
forze austriache, dovemmo ritirarci sui monti a mezzodì
di Gallio, dai quali continuammo a sbarrare la Val
Frenzela. Cima Eckar, il Kaberlaba, il Val Bella,
il Col del Rosso e il Col d'Echele, divennero per
tutto l'ultimo anno di guerra, i capisaldi della nostra
estrema resistenza. Perduti in parte nella battaglia
di Natale del 1917, furono riconquistati nella battaglia
dei Tre Monti dal 28-31 Gennaio 1918.
Dalla riscossa alla Vittoria
La riconquista di Val Bella, di Col del Rosso e di
Col d'Echele, fu il primo segnale dell'Esercito Italiano
nell'Anno della riscossa, il primo squillo che annunciava
Vittorio Veneto. La I Armata di Pecori-Giraldi, dopo
questo successo, il 1 Marzo lasciava la difesa dell'Altopiano
alla ricostituita VI Armata, che aveva schierato a
sud di Gallio i Francesi e a Cesuna gli Inglesi, mentre
sull'estremo margine verso la Brenta, teneva buona
guardia il XIII Corpo d'Armata del Gen. Sani. L'offensiva
austriaca del 15 Giugno 1918 fu stroncata pure sui
monti tra Gallio e Sasso di Asiago, fluttuando sulle
creste contestate di Val bella, Col del Rosso e Col
d'Echele, ma assestandosi poi nelle posizioni dominanti.
Un'altra volta il nemico era arrestato sui monti,
mentre disperatamente cercava di piombare su Bassano
e di puntare su Vicenza. La vittoria del Piave del
24 Giugno fu anche la vittoria dell'Altopiano e fu
il preludio della vittoria finale, che al 4 Novembre
1918 dal Pasubio e dal Grappa, ci condusse al Brennero
e alla Vetta d'Italia. Gallio fu liberata negli ultimi
giorni di Ottobre e, per quanto ridotta ad un cumulo
di macerie, poteva tuttavia esser giubilante perché,
il suo olocausto, aveva contribuito anch'esso alla
Vittoria d'Italia.
Giuseppe De Mori

ACCOLGA
NELLA SUA PACE
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MORTI PER LA PATRIA
E DI GLORIA ETERNA
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L'ALTISSIMO SACRIFICIO
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