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CHRONICON DI GALLIO
(Dal 18 maggio 1916 in poi - Descrizione della fuga spaventosa)
Tratto dal Volume "Gallio 1915-18 - Dramma di un paese"
a cura dell'Amministrazione Comunale di Gallio - 1986


Il 24 maggio 1915 scoppiava la guerra Italo-Austriaca e così anche l'Italia veniva avvolta nella terribile conflagrazione europea. Dopo più di un anno, dacché l'Altopiano teneasi sicuro dall'invasione del nemico, ebbe la grande sorpresa di vedersi occupate le cime inespugnabili che gli fanno corona dagli Austriaci i quali il 15 maggio 1916 bombardarono la cittadina di Asiago, producendo incendi e rovina. La popolazione terrorizzata si rifugio nei boschi o cerco scampo fuggendo forsennata al piano e nei paesi vicini; trascinando seco i vecchi cadenti e bambini e ammalati. Non pochi si rifugiarono in questa Parrocchia, tenendosi sicuri dal tiro del cannone, sperando che la forza brutale di devastazione del nemico fosse passeggiera prece arginata dai nostri, ma purtroppo così non fu; con grande spavento anche Gallio non venne risparmiato e piombarono i primi proiettili di grosso calibro (381) la sera del 18 maggio verso le 6 e 3/4 pomeridiane. Impossibile descrivere lo spavento e il terrore. Esterefatti dal dolore, come un gregge disperso per lo scoppio di un fulmine, tutti cercano gridando salvezza, correndo qua e la all'impazzata. Le madri vanno in cerca dei figli, i bambini piangono disperatamente, gli ammalati e gli impotenti a camminare invocano aiuto.
Tutti abbandonano le proprie case e cercano scampo chi su per la valle delle garberie, chi per i boschi, chi per Campomulo, chi va ad accovacciarsi giù per la valle dei Ronchi. E un momento terrorizzante, e una scena indescrivibile. In 3/4 d'ora caddero quattro proiettili, mentre l'aeroplano nemico girava sopra il paese, facendo ai suoi continue segnalazioni. Il primo proiettile scoppio a cento metri distante dalla chiesa, sulla strada che conduce ad Asiago, vicino alla cabina della luce elettrica: alla formidabile detonazione si infransero tutti i vetri della chiesa e delle case. Il secondo, dopo dieci minuti, cadde davanti la caserma dei militari in via Campo, sorvolando di poco il centro del paese. Il terzo si infranse sopra il sasso della covola per la via che conduce in val dei Ronchi gettando i sassi e le scheggie di granata sino alle ultime case della contrada, e propri sotto quel sasso dove vi e una caverna vi stavano accovacciate moltissime persone che si videro cadere i sassi proprio davanti e coprire di terra e di fumo. La quarta granata andò a finire in valle sotto la covola. Con tanta gente e con tanta confusione, vi poteva rimanere un cumulo di morti e di rovine; invece niente si ebbe a deplorare, nessuna vittima, anzi nessuna ferita neppure lieve. Fu un vero miracolo della Madonna di Lourdes esposta in mezzo alla chiesa, verso la quale tutti avevano speciale devozione.
Finito il bombardamento, sul calar della notte, la gente ritorno alle proprie case non piu per rimanervi, ma per prendere in fretta qualche cosa e poi andarsene; molti non vi tornarono più e come sono fuggiti allo scoppio del primo proiettile, così fuggirono e vennero senza niente inpianura camminando tutta notte.
Proprio a mezzanotte di quella stessa sera, il Vicario Parrocchiale Caron Don Francesco, dopo di aver messo in salvo alcuni oggetti piu preziosi, alcuni registri parrocchiali piu recenti e necessari, raccolto in chiesa un gruppetto di persone, che ancora non si erano decise di abbandonare il paese (le Suore, la famiglia Girardi Lorenzo, la famiglia dell'Arciprete internato e diversi altri), estrasse la Sacra Pisside ed esortati i fedeli con opportune parole a sperare nella Provvidenza, diede loro la benedizione e quindi a singhiozzi e pianti, recitando il Santo Rosario si intraprese il doloroso viaggio dell'amaro esilio, che si sperava breve, ma invece... ahi! quanto lungo ed aspro...
Uscendo dal paese e dirigendosi per la val dei Ronchi verso il Buso il Vicario diede un'ultima benedizione col Santissimo all'abitato, invocando sopra tutti la Divina benedizione. Da tutti con le lagrime agli occhi e l'angoscia nel cuore, si guardava alla propria casa, alla amata chiesa, alla nuova e dolcissima immagine dell'Immacolata di Lourdes che si doveva abbandonare la, nel suo trono in mezzo alla chiesa, circondata di ceri e fiori, testimonio vivissimo di profondo affetto del paese, che se l'aveva procurata da pochi giorni, con lo scopo di riprodurre la Grotta di Lourdes. Il cielo era sereno, silenziosa natura d'intorno, non si sentiva che il calpestio e dei prolungati sospiri della mesta comitiva, da lungi qualche passo frettoloso, mentre la luna dall'alto del firmamento mestamente l'accompagnava attraverso i boschi e lungo la valle.
Alle due si arrivo all'Oratorio della Madonna del Caravaggio al Buso; ivi il Vicario, deposto il SS. Sacramento sull'Altare rivolse commoventi parole ai presenti che piangevano dirottamente; celebro la Santa messa, quindi dato l'addio a tutti, li benedisse col Santissimo. Il Vicario si fermo al Buso fino al giorno 26 maggio a custodia del S. Tabernacolo, ad assistere al passaggio della povera gente, per salutarla, per incoraggiarla, animarla.
Si porto ancora due volte in Parrocchia ormai deserta, in cerca del coraggioso e zelantissimo cappellano Don Antonio Costa, il quale correva da una contrada all'altra per visitare, aiutare, consolare i pochi che non volevano decidersi a partire e lasciare i loro luoghi cari. Il giorno 21 dall'alto della contrada Perch, assistette all'incendio e distruzione di Asiago, ormai investita in gran parte da fiamme spaventose. Il SS. Sacramento, essendosi l'Oratorio riempito di soldati, fu trasportato nella Curazia di Stoccaredo e dopo due giorni fu portato e lasciato a Valstagna dal Curato Don Giuseppe Bonato.
Giù per la valle di Valstagna, non passo mai, a memoria d'uomo, nessun carro, e in quei giorni 25 e 26 i carri stracarichi strascinati da cavalli e da forza di uomini, giunti al Buso, non avendo più tempo di scaricare e trasportare la roba a spalle, perché il nemico era ormai vicino, continuavano così carichi fino a Valstagna giù per la strada mulattiera piena di difficoltà e di pericoli, per la quale c'era un via vai, una continua processione di profughi e di soldati. In tanta confusione e fra tanti pericoli non successe nessuna disgrazia, nessun accidente.
La disgraziata popolazione profuga dispersa qua e la per le strade, sotto il sole cocente ed esposta a tutti i disagi e le intemperie, finalmente per disposizione Prefettizia, si raccolse in gran parte in Albettone, ameno paesello sito lungo la riviera dei Colli Berici poco distante da Noventa Vicentina. Quivi si accomodarono alla meno peggio; chi nei granai, chi nei fienili e chi nelle stalle.
Non si possono ridire i patimenti i disagi, le sofferenze sopportate con grande rassegnazione cristiana e nel lungo e doloroso esodo e nella nuova residenza, da quella povera e sventurata gente avezza alla vita quieta e alla mite temperatura dei monti.
Molti non potendo più resistere all'eccessivo caldo della campagna, scongiurato il pericolo dell'offensiva austriaca, lasciarono più tardi Albettone e si ritirarono verso i monti, nei dintorni di Fara Vicentina, di Marostica e di Bassano: si dispersero in cento e più paesi, aspettando con grande ansia il momento di poter rimpatriare. Causa le sofferenze patite numerosi morirono, specialmente bambini, come ne fa fede il presente registro morti.


Gallio in Albettone li 31 dicembre 1916


Caron Don Francesco
Vicario Parrocchiale di Gallio


N.B.
1) Il paese di Gallio sino al 29 giugno 1916 restò intatto. Incominciò ad essere bombardato, incendiato, distrutto in quel giorno, quando il nemico si ritirò, e incominciò la contro offensiva italiana. Il campanile fu il primo abbattuto sino alle fondamenta. Della chiesa non rimase che un cumulo di macerie e di rovine.
2) Nel momento dello sgombero furono salvati alcuni vasi sacri i più preziosi e spediti in Curia Vescovile di Padova, alcuni registri parrocchiali i più importanti e trasportati in Albettone. Più tardi, quando il nemico fu respinto sulle alte montagne e il paese fu un pò più libero dal tiro degli Austriaci, il Commissario Civile Tenente Fracassi recupero altri oggetti sacri (25 pianete, 2 piviali, candelieri in sorta 60, 8 statue, alcuni altri vasi sacri, parapetto altare, apparato-tronco-braciali ed altri oggetti vari. Vedi elenco) furono spediti e custoditi nella casa canonica in Albettone. Però questi oggetti giunsero mal messi ed incompleti.
Archivio Parrocchiale di Gallio.

 

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