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GALLIO E LA GRANDE GUERRA
di Bepi Boccardo
Tratto dal Volume "Gallio 1915-18 - Dramma
di un paese"
a cura dell'Amministrazione Comunale di Gallio - 1986
23 Maggio. Su incarico del Ministro Sonnino,
l'Ambasciatore d'Italia a Vienna, Duca d'Avarna, presenta
al Ministro degli Esteri Austro-ungarico, Barone Burian,
un documento del seguente tenore: "Secondo le
istruzioni ricevute da S.M. il Re, suo augusto Sovrano,
il sottoscritto ha l'onore di partecipare a S.E. il
Ministro degli Esteri d'Austria-Ungheria, la seguente
dichiarazione: Già il 4 del mese di Maggio
vennero comunicati al Governo Imperiale e Reale i
motivi per i quali l'Italia, fiduciosa del suo buon
diritto, ha considerato decaduto il Trattato d'Alleanza
con l'Austria- Ungheria, che fu violato dal Governo
Imperiale e Reale, lo ha dichiarato per l'avvenire
nullo e senza effetto ed ha ripreso la sua libertà
d'azione. Il Governo del Re, fermamente deciso di
assicurare con tutti i mezzi a sua disposizione la
difesa dei diritti e degli interessi italiani, non
trascurare il suo dovere di prendere, contro qualunque
minaccia presente e futura, quelle misure che vengano
imposte dagli avvenimenti per realizzare le aspirazioni
nazionali. S.M. il Re dichiara che l'Italia si considera
in stato di guerra con l'Austria-Ungheria da domani...".
24 Maggio. Alle ore 4 del mattino, sparato
dal Forte Italiano di M. Verena contro il Forte Austriaco
del Pizzo di Vezzena, il primo colpo di cannone rompe
i silenzi delle valli e gli indugi della guerra. Ha
cosi inizio il primo anno di un conflitto lungo e
sanguinoso che avrebbe portato l'Italia alla sua definitiva
riunificazione.
I primi mesi di guerra lungo la fronte compresa
fra la Val Torra e Cima Manderiolo, sono caratterizzati
da continui duelli di artiglieria che mettono a duri
prova i forti austriaci di Luserna, Verle e Cima di
Vezzena, mentre i forti italiani del Verena e del
Campolongo, con l'entrata in azione dei mortai da
305 mm., vengono addirittura ridotti al silenzio.
25 Agosto. Ha inizio un'offensiva italiana
nella piana di Vezzena, offensiva preparata con dieci
giorni di bombardamento contro i forti austriaci.
Ha come obiettivi il Forte di Pizzo di Vezzena ed
il forte Verle da parte della Brigata Ivrea e il fortino
del M. Basson da parte della Brigata Treviso, brigate
appartenenti alla 34ª Divisione comandata dal
gen. Oro. Il tentativo verso il Pizzo di Vezzena,
viene quasi immediatamente respinto mentre l'assalto
alle munitissime posizioni del Basson viene condotto
con tenacia ma, purtroppo, senza esito alcuno dal
115° Regg.to di Fanteria comandato dal Col. Riveri
che, rimasto ferito durante l'azione, verra successivamente
fatto prigioniero.
Autunno e inverno. Nulla da segnalare oltre
i consueti duelli di artiglieria ed i lavori di rafforzamento
delle linee.
1916
Nei primi mesi, avvisaglie della prossima offensiva
austro-ungarica. Copiose nevicate la faranno rinviare
fino a maggio.
15 Maggio. Con un uragano di fuoco, alimentato
da centinaia di pezzi d'artiglieria di ogni calibro,
si scatena l'offensiva dell'11ª Armata verso
la parte occidentale del saliente trentino: dorsale
della Zugna-Vallarsa-Pasubio-Val Posina-Tonezza-Val
d'Astico. Ad Asiago cade il primo proiettile di grosso
calibro: trattasi di un proiettile da 350 mm. sparato
da un cannone detto "il lungo Giorgio" e
situato sulla penisoletta di Calceranica (Lago di
Caldonazzo) in Valsugana.
18 Maggio. Il "Lungo Giorgio" colpisce
anche Gallio. Verso il tramonto il primo proiettile
cade ai piedi del Lekele in prossimità della
cabina elettrica, sulla strada per Asiago; il secondo
in Via Campo; il terzo verso la Covola esattamente
sulle piccole rocce del Kanotele; una quarta in Val
dei Ronchi. Inizia l'esodo doloroso dei Galliesi lungo
la Val di Valstagna e per Campomezzavia, verso l'ignoto.
Nel suo "Diario di un imboscato", Attilio
Frescura, in data 18.5.16 annota: Asiago brucia ed
in data 19.5.16: Asiago fu!
Dal 15 al 20 Maggio l'Altopiano (salvo naturalmente
il bombardamento dei grossi calibri) non e direttamente
interessato alle operazioni militari. Infatti, mentre
l'11ª Armata del Gen. Dankl prosegue nella sua
avanzata verso i settori investiti, la 3ª Armata
del Gen. Koevess von Koevesshaza attende il segnale
d'inizio delle operazioni, segnale che arriva puntualissimo
il mattino del 20 Maggio. Il III Corpo d'Armata, al
comando del gen. Krautwald, dopo uno spaventoso bombardamento
delle posizioni, attacca lungo tutta la fronte da
Cima Manderiolo alla Val Torra. Le nostre truppe tengono
fermo.
21 Maggio. Alle ore 4.30 riprende a tuonare
l'artiglieria austriaca e, verso le 6, reparti della
28ª Div. A.U. muovono contro il Costesin e spezzano
la nostra difesa, separando le truppe del sottosettore
a nord della rotabile Termine-Vezzena, da quelle del
sottosettore a sud della rotabile stessa. Il Comandante
della 34ª Divisione italiana decide di rompere
il contatto con il nemico ed alle ore 8.40 ordina
la ritirata sulla linea: Costone del Dosso-Pendici
ovest di Monte Verena-Tola del Vescovo-Sponda sinistra
della Val Torra. Ma anche su questa linea non e possibile
una valida resistenza e, pertanto, alle ore 23 il
Comandante del XIV Corpo d'Armata, ordina l'ulteriore
arretramento sulla linea: Cima Portule-Bocchetta Portule-M.
Meatta-M. Mosciagh-M. Interrotto-Camporovere- Canove-Punta
Corbin.
22-28 Maggio. Le truppe austro-ungariche si
rovesciano a torrenti verso il Verena e l'Erio, lungo
la Val d'Assa e, dopo la conquista della Bocchetta
Portule, verso la Val di Galmarara e la Val di Nos.
Nel tardo pomeriggio del 28, truppe della 28ª
Divisione occupano Asiago.
29 Maggio. Alle ore 15, senza incontrare resistenza
alcuna, Gallio viene occupato dal nemico, mentre Reparti
Alpini si avviano in salita lungo la Val di Campomulo,
per presidiare le provenienze dalla Val di Nos.
30-31 Maggio - 1 Giugno. I Battaglioni Alpini
Monviso e Val Maira occupano la dorsale Cimon di Fiara-Monte
Baldo-Monte Nos-Monte Longara in collegamento, attraverso
la Selletta del Camul, con il Battaglione Alpini Argentera
disteso fra lo Sbarbatal e il M. Meletta di Gallio.
Vengono violentemente attaccati da truppe del 27 Rgt.
A.U. (11ª Brigata della 6ª Divisione) e
del 73 Rgt. (18ª Brigata della 22ª Divisione)
e solo dopo "combattimento corpo a corpo di una
violenza estrema", si ritirano sulla linea di
difesa M. Spil-M. Fior-quota 1736 (Il Torrione)-M.
Castelgomberto-M. Tondarecar. Viene costituito il
Gruppo Alpini "Foza" al Comando del ten.
Col. Pirio Stringa, collegato alla sua destra con
il 14 Rgt. Bersaglieri sulla linea Costa Alta-M. della
Forcellona-M. Brustolae e alla sua sinistra con la
34ª Divisione sulla linea Meletta Davanti-M.
Xomo-Val Frenzela-Stenfle-M. Sisemol.
2 Giugno. Con improvviso attacco, il 73 reggimento
A.U., occupa M. Xomo, mentre a Fontana Tre Pali i
Battaglioni Alpini Monviso e Morbegno, scesi dalla
Selletta Stringa lungo la Valletta Sbarbental, vengono
a contatto con il 27 Rgt. A.U. dell'11ª Brigata.
3-4 Giugno. Relativa calma ed assestamento
sulle posizioni.
5 Giugno. Attacco austriaco a fondo. Il nemico
vuole ad ogni costo sfondare la linea delle Melette
per scendere, attraverso la Val Frenzela e la Val
Vecchia, finalmente in piano. A questo scopo, alle
ore 11.30 inizia il fuoco d'artiglieria sulle nostre
posizioni di M. Fior e M. Spil e lo protrae fino alle
18 ora in cui muovono all'attacco 3 Battaglioni del
27° Rgt. A.U. e 1 del 2° Regt. Bosniaco- Erzegovese.
I nostri Battaglioni Alpini, rinforzati da reparti
della Brigata Sassari, tengong fermo fino a tarda
sera. Dopo alterne vicende, con attacchi e contrattacchi,
verso le ore 24 i reparti dell'11ª Brigata A.U.,
causa le gravissime perdite subite, debbono desistere
e ritirarsi.
6 Giugno. Sosta nella lotta. La direzione delle
operazioni nella zona Melette-Marcesina, viene assunta
dal Comandante del XX Corpo d'Armata, ten. gen. Montuori.
7 Giugno. Il nemico riprende il bombardamento
anche con pezzi di grossissimo calibro e alle 16 rinnova
gli attacchi contro M. Fior. Gli alpini del Battaglione
Morbegno, unitamente a reparti del Monviso, del Val
Maira e della Brigata Sassari, resistono disperatamente,
infliggendo al nemico perdite gravissime, ma verso
le ore 20.45 la vetta del M. Fior cade in mano agli
Austriaci. Il ten. Col. Stefano Duic, Comandante delle
truppe d'assalto austro-ungariche, nella sua relazione
dopo la battaglia, cavallerescamente scrive: "Valorosi
e tenaci, gli Alpini difesero ogni pietra, ogni pezzo
di trincea, ognuno i molti camerati, finche caddero
nella lotta uomo contro uomo". Con buona pace
di Emilio Lussu il quale, nel suo "Un anno sull'altopiano",
afferma (smentito da tutte le fonti italiane ed austriache)
che il M. Fior venne abbandonato senza combattere!!
8 Giugno. Alle ore 4 del mattino l'11ª
Brigata A.U. riprende l'attacco contro il Castelgomberto,
la Selletta Stringa ed il Torrione di M. Fior. La
lotta si svolge accanitissima fino alle ore 9.30 ora
in cui le nostre truppe sono costrette a ripiegare
dal saliente, rettificando la fronte lungo la corda
M. Spil-M. Miela-M. Tondarecar. Nella medesima mattinata
vengono attaccate anche le nostre posizioni del Sisemol
e dello Stenfle. L'attacco e di breve durata ed il
nemico superiore di numero e di mezzi, occupa, verso
le ore 13, le due posizioni ma viene fermato sulla
linea che da M. Valbella, attraverso le Portecche,
giunge fino alla contrada Xaibena.
16 Giugno. Ha inizio la controffensiva italiana
che deve svolgersi, con inizio appunto al 16, verso
il Costone delle Portule e dal settore Pasubio-Vallarsa
verso il Col Santo con inizio al 26. Pertanto, il
giorno 16 attacca solamente l'ala destra e prima che
l'ala sinistra entri in azione, viene effettuato dall'avversario,
nella notte sul 25, il ripiegamento generale sulla
linea arretrata e già predisposta Val d'Assa-M.
Rasta-M. Interrotto-M. Zebio-M. Forno-M. Chiesa-M.
Campigoletti-M. Ortigara. A seguito di questo ripiegamento,
le nostre truppe riconquistano il Sisemol e lo Stenfle,
Gallio, Le Melette, il Longara e tutte le posizioni
prima perdute, fino a contatto della linea sopra indicata.
E contro questa linea, inutilmente si rinnoveranno
gli attacchi italiani fino al 29 luglio: il nemico
si e fermato e non intende assolutamente andarsene.
Autunno ed inverno. Nulla di notevole accade
fra le forze contrapposte. Da parte italiana si prepara
l'offensiva per riprendere il Costone delle Portule
(Operazione K) ma precoci ed abbondantissime nevicate
ne impediscono l'attuazione. Se ne riparlerà
in primavera. Conseguente blocco delle operazioni,
con il fronte ridotto, da una parte e dall'altra,
ad una enorme città fantastica con una rete,
fittissima di cunicoli sotto la neve, illuminati dalla
luce artificiale.
1917
Primavera. Preparazione accurata e formidabile
della operazione contro il Costone delle Portule che,
nel frattempo, ha assunto il nuovo nome convenzionale
di Ipotesi difensiva uno.
10-29 Giugno. Battaglia dell'Ortigara tesa
a staccare gli Austriaci dal ciglio settentrionale
dell'Altopiano e a riconquistare il Costone delle
Portule per cresta con aggiramento da tergo delle
formidabili posizioni dei Campigoletti e di M. Chiesa.
Azioni concorrenti sono quelle contro M. Rasta-Mosciagh-Zebio
e contro M. Forno. Ci fronteggiano: in zona Ortigara-Forno
la ferrea 6ª Divisione di Graz, comandata dal
Ten. Gen. Artur Edler von Mecenseffy ed in zona Mosciagh-Zebio
la 22ª Divisione Schutzen, comandata dal Ten.
Gen. Rudolf Muller. Nessun risultato ottengono le
azioni concorrenti, mentre sull' Ortigara gli Alpini
della 52ª Divisione riescono, nel primo giorno
dell'offensiva, a conquistare le quote 2003 e 2101.
Il giorno 15 fallito contrattacco austriaco. Il giorno
19, conquista della quota 2105, vetta dell' Ortigara,
da parte degli Alpini della 52' Divisione, dei fanti
delle Brigate Regina e Piemonte e dei Bersaglieri
del 9 Reggimento. Mancata avanzata delle truppe verso
gli obbiettivi al di la dell' Ortigara e conseguente,
tragica situazione per le truppe ammassate sulla piattaforma
sommitale.
25 Giugno. Ore 2.30, contrattacco austro-ungarico
e riconquista dell' Ortigara. La Montagna viene inutilmente
difesa fino alla notte sul 29 Giugno, quando, finalmente,
viene dato l'ordine di ritirata sulle posizioni occupate
anteriormente all'offensiva.
Estate e autunno relativamente tranquilli con
lieve aggiustamento della nostra fronte. Il 6 Ottobre,
colpito da scheggia di granata sulla Kaiserkarlstrasse
all'altezza della selletta che oggi porta il suo nome,
muore, mentre rientra da un'ispezione alle proprie
posizioni, il ten. Gen. Artur Edler von Mecenseffy,
Comandante della 6ª Divisione di Fanteria A.U.
che tanta parte aveva ed avrebbe avuto nei combattimenti
sulla fronte dell'Altopiano.
24 Ottobre. Scocca l'ora tragica di Caporetto!
La XIV Armata Austro-Tedesca, al Comando del gen.
Otto von Below, sfonda la linea italiana nell'alto
Isonzo, ne travoIge le difese e come un torrente impetuoso
si riversa sul Friuli e sul Veneto, fermando il proprio
impeto soltanto al Grappa e al Piave. A seguito di
tali avvenimenti, anche sull'Altipiano si verifica
la necessita di rettificare la fronte del XX Corpo
d'Armata onde consentirne l'allineamento con la IV
Armata del Grappa. Debbono cosi essere abbandonate
le munitissime nostre posizioni della Caldiera, del
Lozze, di Cima delle Saette fino al M. Nos. Tale movimento
retrogrado, viene ultimato il 9 Novembre, in mezzo
ad una tormenta di neve.
9 Novembre - 5 Dicembre. Il gen. Conrad von
Hotzendorf "in vista del grande successo che
si sta maturando sull' Isonzo", intende puntare
contro le alture ad ovest di Valstagna, per cercare
di precluderci la Valbrenta e procedere quindi su
Bassano. A questo disegno ambizioso, noi opponiamo
una linea assai robusta, avente come perno il bastione
delle Melette con il fianco sinistro in Val dei Ronchi-Costone
di Costalta-Montagna Nuova-M. Spil-M. Fior-M. Castelgomberto;
il lato di fronte dal Castelgomberto al Tondarecar;
il lato destro (appena abbozzato) fra il Tondarecar
e il Badenecche. L' avanspalto di questo bastione
corre da M. Xomo-Costone Meletta di Gallio-Giare Rosse-Casara
Meletta Davanti fin presso Meletta di Mezzo (Ristecco)
da dove piega ad angolo retto alla testata della Val
Miela per ricongiungersi alla linea principale sul
Castelgomberto. Il M. Meletta di Gallio (Meletta di
dietro) ha solamente funzione di posto avanzato. Già
nel pomeriggio del 9, si notano grosse pattuglie nemiche
in numero sempre crescente che raggiungono il Bosco
di Gallio e le vallette Ghelpac e Pakstal. Nella notte
sul 10 si pronuncia improvviso l'attacco contro le
nostre posizioni di Gallio e del Ferragh da parte
dei Kaiserjager del 1 Reggimento, appartenenti alla
1ª Brigata al Comando del col. brig. Otto Ellison
von Nidlef., eroe del Basson e del Pasubio. L'attacco
travolge le nostre truppe ma verso le 6, avanza su
Gallio il Battaglione complementare del 5 Bersaglieri
il quale, unitamente al XVI Reparto d'assalto, ricaccia
il nemico. "A mezzogiorno, meta dell'abitato
e ripreso e al cader del giorno, gli Austriaci, snidati
di casa in casa, abbandonano anche la chiesa ove si
erano afforzati e sgombrano la posizione, lasciando
in nostre mani buon numero di prigionieri". Contemporaneamente
viene ripreso anche il Ferragh da due Battaglioni
della Brigata Pisa. Nei giorni 11 e 12, pero, dopo
massicci bombardamenti di artiglieria e ripetuti,
accaniti assalti da parte dei Kaiserjager, le nostre
truppe, malgrado una strenua resistenza debbono ritirarsi
da Gallio, da Casara Spil, da Casara Tanzer, da M.
Longara, attestandosi sulla linea di difesa ad oltranza
M. Sisemol-Stenfle-M. Xomo. Riprendono gli Austriaci
l'offensiva nei giorni 13 e 14, contro tutta la linea
che va dal Sisemol alle Melette, senza, ottenere risultati
apprezzabili. Il 15 perdiamo la posizione di Meletta
Davanti con conseguente inflessione della linea per
la Val Miela verso M. Fior ed il giorno 16 gli Austriaci
attaccano disperatamente, senza successo, il M. Xomo
e l'acrocoro Castelgomberto-Fior. Attacchi contro
la Val Miela e M. Xomo, vengono rinnovati, con innegabile
pertinacia, anche il giorno 17. Nei giorni 18-19-20
e 21 le operazioni sono sospese. Ma il giorno 22 alla
presenza dell'Imperatore Carlo che osserva le operazioni
dalla Costa Brustola di M. Fiara, gli Austriaci tentano
in tutti i modi di rompere la resistenza italiana,
ma invano. Le perdite degli attaccanti sono elevatissime.
Difatti, alle 11 di sera di quel 22 Novembre "dal
treno reale che, nel viaggio da Trento a Toblacco,
si trovava in Pusteria, giunge l'ordine del Comando
Supremo che le ulteriori operazioni sull'Altopiano,
fissate per il 24 Novembre, debbono essere provvisoriamente
sospese". Ciò nonostante, per impulso,
forse, di comandi in sottordine, anche il 23 hanno
luogo tentativi nemici nel settore Meletta Davanti-M.
Fior-Castelgomberto. In quel giorno, alla Selletta
Stringa, fra il M. Fior e il Castelgomberto, cade
in prima linea, fra i suoi soldati, il Gen. Euclide
Turba, comandante della Brigata Perugia. La lotta,
per il momento si spegne e solo le artiglierie tuonano,
avendo il Conrad ordinato che le Melette fossero tenute
"sotto ininterrotto, violentissimo fuoco",
in attesa di poter riprendere le operazioni con la
fanteria. Il mattino del 4 dicembre, 500 bocche da
fuoco, fra cui 6 mortai da 305 mm., rovesciano sulle
nostre posizioni delle Melette, una valanga di ferro,
di fuoco e di gas tossici. Alle 10 le fanterie austriache
muovono all'attacco su tutta la linea, da M. Xomo
al M. Badenecche. Respinto l'attacco nella parte occidentale
della nostra linea, le truppe del Gruppo Kletter irrompono
dalla selletta di quota 1441, fra il Tondarecar e
il Badenecche (ora la Selletta e intitolata al Maggiore
Giuseppe Baratono, Comandante del Btg. Alpini Val
Dora, ivi caduto il 16.11.17) e si dirigono verso
il Tondarecar e il Badenecche occupandoli, mentre
reparti del 3 Regg. Kaiserschutzen e del 14 Regg.
di Fanteria "Hessen" si arrampicano lungo
le scoscese vallecole orientali di M. Miela, minacciando
di rovescio l'occupazione del nodo M. Fior-M. Castelgomberto.
Versa le 15, le medesime truppe assaltano e conquistano
da tergo M. Fior e M. Spil. Resistono ancora gli Alpini
del Castelgomberto e soltanto nel pomeriggio del giorno
5, esauriti viveri e munizioni, debbono arrendersi.
Al Maggiore Boffa, Comandante del Battaglione Alpini
Marmolada, ultimo a cedere, l'Imperatore Carlo concederà,
quale titolo di onore, di portare la sciabola in prigionia.
Con la caduta delle Melette e segnata anche la sorte
del M. Xomo, sorte indissolubilmente legata a quella
delle Melette di Gallio. Difende lo Xomo, la leggendaria
Brigata Liguria e contro di essa si abbatte l'intera
52ª Divisione A.U. Ma soltanto "dopo difficili
e violenti combattimenti si riesce ad impossessarsi
di questo Monte". Il 6 mattina, ha inizio contro
il Sisemol e lo Stenfle, un massiccio bombardamento
che si protrae per l'intera giornata. Attaccati dalla
21ª Divisione Schutzen e da un battaglione di
Kaiserschutzen, i Bersaglieri della IV Brigata, dopo
aver sostenuto per varie ore una mischia furibonda,
sono costretti a cedere e ad arretrare sulla linea
Cima Ekar-M. Valbella-Col del Rosso-Xaibena-Ciglione
destro di Val Frenzela.
Battaglia di Natale. La stanchezza delle truppe,
la necessità di spostare in avanti le artiglierie
e di rifornirsi di munizioni nonché la mancata
assegnazione delle Divisioni richieste, consiglia
il gen. Conrad a desistere da attacchi immediati.
Egli ritiene che l'11ª Armata sia pronta a riprendere
la lotta non prima del 23 dicembre. L'attacco, infatti,
si rivela già la sera del 22 con un bombardamento
formidabile che aumenterà sempre più
di violenza verso il mattino del 23. Alle ore 9.30
scattano le fanterie che, allettate dalla promessa
di celebrare il Natale a Bassano, s'avventano con
furia contro le nostre linee, conquistano rapidamente
il Col del Rosso ed il M. Valbella. Per ristabilire
la situazione, alle ore 2 del 24 la 2ª Divisione
di Fanteria italiana, effettua un contrattacco in
forze che non sorte esito alcuno. La sera del 24 la
situazione e gravissima e all'alba del giorno di Natale
le nostre truppe ritornano all'assalto, ma inutilmente:
non solo non riescono a riconquistare il terreno perduto
ma il nemico, sostenuto sempre dalla sua possente
artiglieria, irrompe alla destra del nostro schieramento
occupando il Col d'Echele e Case Caporai. A sera,
le nostre truppe sono costrette a ripiegare sulla
linea Col dei Nosellari, Cima Cischietto-M. Melago-Busa
del Termine-Ridotto di Costalunga. Ma anche le truppe
austro-ungariche sono esauste e la loro offensiva
si ferma proprio ad un passo dalla pianura.
1918
28-29-30 Gennaio: 1ª Battaglia dei "Tre
Monti". "Operazione pur non essendo vasta
est di somma importanza per ovvie ragioni morali.
Di qui, dove si e affermata insuperabile barriera
all'invasore, deve partire il germe della riscossa".
E questa una parte del messaggio inviato dal gen.
Zoppi, comandante delle Truppe Altipiani, ai Comandi
del XXII Corpo d'Armata e della 33ª Divisione,
il 27 Gennaio. L'operazione, infatti, non e di grande
respiro, sviluppandosi su di una fronte di appena
3 Km.: si tratta, in definitiva di riconquistare il
M. Valbella, il Col del Rosso e il Col d'Echele, perduti
nella Battaglia di Natale. E ciò per dare maggior
respiro alla nostra sistemazione di difesa ad oltranza
e per rendere più difficile un'eventuale nuova
spinta in avanti del nemico. Il 28 gennaio, dopo un'accurata
preparazione di artiglieria, alle 9.30 muovono all'assalto
le fanterie. Fallisce l'attacco al M. Valbella e,
solo nel pomeriggio, la Brigata Sassari conquista
il Col del Rosso e, in cooperazione con gli Alpini
del Battaglione Tirano, il Col d'Echele. Durante la
notte sul 29 il Valbella viene tenuto sotto il fuoco
della nostra artiglieria ed attaccato nuovamente alle
ore 8.30. Malgrado un disperato tentativo di difesa
da parte del nemico, le nostre truppe conquistano
di slancio la posizione ed immediatamente vi si rafforzano.
Il giorno successivo, reparti della Brigata Sassari,
conquistano, con aggiramento da Nord, la selletta
di Case Caporai fra il Col del Rosso e il Col d'Echele.
La battaglia e finita. l' esercito italiano consegue
la prima vittoria dopo la rotta di Caporetto. Nulla
di notevole succede sull'Altopiano nei rimanenti mesi
invernali e in quelli primaverili.
15 giugno - Battaglia del solstizio. Ha inizio
la grande offensiva Austriaca dall'Astico al mare.
E l'ultimo, disperato sforzo della morente Monarchia
Asburgica per sconfiggere in modo definitivo l'Italia.
Iniziali e limitati successi sull'altopiano, nei settori
tenuti dal XIV Corpo Britannico e dal XII Corpo Francese,
vengono annullati da contrattacchi. Nel settore del
XXII Corpo d'Armata Italiano, invece, l'avversario
conquista le posizioni di prima linea del M. Valbella,
del Col del Rosso e del Col d'Echele, da noi occupate
in gennaio; le mantiene, spingendosi anche sino al
Costalunga, pilastro occidentale della seconda linea,
ma non riesce, malgrado ogni sforzo, a proseguire
oltre. Il 16 giugno gli Austriaci conquistano anche
il ridotto di Pizzo Razea che viene, pero, riconquistato
il giorno successivo. Il 19, anche la posizione del
Costalunga viene riconquistata, restituendo, cosi,
piena integrità alla nostra seconda linea.
29-30 giugno - 2ª battaglia dei "Tre
Monti". La riconquista della linea Monte
Valbella-Col del Rosso-Col d'Echele (le sole posizioni
che, occupate dal nemico il giorno 15 sono rimaste
in suo possesso) risponde ad esigenze di indole morale
e militare. Si deve assolutamente riprenderle. Il
29 alle ore 5.30, dopo violenta azione di artiglieria
le nostre truppe escono dai ripari e scattano verso
gli obbiettivi. Dopo nemmeno un'ora, il Valbella e
conquistato da re- parti della Brigata Regina, mentre
il Col del Rosso e il Col d'Echele non possono venire
raggiunti nemmeno nel pomeriggio, stante la valorosa
ed accanita resistenza opposta dalla Divisione A.U.
"Edelweiss". All'alba del 30 ha nuovamente
inizio il bombardamento del Col del Rosso e del Col
d'Echele e, alle 10, reparti della Brigata Teramo,
della Brigata Lecce e del 3° Reggimento Bersaglieri,
raggiungono e sorpassano il Col del Rosso. Il Col
d'Echele viene definitivamente conquistato solo nel
pomeriggio. Furiosi contrattacchi nemici non sortono
effetto alcuno per cui il Comando A.U., viste le eccezionali
perdite, abbandona ogni idea di continuare la lotta.
Con la riconquista delle posizioni di Valbella, Col
del Rosso e Col d'Echele si conclude definitivamente
l'operazione iniziata dagli Austriaci il 15 giugno,
con il proposito di raggiungere, in un solo balzo,
la pianura vicentina.
24 Ottobre. Ad un anno esatto dalla sconfitta
di Caporetto, l' Esercito Italiano inizia l'offensiva
che, partendo dal Grappa e dal Piave, deve decidere
le sorti della guerra. Sull'Altipiano la 6ª Armata
da, inizio a piccoli attacchi che aumentano di vigore
nei giorni successivi, tanto che il 31 tutte le divisioni
dell'11ª Armata A.U. sono costrette ad iniziare
il ripiegamento per non restare bloccate sui nostri
monti dall'avanzata delle truppe italiane. E ritorna
libero Gallio, un mare di macerie sovrastate soltanto
dalla seicentesca facciata della chiesa, scheletrica
in alto sul colle Lechele; ritorna libera Asiago,
"piccola città, dolente di frontiera",
con il monumento della Beata Giovanna Maria Bonomo
che, miracolosamente incolume in mezzo a tanto sfacelo,
sembra invitare alla speranza. E con Asiago, ritorna
libero tutto l'Altopiano. Non sarà inutile,
a conclusione di questa breve sintesi storica, riportare
per le giovani generazioni ed anche per gli immemori,
il testo del Bollettino del Comando Supremo in data
4 Novembre 1918: "La guerra contro l'Austria-Ungheria
che sotto l'alta guida di S.M il Re-Duce Supremo-l'Esercito
Italiano, inferiore per numero e per mezzi inizia
il 24 Maggio 1915 e, con fede incrollabile e tenace
valore, condusse ininterrotta ed asprissima per 41
mesi, e vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata
il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano
parte 51 Divisioni Italiane, 3 Britanniche, 2 Francesi,
una cecoslovacca ed un Reggimento Americano, contro
73 Divisioni Austro-Ungariche, e finita. La fulminea,
arditissima avanzata del 29 Corpo di Armata su Trento,
sbarrando le vie della ritirata alle Armate nemiche
del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della
VII Armata e ad oriente da quelle della I-VI e IV,
ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte
avversaria. Dal Brenta al Torre, l'irresistibile slancio
della XII, dell'VIII, della X Armata e delle Divisioni
di Cavalleria, ricaccia sempre più indietro
il nemico fuggente. Nella pianura S.A.R. il Duca d'Aosta,
avanza rapidamente alla testa della sua invitta III
Armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa
già vittoriosamente conquistate che mai aveva
perduto. L'Esercito Austro-Ungarico e annientato:
esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza
dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantità
ingentissime di materiali d'ogni sorta e pressoché
per intero i suoi magazzini e depositi. Ha lasciato
finora nelle, nostre mani circa 300.000 prigionieri
con interi Stati Maggiori e non meno di 5000 cannoni.
I resti di quello che fu uno dei più potenti
eserciti del mondo, risalgono, in disordine e senza
speranza, le valli che avevano disceso con orgogliosa
sicurezza".
F.to DIAZ
E
tornarono i Galliesi nella loro terra devastata e
sconvolta, vi tornarono per ricostruire il proprio
paese più bello e più ridente di prima,
vi tornarono per riaffermare l'amore e l'attaccamento
alla terra natia, dote peculiare e stupenda della
gente della montagna.
Bepi Boccardo
Cartografia
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